Come si può sottomettere una schiava se la schiava non sa nulla di me? L'introspezione fa parte del processo di realizzazione del proprio potenziale ma solo se nel percorso introspettivo sono libero e protetto da me stesso. Un padrone vive senza guardarsi vivere, senza conoscersi. Perché dovrei conoscermi, perché dovrei sfinirmi in vane introspezioni se poi verrò assillato da me stesso fino alla fine dei miei giorni? Perché sprofondare in un abisso introspettivo se poi la ragione farà nascere un mostro?
Il dom giovane riconosce nel giudizio e nel giudicarsi un disertore, una parte di sé, una roccaforte espugnata dal nemico quando non aveva ancora capito di essere in guerra. Infatti questa guerra inizia in una maniera molto subdola che interiorizziamo come processo di crescita, in una fase dove per la società siamo un rischio da mitigare (e giovani biologicamente parlando). Ogni individuo è un rischio, un'incognita che può ribellarsi. La matrice sociale allora si mobilizza per minimizzare le possibilità che questo individuo possa abbandonare il suo sistema di valori o diventare una minaccia per quello status quo in cui nasce. Vengono usati a tale scopo un esercito di educatrici, insegnanti, storie, leggende, scrittori, atleti, musicisti, persone di successo da qualsiasi ambito della vita per instillare un senso etico-morale, un modo di ragionare, un modello da seguire che non solo si allinei alle aspettative del contesto in cui nasce, ma contribuisca a preservarlo.
In questa tempesta di stimoli e controstimoli, di giudizi sparati a colpi di cannone, il suo istinto di sopravvivenza - come un soldato che cerca riparo nel campo di battaglia - cede al mondo esterno il nostro senso di giusto e sbagliato, di accettabile e inaccettabile in cambio di un po' di sicurezza. Una roccaforte importante del nostro libero arbitrio viene quindi compromessa, avvelenata, inizia a remarci contro. Il futuro dom però si rende conto che questa bussola morale, quel grillo parlante, non è lui. Non è la sua coscienza, ma una negazione di essa tramite sussurri e insidie di ogni tipo riconfezionati come buon senso. Ora piuttosto che cercare di recuperare ciò che è stato già perso, lo rendo sterile rifiutando di spidocchiarmi tutta la vita. Infatti questa coscienza sociale proiettata in noi, ci influenza solo se ci analizziamo, solo se ci guardiamo vivere. È soltanto allora che questi condizionamenti danno i loro effetti perché ci fanno sembrare ai nostri stessi occhi come un insieme di deviazioni da quello che siamo condizionati a voler essere. Non c'è letteralmente nulla da ricavare da questa osservazione.
Il dom riconosce se stesso in una schiava, tu hai molte delle mie stesse profondità terribili. Ma un padrone non può raccontarsi. Padrone e schiava si incontrano sull'orlo di un precipizio, avvolti entrambi da una vertigine che crea un'intesa spontanea nonostante siano perfetti sconosciuti. Un dom non ha nulla da occultare, nessuna intimità da proteggere di fronte a una schiava. Si approccia alla schiava come un demone della sincerità. Vuole vederla tutta, si mostra tutto. Questo assolutismo, questa trasparenza radicale, questa assenza di filtri fa del rapporto un non rapporto. L'unica volontà è quella di sottrarsi alla volontà. Una volontà di purezza e di limpidezza incondizionata. L'impatto dev'essere come quello di un sasso che cade in un'acqua immobile provocando qualche onda ma che non puo' fare altro che proseguire fino in fondo.
Questa trasparenza radicale è imperativa perché questo rapporto rimanga in quello spazio interstiziale tra l'esistenza pura e le sovrastrutture sociali di istituzioni, usanze, credenze, convenzioni e valori che cercano di risucchiarti verso di loro, verso l'alto. Questa trasparenza però è una trasparenza aristocratica, vale solo tra uguali, vale a dire fra un padrone e una schiava. Quanto al resto, quanto agli altri normali, donne e uomini occasionali, un padrone si rivolge a loro con la loro stessa lingua, una lingua di menzogne e frodi. Mente, gioca d'astuzia con uno, guadagna tempo con l'altro, respinge ora l'uno ora l'altro immergendoli questi testimoni di passaggio della sua vita in una sorta di oscurità. Una sorta di scatola nera, un cavallo di troia tra le file nemiche, dove i promotori della negazione individuale, i tentacoli del potere e della normalità, vengono manipolati ad entrare per permettere al dom di riconquistarsi tutti quegli spazi interiori necessari per far strada ai cammini delle proprie schiave.
Com'è facile intuire quindi, un padrone prova disgusto per la natura, vede il mondo e l'umanità come un fluido viscoso e viscido tenuto insieme dalla paura della sua fine. Una sovrastruttura prodotto dell'istinto di sopravvivenza dei singoli individui che si conformano gli uni agli altri per paura che questa massa nauseante chiamata vita possa sparire, evaporare, che i singoli possano liberarsi. Un padrone odia il fisiologico nell'uomo, l'orrore della carne e della condizione carnale, ha fobia dell'animalità. Da questo antinaturalismo deriva la sua estetica del sangue freddo, il sadismo, il suo voler divenire impercettibile per aver a che fare il meno possibile con il mondo normale. Il proprio percorso bdsm allora diventa una parodia e una desacrazione del concetto labirintico dell'esistenza. Una sfida per smascherare il vuoto, il nulla, l'inutile darsi grandi arie, assumere accenti tragici o vendicativi degli individui che corrono avanti e indietro in questo labirinto. Il padrone, nella sua impercettibilità fa tutto con furibonda esuberanza, con una strategia carnevalesca. Il padrone fa quello che fa in piena luce eppure rimane impercettibile.
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Nell'interlinea
General FictionIl BDSM vuole essere compreso ma in quanto esperienza vissuta in prima persona ogni sforzo per chiudere il cerchio crea una tensione che non si armonizza bene con il praticare. Scrivere e condividere le proprie esperienze è l'unico modo in cui ques...
