oggi è l'otto dicembre duemiladiciotto.
Sono le 3:17 di mattina, anche se il sole non è ancora sorto, la luna che impone il suo dominio sul cielo perfettamente stellato, pieno di costellazioni incantevoli.
'mi chiedo quale stella sia John Lennon, dove devo guardare per trovare consolazione in un giorno così triste' dice Paul. Ringo lo ascolta senza rispondere. Lui pensa a George e si sente male perché non prova un dolore eguale per quei due. Vuole vomitare.
chissà che cosa stava facendo, in questo momento, trentotto anni fa. Forse stava dormendo, sognando i famosi campi di fragole della vecchia Liverpool. Oppure faceva l'amore con Yoko, accarezzandole dolcemente le curve letue del corpo prematuramente decadente, passando le dita tra i suoi capelli lunghi e scuri come il carbone che sostava nel camino, in attesa di essere bruciato, mangiato dal fuoco vivo e insaziabile. Forse pensava a Paul, angosciato da ricordi sbiaditi dalla pioggia che cadeva a fiotti durante i loro concerti. Forse ideava una canzone mai scritta, che parlava di quanto il mondo fosse puro, stupendo senza ornamenti sfarzosi e privi di senso, e quindi di quanto fossero vani e inconcludenti i nostri tentativi di essere belli riempiendoci di cose che non ci servono.
E chissà cosa faceva Chapman.
Forse puliva la sua pistola, una calibro 38 nuova di zecca, ripensando caldamente al giovane Holden, aspettando il momento giusto, il frammento di secondo in cui il sonno avrebbe sovrastato l'ansia impalpabile che gravava sulla sua testa dai capelli untuosi, aumentando il peso già fuori norma. Forse guardava sua moglie mentre quella stirava davanti alla televisione accesa su un programma allegro, il camino che emanava calore accanto alla poltrona dove stava seduto mentre fumava una sigaretta, un vecchio vinile dei Beatles abbandonato nella cesta dei giornali sportivi, il giradischi rotto, privo della tipica puntina rossa. Forse piangeva, steso solo su un letto matrimoniale, gli occhiali sul comodino e il giornale buttato a terra, la valigia chiusa e appoggiata alla porta socchiusa di un motel squallido, lacrime ialine su volti arrossati. Pensando, ripetendo fino alla nausea, fino allo scoppio del motore del cuore, fino a sentire male agli occhi e alla punta delle orecchie, una sola frase, e nulla più:
'ucciderò john lennon.'
chissà cosa stava facendo Paul.
Forse stava dormendo, anche lui, abbracciando Linda e non un cuscino, sognando una Penny Lane colorata, vetrine di barbieri stile anni '60, ricordandosi della sua infanzia impeccabile e della sua adolescenza bruciata. Forse stava pensando a John, mentre si grattava la nuca e aveva le sopracciglia corrugate, il naso un po' arricciato e gli occhi grandi con le ciglia lunghe leggermente coperti dalle rughe che già cominciavano a spuntare sul suo volto sorridente, ma costantemente privo di qualcosa. privo di qualcuno. Oppure respirava. Respirava, essendo vivo, avendo goduto la vita a pieno, dando per scontato l'aprire gli occhi dopo ogni battito di ciglia, dopo ogni batticuore. Ignorando senza curarsene.
Nel millenovecentottanta le persone sulla terra era quattro miliardi e mezzo.
su quattro miliardi e mezzo di persone, una sola era certa, al cento per cento, che John Winston Lennon non avrebbe aperto gli occhi, dopo il suo ultimo battito di ciglia, la mattina del nove dicembre millenovecentottanta.
'Sono le 6:05, Ringo. Chissà cosa direbbe se ci vedesse adesso. A guardare un'alba come due vecchi rincoglioniti. Scommetto che direbbe proprio questo, poi ci metterebbe un braccio sulle spalle. No, Ringo, non farlo tu. Non è la stessa cosa.'
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Beatles (One shots)
Historia Cortauna raccolta di one shots sui Beatles, gli uomini più fantastici che il mondo abbia mai conosciuto. (Perché io le so scrivere le descrizioni, vero?)