Era passata una settimana da quell'episodio. Da come lo avevano descritto, Jungkook si aspettava che Jimin lo avrebbe ignorato, invece questo non era successo. Le scappatelle erano ormai all'ordine del giorno, ed a volte capitava anche due volte nel giro di poche ore, però qualcosa era cambiato dalla prima volta. Dopo quel giorno non si fermarono più a dormire insieme, o comunque non si scambiavano più gesti come carezze o abbracci, l'unica cosa rimasta era che a volte per salutare il piccolo, Jimin lasciava un bacio sulle labbra, come se quella cosa fosse normalissima. Ma a Jungkook tutto questo andava bene, perchè evitava ogni tipo di possibile attaccamento nei confronti del biondino così bello, ma dall'altra parte c'era Jimin che non sembrava per niente felice. Sì, aveva ottenuto il corpo di Kookie, ma ora sentiva anche il bisogno che dopo le loro fantastiche scopate lui rimanesse lì a stringerlo e coccolarlo. Però Jimin non chiese mai niente, per il semplice motivo che non poteva. Non poteva affezionarsi a Jungkook, non poteva permettersi di soffrire di nuovo.
•••
Stranamente quella mattina Jungkook riuscì ad arrivare pure in anticipo, perciò decise di approfittarne per bere un caffè all'aria fresca.
Era poggiato al muro del grande edificio mentre assaporava l'aria mattutina, ma qualcosa non andava. Di fianco all'azienda c'era un vicolo più tosto scuro e stranamente silenzioso dato che di solito c'era sempre qualche drogato a fare baldoria. Però l'agente aveva questa impressione di essere osservato.
Sì guardò attorno velocemente, e con la coda dell'occhio scorse effettivamente una figura sfuggente che si nascose dietro il muro del vicolo.
Jungkook con non chalance buttò il bicchiere e notò che la persona lo stava osservando ancora. L'agente si girò tranquillamente, come se non avesse visto niente, si avvicinò al vicolo e con uno scatto veloce e silenzioso bloccò la persona che lo stava seguendo.
<<Ora dimmi chi sei e perchè mi stai seguendo>> disse Jungkook serio mentre osservava la persona di fronte a lui.
Era abbastanza giovane, era un ragazzo sulla ventina, però non aveva tanto la faccia da tipo losco. Sembrava più uno stalker.
<<Amico calmati, sono qui per farti un favore>> disse il ragazzo cercando di liberarsi, invano.
<<Per prima cosa io non sono un tuo amico, e secondo dimmi di che favore stai parlando se no ti spezzo un braccio>> concluse con una strattonata che fece contorcere il ragazzo dal dolore.
<<Dio mio che violento che sei. Jimin si è superato sta volta>>
L'agente rimase interdetto nel sentir nominare il suo capo.
<<Come lo conosci? E cosa vuoi da lui?>> disse iniziando ad incazzarsi seriamente, mentre faceva ancora più pressione.
<<Una domanda alla volta amico>> questo non fece in tempo a continuare la frase che Jungkook gli girò il braccio e gli fece sbattere la faccia al muro.
<<Osa chiamarmi ancora così e te lo spezzo senza neppure avvisarti>> disse in cagnesco l'agente.
<<Cazzo sei davvero violento, mi fai quasi più paura di...>> ma il ragazzo sconosciuto non continuò la frase, come se gli fossero tornati alla mente dei ricordi spaventosi. Quel tipo di ricordi che tendi a sopprimere, ma alle volte questi prendono il sopravvento e tornano a galla.
Jungkook aspettava che continuasse, solo che notando lo sguardo perso del ragazzo lasciò un pò la presa, così questo ne approfittò per guardare il moro in faccia.
<<Ascoltami amico...>> Jungkook lo guardò malissimo, e l'altro di scusò immediatamente per evitare di rimanere senza un braccio.
<<Questo posto non è dei migliori per parlare, perciò ti lascio il mio contatto. Chiamami quando sarai pronto a conoscere la verità su Park Jimin e la sua famiglia>> questo non lasciò replicare l'agente e se ne andò senza aggiungere altro.
