"Bilancia e curiosità."

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Ero riuscita a prendere sonno molto facilmente, la prima notte nella torre degli Avengers.
Di solito mi svegliavo durante la notte, a causa del caldo che emanava il mio corpo o per un semplice brutto sogno. Quella notte non era successo. Forse era la stanchezza o il materasso molto comodo.

"Buongiorno Nora. Sono le otto del mattino e oggi è prevista una giornata soleggiata. Perfetta per fare una bella passeggiata a New York" disse una voce elettronica, regalandomi un sveglio traumatico.

"Chi parla?" domandai mettendomi le mani sul viso, massaggiandolo, "Mi chiamo Jarvis e sono il maggiordomo di voi Avengers. Spero di non averla spaventata, signorina Nora" mi rispose.
Certo, ora ricordo, era la voce elettronica che mi aveva identificato all'ingresso della torre.
"Tranquillo Jarvis, mi abituerò" dissi alzandomi e stiracchiando i muscoli, camminando poi verso il bagno per farmi una doccia calda.

"Che genere di musica preferisce, signorina Nora?" domandò ancora la voce senza volto di Jarvis, facendomi sussultare di nuovo sotto l'acqua che scorreva.
Abituati Nora, pensai.
"Metti pure quello che vuoi Jarvis e per favore, chiamami solo Nora" dissi mentre massaggiavo i capelli con lo shampoo.
"Va bene Nora, spero ti piaccia la musica jazz" rispose. Il volume della musica era basso ma udibile alle orecchie, non era per niente fastidioso.
Dopo essermi asciugata e vestita e aver dato un orario per la mia sveglia a Jarvis, mi recai in cucina con Klaus per fare colazione.

Con grande sorpresa trovai il biondo a bere del caffè sul bancone, ammirando il sole sorgere sui grattacieli della Grande Mela.
"Buongiorno" dissi timidamente. I suoi occhi mi scrutarono e poi sorrise, "Buongiorno Nora, dormito bene?" chiese in modo gentile "Meravigliosamente..." "Che scortese! Non mi sono presentato ieri. Mi chiamo Steve Rogers." disse per poi stringermi la mano. Che galantuomo!
"Cosa mangi per colazione?" domandò riponendo dei pancakes, ancora caldi, su un piatto e versandoci sopra una goccia di sciroppo d'acero.
"Io non faccio colazione la mattina, bevo solo del caffè" risposi, guardando dall'alto il mio corpo magro.
Sentivo il suo sguardo bruciarmi addosso, come se stesse memorizzando ogni minimo particolare.
"Spero non ti dispiaccia se ho invitato un nostro amico, per farti fare delle visite." disse iniziando a tagliare la sua colazione, mentre io cercavo i croccantini per Klaus dentro una mensola sotto il lavabo.
"Visite?" domandai e potevo sentire formarsi un nodo in gola, al pensiero di dover aver a che fare con un dottore.
"Le facciamo anche noi. Servono per tenere sotto controllo la nostra salute e il nostro corpo. Nulla di cui preoccuparsi." rispose gentilmente, accennando un piccolo sorriso di cortesia.
Era da tanto che non mi facevo controllare, ma ne avevo il terrore.

Steve mi fece fare il tour della torre e di ogni suo spazio.
Dalla piscina alla sala relax, dal cinema privato alla piccola palestra, dalla biblioteca ai laboratori proibiti di Tony. Era il sogno di ogni essere umano. Avevamo tutto ciò che volevamo e di cui avevamo bisogno.

"Capitano Rogers!" lo chiamò qualcuno mentre io accarezzavo Klaus, sempre più tranquillo in vista di sconosciuti.
"Dottor Banner, la stavamo aspettando" rispose Steve attirando la mia completa attenzione.
Il dottore sorrise per poi stringere la mano al Capitano e poi presentandosi a me.
"Ti lasco in ottime mani, Nora" mi salutò Steve andandosene, e stranamente, seguito da Klaus.
"Non avere paura di me Nora, almeno non in veste di dottore" disse sorridendomi. Ricambiai il sorriso e lo seguii in una stanza che ricordava molto uno studio medico.

Speravo con tutto il cuore che, dopo aver misurato la pressione ed i battiti cardiaci, la visita finisse lì.
"Sali pure sulla bilancia" mi incoraggiò.
Guardai lo strumento che odiavo, per i numeri che mi mostrava ogni volta che la utilizzavo.
Non potevo rifiutarmi! Non potevo farlo vincere un'altra volta. Allora presi coraggio e ci salì, chiudendo gli occhi terrorizzata. Ma il silenzio parlava da sé.
"Credo che abbiamo finito per ora" disse con un tono leggero, come se ci fosse un bicchiere di vetro in procinto di rompersi a causa dell'imbarazzo.
Una volta scesa ci accomodammo sulle sedie l'uno davanti all'altro, divisi dalla scrivania in legno.
"Nora, sei troppo magra. Credo sia il caso di consultare uno specialista e di iniziare un allenamento leggero con Natasha. In questo stato non me la sento di farti allenare da lui" mi disse Bruce, scrivendo qualcosa sul computer.
Guardai afflitta il numero che caratterizzava il mio peso. 45 Kg.
Sentivo gli occhi bruciare e pronti a far scivolare le lacrime, lungo il viso. Ero delusa e schifata da me stessa. Aveva vinto di nuovo!
"Vuoi parlarmene?" mi chiese gentilmente e forse, mi avrebbe fatto bene parlarne con lui.

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