8. "Ciao ,mamma."

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Capitolo 8.

Justin's POV

Se qualcuno mi avesse detto che dopo 24 anni dalla mia morte sarei diventato un angelo custode, mi sarei trovato una bionda fuori di testa che mi trascina con sè per tutta l'America, che avrei visto un tipo di 20 anni ballare accerchiato da cinque ragazze - e qualche ragazzo, anche - e che sarei stato costretto a rivedere i miei genitori, probabilmente avrei riso e poi sarei morto sul colpo.

Eppure eccoci qui, sull'autobus che viaggia a circa quaranta chilometri orari verso la casa dei miei genitori. Lux ha comprato tredici mappe diverse per essere sicura di raggiungere il posto giusto, e ora ce le siamo divise per controllare.

«Ma sei proprio sicuro che non ti ricordi come ci si arriva? Perché tanto ci andremo comunque, Justin. Solo che se tu mi dicessi direttamente dov'è, sarebbe molto più facile e veloce.» Borbotta mentre scorre la carta con lo sguardo e segue col dito le varie stradine.

«Non me lo ricordo, no.» Sbuffo piano e sposto la carta sulle sue gambe. «Lux, è una pessima idea, perché dobbiamo farlo? In fondo non potrò parlarci o toccarli, che senso ha?»

«Ha senso. Non vuoi davvero rivedere i tuoi genitori?» Mi lancia un'occhiata stranita e infila le mappe nella sua borsa, guardando fuori dal finestrino. «La panettiera ha detto che è da qualche parte vicino a un Walmart. Vedi un Walmart?»

«Signorina, con chi sta parlando?» Chiede un vecchietto, girandosi verso di lei e guardandola storto. Ridacchio piano e Lux si schiarisce la voce.

«Con me stessa. La disturbo?»

«No, ma faccia attenzione, la gente potrebbe pensare che è pazza.» Le sorride prima di girarsi. Lux mi da una leggera gomitata nelle costole e io faccio spallucce.

«Non sono stato io.»

«Quello è un Walmart!» Sbotta di colpo, indicando una specie di enorme magazzino con varie auto parcheggiate davanti.

No, no, no! Non è un Walmart. Quello non deve e non può essere un Walmart. Se è un Walmart, significa che siamo arrivati e siamo molto più vicini ai miei genitori di quello che dovremmo essere.

«No, no. Non è un Walmart. Quello non è un Walmart.» Dico velocemente, coprendo il finestrino con la mano cosicché non possa vedere fuori. Ti prego, ti prego, ti prego, fai che non si accorga di nulla.

«Ma sì che è un Walmart! Guarda, ha il tipico simbolo sul tetto, una specie di sole con i raggi. Justin, siamo arrivati!» Applaude piano mentre mi sorride raggiante, poi raccoglie la borsa dal sedile accanto al suo e si alza.

«Lux, no, ti prego, torniamo dai tuoi zii e stiamo lì. Carter sta male, no? Dobbiamo curarlo!»

«Carter si curerà da solo. Dai, andiamo!» Mi fa cenno di alzarmi prima di premere il tastino rosso per fermare l'autobus. In circa due secondi ci fermiamo e Lux scende, costringendomi a fare lo stesso. Si sta decisamente approfittando del fatto che non posso allontanarmi da lei e questa cosa non mi piace perché potrebbe decidere di andare in un club per gay e io dovrei seguirla.

Ma perché dovrebbe andare in un club per gay se è una ragazza?!

Scuoto la testa e Lux si guarda intorno, poi tira fuori la carta e la apre. «Allora, noi siamo...» Alza lo sguardo e scorge il nome della via, poi lo abbassa di nuovo sul foglio. «Quindi dobbiamo girare a destra, appena oltrepassiamo il Walmart, e la stradina che parte da lì è la via dei tuoi.»

«Perfetto! Non mi bastava passare il mio tempo insieme a una che riesce a rompersi la testa con il phon! Ora devo anche seguirla dai miei genitori! Ti sei inventata una scusa, almeno? Fai finta di essere la giardiniera?!» Mi lamento mentre attraverso la strada dietro di lei, facendo attenzione alle macchine visto che lei non ci bada minimamente.

Breath of an angelLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora