Nella lingua inglese il termine "borderline" significa linea di demarcazione, confine. Il Collins Cobuild English Language Dictionary (1990) alla voce Borderline riporta: "1- Qualcosa che è borderline è quasi inaccettabile come membro di una classe o gruppo perché è incerto se abbia le caratteristiche o le qualità necessarie per essere incluso in quel gruppo.
2- Il confine fra due condizioni, qualità ecc. è la divisione fra loro, es. questo stretto confine (borderline) fra il riso e le lacrime.
A proposito di questo mi limiterò a raccontare alcuni episodi.
Partendo dal fatto che, spesso la causa di questo senso di inadeguatezza è derivato dalla propria famiglia, diciamo da come si è cresciuti fin da piccoli.
A volte i genitori ci "mettono a confronto" con fratelli o sorelle, con compagni di scuola o bambini che vedono per strada. Frasi come "perché quel bambino ha preso un voto più alto del tuo?" "Perché la tua amica fa sempre quello che le dicono i genitori e tu no?" Possono sembrare insignificanti, dette solo per incoraggiare il proprio figlio, nonostante non a tutti i bambini piaccia sentire che qualcun altro è sempre migliore di sè.
Un episodio che potrei raccontare è di quando avevo già lasciato la scuola da un anno, volevo lavorare e pensavo che la scuola non mi sarebbe servita per farlo. Come poi è stato, in effetti.
Ad ogni modo, ricordo che ero rientrata a casa da poco e c'erano sul divano i miei genitori con mia sorella e la sua prima pagella del primo anno di elementari. Dopo averli salutati, iniziamo a discutere della pagella, notando tutti voti alti. Ed ecco lì che mia madre se ne uscì con una delle sue solite frasi: "Tu neanche in prima elementare avevi questi voti!" Con annesse risate. Dentro di me, fin da piccola, avevano innescato una specie di odio nei confronti di mia sorella, cosa innaturale penserete, ma effettivamente io non odiavo mia sorella, odiavo come i miei genitori facessero sempre pesare i miei abissi per vantare le sue vette.
Nonostante sapessero tutte le difficoltà che avevo avuto durante la scuola, dovevano mettere "il dito nella piaga", rinfacciare, umiliare. Pensando così, di poter smuovere qualcosa dentro di me che mi facesse riprendere la scuola, forse. Nonostante questo, ho ancora quel senso di inadeguatezza verso il mondo.
Si riflette su amicizie, amori, lavoro e vita quotidiana. È difficile doversi mettere sempre a confronto con qualcun altro per sentirsi migliori. È difficile perché questo porta quasi sempre ad avere un carattere autoritario e ci si ritrova male, perché non si vorrebbe essere così, ma è forte l'impulso.
In fin dei conti, il carattere autoritario e la ricerca cieca di controllo sono idee che non smettono mai di radicarsi in determinate identità;
identità psicologiche che si vedono troppo di frequente e che occorre saper riconoscere.
Le persone autoritarie categorizzano il mondo con la semplicità e rigidità di un bambino di 5 anni.
Le cose sono "buone o cattive" "bianche o nere" e chi segue le loro stesse prospettive, valori e opinioni, sarà sulla via giusta. Tuttavia, chi dimostra discrepanze od opinioni alternative alle loro sarà un potenziale nemico.
Se abbiamo molti titoli di studio, diranno che ci manca esperienza nella vita, cosa che invece l'autoritario ha da vendere. Se siamo abili e competenti nel nostro lavoro, cercheranno di farlo passare inosservato, impedendo che i compiti che ci assegnano non siano compatibili con le nostre capacità, perché le persone autoritarie non concepiscono che qualcuno possa avere successo. Tranne loro, ovviamente.
Una persona autoritaria, spesso si rende conto di essere così inadeguata e spregevole, ma qualcosa simile a quella sensazione mi riporta a mia madre e anche a Kate.
Come dicevo, Kate ha una personalità sua a cui possiamo attribuire questa caratteristica autoritaria.
A me, in molte circostanze, ha causato l'allontanamento da molte persone, ho avuto discussioni imperdonabili e successivi attacchi di rabbia, poi senso di colpa e panico.
Perciò ho deciso di andare in una struttura nella mia città per sapere quale fosse il problema che scatenava tutta quella rabbia incontrollabile, anche per cose insignificanti.
Iniziai un percorso che non durò più di due settimane, non avevo i soldi per pagare le visite, perciò decisero che non mi serviva; Ma mi lasciarono tenere gli psicofarmaci che mi avevano prescritto consigliandomi di continuare a prenderli nonostante l'interruzione della terapia con la psichiatra. Praticamente era come avere un oggetto da costruire e tutti i pezzi, però senza istruzioni. Perciò dopo pochissimo smisi anche quelli.
L'unico consiglio che posso dare a qualcuno che ha vicino una persona con queste caratteristiche, è ancora una volta di fare capire come vi fa sentire quel suo modo di reagire. Durante un attacco di rabbia, raramente la persona sta pensando quello che dice e neanche vorrebbe fare quello che fa, forse cerca la vostra attenzione. Non attaccate la persona, risulterebbe inutile e peggiorerebbe la situazione.
Invece, cercate di stargli vicino e dimostrategli che non avete intenzione di andarvene, a prescindere da qualsiasi motivo quella persona sia arrabbiata.
Abbasserà le difese e rifletterà.
"Perché se questa persona mi resta sempre accanto, io sto dicendogli e facendogli queste cose?"
Mollerà la presa.
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Sopravvivenza Borderline
Ficção GeralLa verità è che a volte non lo sai neanche tu cosa provi.
