Capitolo 4 ~prima parte~

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Leila era immobile.
Seduta infondo alla stanza dalle bianche pareti... Non si muoveva, e si limitava ad osservare la porta blindata o meglio, la piccola fessura con le sbarre che le faceva vedere l'esterno di quel posto.
Erano passati due giorni da quando era lì. Tuttavia... la ragazza aveva solo ricordi a tratti di essi...
Buio.
Dolore.
Grida.
Sangue.
Grida.
Dolore.
Dolore.
Dolore.
Buio.
In quel posto non c'era molto da fare, e lei a differenza di altri "prigionieri" non portava una camicia di forza... solo delle catene che le impedivano di alzare le braccia oltre al petto. A quanto pare le camicie di forza venivano usate solo con i pazienti più pericolosi.
Sì, "prigionieri" e così che li chiamava visto che per lei quel posto era una prigione.
Oggi Leila non provava dolore, tuttavia si vedeva che c'era qualcosa di sbagliato...
Non si muoveva da più di venti minuti, sembrava come se stesse aspettando qualcosa... O qualcuno...

Improvvisamente un rumore sordo squarciò l'aria. La campanella che segnava l'ora di pranzo...
La catena delle manette si staccò da esse e permise alla ragazza di alzarsi.
In pochi secondi le manette si unirono automaticamente dietro la schiena della ragazza impedendole di muovere le mani per aggredire qualcuno.
La porta della cella si aprì mostrando la figura di un uomo abbastanza robusto.
«Datti una mossa non abbiamo tutto il giorno»
La ragazza non reagì in alcun modo e andò avanti.

La sala pranzo non era molto accogliente. C'erano dei tavoli ma l'intera stanza era circondata da una specie di recinto. Una volta entrati lì le manette si staccavano e i prigionieri potevano muoversi liberamente. Ovviamente tentare di aggredire qualcuno era inutile... Le manette si sarebbero riattaccate e presto le guardie sarebbero entrate.
Ci trattano come se fossimo animali.
Si accomodò da sola su un tavolo con un vassoio che aveva preso in precedenza.
Non aveva fame ma non voleva mettersi nei guai, quindi mandò giù qualche boccone di una strana poltiglia.

Alcuni detenuti parlavano tra di loro ma lei non aveva intenzione di legare con nessuno.
Voleva solo uscire, uscire e raggiungere la foresta per andare dall'unica persona che gli era rimasta.... l'Operatore.

Un ragazzo abbastanza giovane si mise dall'altra parte del tavolo e rimase lì in silenzio ad osservare Leila...
La ragazza sapeva bene chi era. Lo chiamano Duffy, e da quel che aveva sentito, era colui che si trovava in questo manicomio da più tempo. Agli occhi della ragazza lui non era niente. Sembrava gracile e privo di carattere.
«Ti serve qualcosa?» Chiese distaccamente la ragazza.
«No niente solo qualcosa su di te...» chiese lui sorridendo lievemente.
Giusto...visto che sono nuova vuole ampliare le sue conoscenze..
«Non ho nulla in particolare da dirti se non il mio nome, Leila.» rispose fredda la ragazza. Duffy sembrò deluso e rimase zitto per qualche minuto.
Non mi interessa fare amicizia... ma forse lui sa come uscire...
«Dì un po' Duffy...» iniziò la mora facendo alzare lo sguardo al ragazzo.
«Tu sai per caso se c'è qualche uscita?» il ragazzo fece una lieve risata.
Non credo di aver detto qualcosa di divertente...
«Oh andiamo Leila, se ci fosse qualche uscita non sarei qui. Questo posto è immenso...  ci sono almeno 500 guardie e 200 medici. Il sistema di sicurezza è uno dei migliori al mondo, tanto che più di un ospedale sembra una prigione... L'unico modo per scappare forse é far uscire tutti dalle stanze e dare il via a una strage» il ragazzo concluse guardandomi con i suoi occhi neri.
Non sembra ma è molto più intelligente di quel che sembra...
La ragazza si guardò un attimo le mani per poi alzare di nuovo lo sguardo. Si porse in avanti incrociando le braccia sul tavolo e poi parlò.
«Da quanto tempo sei qui?» anche il ragazzo si sporse in avanti.
«Da abbastanza tempo per dire di conoscere ogni singolo individuo qui dentro... anche quelli in isolamento» rispose facendo un sorrisetto.
La ragazza aggrottò le sopracciglia
«In isolamento?»
Duffy assunse un espressione seria.
«Sono i detenuti che non hanno il permesso di entrare nei luoghi comuni e non possono interagire con gli altri perché altrimenti li ucciderebbero...» fece una breve pausa suscitando curiosità nella ragazza.
«I più importanti sono 3. Paul... è un uomo grande e muscoloso, quando l'hanno portato nella sala pranzo è riuscito a spaccare le catene e ha aggredito 3 guardie uccidendone una...» Ogni tanto il ragazzo si fermava e osservava le guardie.
«Poi c'è Skeleton... È un uomo sui trent'anni e si è tatuato la faccia in modo da sembrare uno scheletro. Ha fatto stage di 50 persone prima di venire qui...e quando è arrivato ha fatto il record per il maggior numero di trentativi di fuga che io abbia mai visto...» il ragazzo fece un lieve sorriso..
«E poi c'è il terzo che è il più spaventoso... Non l'ho mai visto di persona poiché è stato mandato subito in isolamento, ma passando accanto alla sua cella sono riuscito a intravedere una maschera blu...»
Leila lo guardó confusa... Cosa c'é di spaventoso in una maschera?
«La cosa più terrificante erano i suoi occhi... dicono che sono completamente assenti e che da essi cola quella sostanza scura che vedrai sulla maschera... se mai lo vedrai...»
La ragazza rimase molto sorpresa e in lei si formò della curiosità verso questa persona
La campanella suonò di nuovo e le manette si unirono di nuovo.
«É stato un piacere parlare con te Leila...»

In poco tempo tutti ritornarono nelle celle e il silenzio calò di nuovo.
Chissà chi è questa creatura...
Un interferenza le fece sbattere le palpebre più volte...
Senza accorgersene iniziò a canticchiare una melodia... non sapeva dove l'aveva imparata, ma essa usciva spontaneamente dalla sua bocca e anche se avesse voluto non sarebbe riuscita a fermarsi.

(Video sopra)

La sua melodia venne bruscamente interrotta da alcune urla e risate accompagnate dalla frase detta al citofono:

Attenzione, pazienti di grado S in libertà...





Salve a tutti spero che la storia vi stia piacendo... ammetto che questo é uno stile molto diverso da quello che uso di solito ma faccio del mio meglio ^^

Vi prego di dirmi nel caso ci sia qualcosa che secondo voi non ha senso e grazie per la lettura

Eyeless Jack «•Hell•»Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora