La persona che presenta un disturbo borderline prova sentimenti di rabbia, vergogna, vuoto, solitudine e paura dell'abbandono.
La rabbia è talmente forte che spesso esplode in collera, rendendo difficili le relazioni con gli altri.
Nel quadro clinico non mancano episodi di depressione, disordini alimentari, ansia, abuso di sostanze, episodi di autolesionismo e aggressività.
In un primo approccio queste persone risultano simpatiche, carismatiche e piene di vitalità, poiché possiedono una maschera efficace nel quotidiano e nelle relazioni superficiali. Quando le relazioni diventano più intime la maschera non regge, e, con il partner, si crea una triangolazione dove esso stesso è sia la vittima che il carnefice.
Una importante caratteristica del borderline è la capacità di suscitare negli altri esplosioni di rabbia e forti impulsi alla fuga, anche nei soggetti più accoglienti e comprensivi.
L'altro è visto a volte come una figura da idolatrare, altre volte come una figura da schiacciare. Spesso infatti, chi soffre di disturbo borderline, ha un pensiero polarizzato: bianco o nero, buono o cattivo, giusto o sbagliato, etc.: questo porta la persona ad avere vere e proprie tempeste emozionali difficilmente governabili.
Una volta un ragazzo con cui stavo era impassibile a tutto, ogni cosa che dicevo a lui stava bene, non aveva reazioni a nulla di negativo gli urlassi contro durante le discussioni e più non aveva reazioni più a me saliva la rabbia. Fino al momento in cui gli ho iniziato a tirare schiaffi in faccia, sinceramente volevo solo una reazione, ma quello che ho ricevuto è stato soltanto uno spintone e molte litigate nei giorni successivi. Dopo non molto ci lasciammo, era diventato deleterio attaccarsi.
Quello che voglio dire è che purtroppo certe volte anche queste piccole sofferenze ci portano a capire come riuscire a relazionarci con le persone senza doverle attaccare fisicamente. A volte gli eccessi di rabbia possono ferire gravemente l'altra persona o noi stessi e non è sicuramente quello che vogliamo.
In questo caso troviamo la figura di attaccamento (mamma, tutor, etc..) che è stata una persona talmente presa dalle sue angosce (traumi , lutti, abusi, etc..) che non è riuscita ad essere di riferimento per il/la figlio/a.
Se è una figura spaventata-spaventante, con sbalzi di umore improvvisi, il/la figlio/a non potrà crescere con gli strumenti sufficienti per interpretare la realtà in maniera efficace. Ed effettivamente è stato così, finchè non ho iniziato ad informarmi e studiare questi comportamenti disfunzionali, con la consapevolezza che quegli sbalzi emotivi non sono normali.
Quando ero piccola, vedevo mia madre in diversi modi nel giro di brevi periodi: fonte di conforto nei momenti piacevoli (salvatrice), fonte di pericolo nei momenti di esplosioni di rabbia (persecutore), come una persona da accudire nei momenti di forte depressione (vittima).
Non si nasce con un foglietto delle istruzioni per fare i genitori, ma ai figli serve supporto e dedizione da parte del genitore, anche se magari una cosa vi convince poco, fate sbagliare i vostri figli, solo così impareranno a crescere. Sapranno difendersi quando si sentiranno in pericolo e sapranno farsi strada nel modo più adatto un giorno.
Un genitore opprimente o troppo concentrato sul lavoro potrebbe far patire al figlio un senso dell'abbandono perenne.
Si pensa che il senso d'abbandono sia riferito al genitore che se n'è andato o che comunque non fa più parte della casa, mentre spesso è proprio verso il genitore con cui viviamo che sentiamo la mancanza.
Non lasciate i vostri figli da soli, ma supportateli verso i loro obiettivi.
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Sopravvivenza Borderline
Fiksi UmumLa verità è che a volte non lo sai neanche tu cosa provi.