Jungkook guardò il ragazzo sconosciuto allontarsi, e poi posò il suo sguardo sul biglietto che gli era stato dato poco prima. Lo mise in tasca pensando che molto probabilmente quel tipo gli avrebbe rivelato cose interessanti, se non decisive.
Il moro stava rientrando nell'edificio, quando la segretaria della reception gli disse che avrebbe dovuto raggiungere il signor Park nel bar di fronte. Jungkook rimase abbastanza perplesso, però senza replicare ringraziò la donna e si diresse nel posto indicato.
Arrivato al bar individuò immediatamente il biondino e sorrise senza volere. Era lì solo a mangiare un pezzo di torta, con quelle sue manine delicate e quelle sue labbra...
Gli si avvicinò, come ipnotizzato e senza dire niente.
<<Eccomi signor Park>> disse Jungkook per farsi sentire.
<<C'hai messo tanto>> disse impassibile Jimin.
<<Mi scusi>> esclamò, inchinandosi.
<<Siediti>> continuo semplicemente il biondo.
Per i successivi 3 minuti non disse niente. Sì l'agente li aveva contati per il semplice motivo che tutta quella situazione era ambigua. Generalmente il ragazzo amava parlare, a volte era più tosto rumoroso quindi quel silenzio non quadrava. Allora si decise a parlare:
<<Mi scusi, ma perchè mi ha fatto venire qui?>>
Jimin fu come se cambiò faccia in una frazione di secondi. Fino al momento prima era freddo, distaccato come se non volesse parlare. Ora sorrideva come un bambino, ed i suoi occhietti si assotigliarono in quel modo così carino a cui Jungkook piaceva tanto.
<<Boh non lo so neppure io. Forse volevo passare un momento tranquillo con te. Sai senza tutto quel contesto di lavoro che ci circonda>> finalmente lo guardò negli occhi e gli sorrise in un modo che Jungkook non aveva mai visto. In quel gesto non c'era alcuna allusione, nessun doppio senso. Era un gesto semplice e puro. Tale gesto scaldò il cuore di Jungkook, il quale non fece a meno di agitarsi a causa di quel calore soffocante al petto.
Jimin notando l'agitazione del più piccolo gli scappò una piccola risatina. Si era completamente ammutolito.
<<Perciò sono riuscito a far rimanere senza parole questo coniglietto arrapato?>> disse parlando tra sè e sè mentre rideva di gusto.
Jungkook lo guardò sconvolto, non sapeva davvero cosa dire.
<<Dai Kookie non fare quella faccia. Su alzati che dobbiamo andare a lavoro>>
I due si alzarono e tornarono nel grande edificio della Park Indutries. Quando varcarono le porte fu come se il tempo si fosse fermato. Tutti li guardavano come se fossero degli animali mistici, rari, mai visti prima d'ora. Tutta quella situazione eccitava in modo esponenziale il biondo, il quale non fece a meno che sorridere compiaciuto e per accrescere lo stupore della gente quest'ultimo mise il braccio sulle spalle del suo segretario. Jungkook non disse niente, però quell'attenzione in qualche modo gli piaceva ed il gesto di Jimin fece nascere sul suo volto un'espressione tipica del biondo tanto pervertito da rinchiudere. Dopo aver percorso il corridoio con tutte le persone che li fissavano, e loro due che sorridevano compiaciuti, entrarono in ascensore. Appena le porte si chiusero Jimin disse:
<<Sai per quale motivo tutta la gente là fuori ci guardava in quel modo?>>
Jungkook scosse la testa.
Jimin gli si avvicinò all'orecchio sussurandogli:
<<Perchè è la prima volta che mi faccio vedere con un mio segretario>> concluse sorridendo estremamente compiaciuto.
Cosa voleva dire Jimin con quello?
STAI LEGGENDO
Secret Mission || Jikook
FanfictionA Jungkook verrà affidata la sua prima missione come agente sotto copertura. Riuscirà qualcosa, o qualcuno a compromettere la sua missione e soprattutto fargli dimenticare l'obiettivo finale? ¡ Avvertenze ! La storia contiene: - linguaggio scurrile...
