Quando le persone con disturbo borderline di personalità si sentono abbandonati o trascurati, provano intensa paura e rabbia. Per esempio, possono essere terrorizzati o furiosi quando qualcuno importante per loro, ha pochi minuti di ritardo o annulla un impegno. Pensano che questo abbandono significhi che essi sono "cattivi", come se quel gesto fosse un "non mi importa di te".
In quel momento ti sembra di essere in una bolla, ti senti solo e isolato, vorresti sfogarti con la persona che ha "sbagliato", ma sai che se inizi a parlare ti ritrovi in un vortice di parole cattive che non pensi, inizi a sentirti in colpa per le cose che sembrano uscire automaticamente dalla tua bocca e alla fine peggiori tutto. E' un vortice, ti manda giù in pochi istanti e ti sembra di essere rimasto solo al mondo. E voi direte: "Ma che dici, per dieci minuti di ritardo fai tutta questa scenata!?" Ebbene si, vi presento i disagi del nostro disturbo!
Spesso riconduciamo piccole distrazioni altrui come mancanza di attenzioni o rispetto, per poi passare alla fase "se lui/lei mi sta abbandonando, faccio prima io!". Ovvero, allontanare la persona prima che essa ci possa in qualche modo ferire. Mi chiederete come possa non farci male allontanare persone a noi care... beh, ci fa molto male! E spesso quando proviamo a rimediare peggioriamo la situazione e perdiamo definitivamente la considerazione di quella persona.
Tendiamo a cambiare la nostra visione degli altri bruscamente e drammaticamente. Possiamo idealizzare un potenziale amante nelle prime fasi del rapporto, chiedere di spendere un sacco di tempo insieme, e condividere tutto. Improvvisamente, possiamo sentire che la persona non si preoccupi abbastanza di noi o della relazione; A volte arriviamo a sminuire o arrabbiarci con l'altra persona. Questo passaggio dall'idealizzazione alla svalutazione riflette il modo di pensare in bianco e nero (splitting, la polarizzazione del bene e del male).
Tutto ciò può accadere realmente nel giro di pochi minuti e fondamentalmente anche senza una reale ragione.
Le persone con questo disturbo hanno difficoltà a controllare la loro rabbia e spesso diventano inadeguati e intensamente arrabbiati. Essi possono esprimere la loro rabbia con pungente sarcasmo, amarezza o sfuriate; Dopo lo sfogo, provano vergogna e si sentono in colpa, il chè rafforzando la loro sensazione di essere "cattivi".
I cambiamenti di umore (intensa disforia, irritabilità, ansia) di solito durano solo poche ore e raramente durano più di un paio di giorni; essi possono riflettere l'estrema sensibilità alle sollecitazioni interpersonali. Molte volte capita di sentirsi arrabbiati o frustrati senza capire il perchè, ciò ci porta a non "riuscire a smettere" di essere incazzatissimi. E no, non è orgoglio. Vi prego, non attribuite all'orgoglio una sensazione di claustrofobia nel proprio corpo!
Spesso sabotiamo noi stessi quando siamo in procinto di raggiungere un obiettivo. Per esempio, lasciare gli studi poco prima della laurea o del diploma, rovinare una relazioni a cui teniamo, oppure avere mali psicosomatici che ci impediscono di lavorare.
L'impulsività che porta all'autolesionismo è comune. Il disturbo porta a chi ne è affetto a poter scommettere, dedicarsi a rapporti sessuali non protetti, abbuffarsi o digiunare, guidare incautamente, fare abuso di sostanze, spendere troppo, autolesionarsi, fare sport pericolosi, e così via. Anche se molti di questi atti autodistruttivi non sono destinati a porre fine alla vita, il rischio suicidario è di 40 volte superiore a quello della popolazione generale; una percentuale che va dall'8 al 10% di queste persone muore per suicidio. Questi atti autodistruttivi di solito sono innescati dal rifiuto, o dal possibile abbandono, dalla delusione, dalle aspettative.
Autoinfliggersi dolore per compensare il loro essere "cattivi" o per riaffermare la loro capacità di provare qualcosa nel corso di un episodio dissociativo. Distrarre la mente dal male interiore. Durante l'autolesionismo, la persona tende a concentrare tutto il male nei segni che si provoca sul corpo. Molte volte si pensa: "solo uno, mi farà male per abbastanza tempo", ma non è mai così, si finisce sempre per andare oltre. Ovviamente ci sono molti modi per mettere in circolo l'adrenalina di quando abbiamo paura di morire, come fare sport estremi o tentare di superare i propri limiti, per esempio digiunando o mangiando più del dovuto; insomma, andare oltre qualsiasi limite fisico per dare la prova a noi stessi che non siamo immortali, da un momento all'altro potremmo davvero perdere tutto. Quell'adrenalina, ci riprende, anche se sembra assurdo, superare i limiti rischiando davvero di morire, solletica la parte arrabbiata del cervello e riattiva la felicità. Non saprei spiegarlo in termini tecnici, non sono una psicoterapeuta, cerco solo di spiegare come ci possiamo sentire noi. E sappiamo bene come facciamo sentire voi che ci state vicino, ed è anche per questo che stiamo ancora peggio quando vediamo che non ci capite. Ma tranquilli, non è solo colpa nostra o vostra!
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Sopravvivenza Borderline
General FictionLa verità è che a volte non lo sai neanche tu cosa provi.
