Capitolo 1 ~seconda parte~

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La pioggia batteva sulle strade e si mischiava con le lacrime di Leila che correva disperatamente via. Cercava di scappare da quello che lei considerava "un inferno". Più volte la sua corsa venne interrotta dalle continue cadute sulle pozze di fango, che imbrattavano i suoi vestiti.
I suoi singhiozzi eccheggiavano nell'aria, ma nella sua testa martellava un unica domanda. Perchè?
Perchè proprio a lei? Perchè doveva vivere in questo inferno? Perchè le cose andavano sempre storte? Perchè non poteva avere una vita normale?
Quando finalmente raggiunse casa sua, non ci pensò due volte a entrare per poi correre al piano di sopra sentendo a malapena la voce di sua madre che tentava di capire perchè sua figlia era già a casa.
La ragazza entrò in camera e si chiuse la porta alle spalle fermandosi con le spalle rivolte ad essa, come se avesse paura che entrasse qualcuno.
Inizió a respirare rumorosamente, per via della sua corsa e fu in quel momento che la sua testa ebbe una delle sue illusioni.
Nella sua mente iniziò ad esserci un rumore fastidioso, come un segnale malfunzionante. La ragazza istintivamente poggiò le mani alle orecchie nonostante sapesse che era il suo cervello a produrre quel rumore.
Successivamente al rumore apparvero alcune immagini... un uomo dal volto bianco, privo di lineamenti facciali, e vestito con uno smoking.
Il rumore e le immagini fecero gemere la ragazza fino a quando la sua mente lentamente fece cessare il rumore.
A quel punto la ragazza si precipitó al bagno. Gettò i suoi vestiti a lavare, ed entrò subito sotto la doccia.
Lo scorrere dell'acqua calda fece sciogliere i suoi muscoli. Ma all'improvviso nella sua mente riapparve l'uomo dal volto bianco e in seguito il rumore che si faceva via via sempre piú forte. La ragazza cadde in ginocchio reggendosi forte la testa fino a quando il rumore cessò.
Un po' barcollante si alzò in piedi ed uscí dalla doccia.
Solo quando fu davanti allo specchio notò che le stava sanguinando il naso...
Strano... non mi sono mai venute due allucinazioni di seguito, e soprattutto non mi è mai venuta un allucinazione cosí forte da farmi sanguinare il naso...
Ormai anche lei le chiamava "allucinazioni" per cercare di convincere se stessa che quel che vedeva non erano reali.
La sera arrivò in fretta, e la ragazza si distese sotto le coperte per poi chiudere gli occhi ed addormentarsi in pochi istanti.

La ragazza aprì gli occhi e notó subito il cielo stellato che si estendeva davanti a lei. Capì subito che non si trovava nella sua stanza. Si alzò di scatto e iniziò a guardarsi attorno molto velocemente.
Una foresta nera, e un enorme silenzio...la foresta era composta da alberi alti e scuri, tutti perfettamente uguali. Dove mi trovo?
Leila si alzò e iniziò a camminare. I suoi piedi nudi entravano in contatto con l'umido terreno.
Dopo alcuni passi iniziò a farsi altre domande. Come sono arrivata qui?
Improvvisamente la ragazza sentì un'interferenza molto breve ma allo stesso tempo potente.
Mise le mani sulle sue tempie, ma il rumore era già smesso. Non appena smise ci fu un altra interferenza. Sta volta più forte e leggermente più lungo. Appena mise le mani sulle tempie esso smise. Ma non era la fine, ci fu un altra interferenza, e un altra ancora fino a quando la ragazza cadde disperatamente in ginocchio urlando. Chiamava aiuto, ma sembrava come se il bosco sopprimesse le sue urla.
Il suo respiro divenne affannato e le lacrime iniziarono a colarle sulle guance. Ma cosa sta succedendo? Dove sono? Dov'è mia madre?!
Il panico si era impossessato di lei, ma sembrava che il rumore avesse smesso. Sentì il rumore di alcune foglie che strusciavano, come se qualcuno ci stesse camminando. Tuttavia... Leila non aveva la forza di alzarsi e neanche di correre. L'unica cosa che fece fu mettere una mano davanti alla bocca e cercare di sopprimere il suo pianto.
I passi si avvicinarono fino a smettere. La ragazza poteva vedere i piedi di qualcuno. Lentamente Leila alzò lo sguardo. Davanti a lei si ergeva un uomo alto molto più del normale. Le braccia e le gambe erano molto lunghe e il suo volto era privo di lineamenti. Indossava uno smoking e guardava la ragazza nonostante non avesse nessun lineamento.
Normalmente una qualsiasi persona avrebbe iniziato a correre, ma Leila non ne aveva le forze... tremò visibilmente mentre le lacrime continuavano a colarle sulle guance.
Guardò il volto dell'uomo e subito un nome gli venne in mente...

Slenderman...

Eyeless Jack «•Hell•»Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora