"Non vedo come questa esperienza possa ampliare i miei orizzonti, ma immagino tu sia in grado di spiegarmelo mentre percorriamo due chilometri a piedi perché ci hai fatto perdere l'ultimo autobus." Soobin cominciò il discorso di prima mattina nel modo migliore: insultare passivamente il suo migliore amico.
"Non ti ho offerto di passare la notte in casa mia dopo averti anche preparato la colazione per farmi sentire dire questo, risparmiatelo" Beomgyu replicò, le mani nella tasca del giubbotto pesante che indossava non davano modo al freddo di Dicembre di entrare a contatto con la sua pelle.
Soobin quasi roteò gli occhi al cielo, infilandosi i guanti verdi che fino a quel momento aveva evitato di metter per i continui rimproveri del moro, dicendogli che erano ridicoli e che lo avrebbero scambiato per un semaforo.
"Continuo a non capire perché io debba venire con te a questo incontro, mi aspetto quantomeno il pranzo ed un passaggio da tuo padre per tornare a casa," continuò a borbottare mentre sentiva le sue guance raffreddarsi ed era più che sicuro di avere la punta del naso rossa.
"Volevo testare il nostro livello di amicizia." E dal modo in cui lo disse, Soobin capì che quello era il momento buono per tacere se non avesse voluto rischiare di essere colpito ripetutamente dalle mani esili di Beomgyu.
I due continuarono a chiacchierare mentre percorrevano le strade poco affollate di Seongnam, Soobin faceva ancora fatica ad ambientarsi a quella città, sebbene si fosse trasferito da quasi un anno ed avesse avuto modo di visitarne ogni singolo angolo.
Nella sua vita aveva fatto tante stupidaggini, di certo dimenticare di portare una mascherina per proteggersi dalle polveri sottili che quei giorni in particolare infestavano la città non era la più stupida, ma era abbastanza grave. Ma non aveva il coraggio di chiedere a Beomgyu di fermarsi per comprarne una dai distributori per vari motivi:
innanzitutto era sabato mattina, l'unico giorno in cui non erano occupati con la scuola, i testi da analizzare, le ricerche da svolgere e, sopratutto, era l'unico giorno in cui il signorino Choi Beomgyu poteva dormire fino ad ora di pranzo senza dover subire i litigi dei suoi genitori che gli intimavano di svegliarsi e vivere.
Il secondo motivo era che era chiara la frustrazione negli occhi del moro, Soobin sapeva di poter scherzare fino ad un certo punto ma se avesse continuato, l'altro ragazzo avrebbe reagito male, molto male. Sebbene fosse più esile e discretamente tranquillo, Beomgyu era la persona con meno senso dell'umorismo di prima mattina.
Ultimo motivo ma non meno importante era che avevano pochissimo tempo per arrivare-dove dovevano andare, esattamente? Il moro aveva accennato qualche cosa al castano ma non sapeva con certezza cosa dovessero fare, sapeva solo che stavano quasi correndo per strada pur di non arrivare in ritardo.
Ma era più che sicuro che quello fosse il percorso che portava alla loro scuola.
"Beommie," Soobin utilizzò il soprannome come scudo di difesa dalla probabile occhiataccia che avrebbe ricevuto in caso contrario, "stiamo andando a scuola?" Domandò, anche se la risposta sembrava essere ovvia.
Ad ogni modo, il "sì" confermò i suoi sospetti ed il castano fece una mezza piroetta, voltandosi dall'altra parte, pronto a tornarsene a casa; il suo piano crollò subito per colpa della mano di Beomgyu che gli afferrò un bicipite, fermandolo.
"Non è nessuna lezione extra, non ci sono i professori e a mezzogiorno andiamo via," il moro tentò di convincerlo con quelle tre futili motivazioni.
"Non ci sono i professori? E da dove entriamo? Dalla finestra? Cosa devi fare a scuola di sabato mattina? Incendiarla?"
"Incendiarla...Soobin no!? C'è la festa di Natale tra due settimane e devono decidere come sistemare la palestra, quindi hanno chiesto ad ogni rappresentante di classe di aiutare," Beomgyu spiegò in fretta, "ed io sono il rappresentante della mia classe quindi ho l'obbligo di andare."
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Aphelion- Yeonbin
FanfictionSoobin non riusciva a capire se stesse provando a fuggire da qualcosa che non voleva o da qualcosa che aveva paura di volere, ma era certo che bisognava prima liberarsi della vita che aveva pianificato per poter vivere quella che lo aspettava; per f...
