Alba

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Yokohama, porto, 4.58 am

Chuuya alla fine, travolto dalle emozioni, si era addormentato al fianco del moro, che ancora gli stava seduto accanto e che, mosso da un'inspiegabile dolcezza alla vista del compagno, gli adagiò il proprio impermeabile sulle spalle, a mo'di coperta.
"Sei un idiota Chuuya, mettere a rischio la tua vita per una vita che nemmeno volevi. Non puoi fare una cosa simile, stupido moccioso" disse borbottando frustrato "e pensare che sono stato io a cacciarti in questo casino, quando ancora ero il cagnolino di Mori"

I sensi di colpa di Dazai stavano raffiorando lentamente, in modo infido e sempre più opprimente.
Man mano che guardava il volto rilassato del rosso una sensazione di disagio gli attanagliava lo stomaco "Non posso metterti in questo guaio Chuuya, non posso rovinarti la vita una seconda volta".
Dicendo ciò prese coraggio e si alzò, raccolse l'impermeabile cachi dalle spalle dell'altro e lo pulì dalla sabbia, in modo molto lento, come se una parte di lui stesse cercando di temporeggiare in attesa che il compagno si svegliasse per fargli cambiare idea.
Esitò di nuovo, prima di muovere qualche passo lontano da lui, ma più camminava, più la speranza di poter restare accanto al rosso si affievoliva, arrivato all'agenzia si era già rassegnato all'idea che continuare sarebbe stato impossibile. "Quindi è finita così..." Detto ciò abbassò la maniglia e fece un gran sorriso, fingendosi il solito Dazai ironico e scansafatiche.

Nel frattempo Chuuya si era svegliato e, non trovando il moro, si fece prendere un istante dallo sconforto, tuttavia sapeva che non avrebbe potuto fare altro se non tornare alla propria vita di sempre, nell'attesa di una prossima volta, non sapendo che, però, Dazai si era già arreso.
Si perse abbastanza in fretta nei suoi pensieri, osservando il cielo violaceo divenire prima di un rosa tenue, poi avvicinarsi sempre di più all'arancione.
L'alba, quella mattina, era così simile a quella che lui e Dazai condivisero quel giorno, ma guardandola il gelo della solitudine, del vuoto che l'assenza dell'ex compagno di squadra creava, si impadroniva del suo corpo.

Fu scosso violentemente, poco dopo, da un Akutagawa abbastanza spazientito e preso dal panico: "Chuuya, Chuuya svegliati". Il rosso aprì lentamente gli occhi, che nemmeno si rese conto di aver chiuso, e si riscosse, togliendosi la sabbia dai capelli "Che c'è?", il più giovane si calmò per un istante, per poi parlare "Si tratta di Kouyou, è intenzionata ad accusarti di tradimento, di cospirazione con Dazai, dice che alcuni suoi agenti ti hanno visto con lui qui al porto".
Una minuscola parte di Chuuya sorrise nel sentire la fatica che ancora faceva Akutagawa a pronunciare il nome del suo ex maestro, ma il resto di lui si sentì lentamente sgretolare in minuscoli pezzi, come se per la prima volta, senza la piacevole confusione che Dazai gli provocava con la sua sola presenza, stesse realizzando concretamente la gravità delle sue azioni.
"Quindi sono un traditore ora..." Akutagawa rimase paralizzato dallo stupore "Non...non neghi?", il rosso sospirò "Certo che nego, non cospirerei mai contro la Port mafia, tuttavia non posso negare che vorrei andarmene, Akutagawa" "Che cosa stai dicendo Chuuya?! Lasciare la Port mafia senza una protezione è come firmare la propria condanna a morte! È Dazai che ti ha convinto vero? Non puoi essere tu a volere una cosa del genere!"

Chuuya

"Non puoi essere tu a volere una cosa del genere!"

Le parole di Akutagawa mi colpirono più del previsto...Ero davvero io a voler scappare da Yokohama con Dazai? Oppure il vero me era quello che aveva preferito abbandonare quella nave? E se non fossi nessuno dei due? Se fossi entrambi? Non sarebbe possibile, le due cose si escludono a vicenda...e se non lo facessero invece?

Mi riscossi dai pensieri solo a causa della voce ancora più agitata di Akutagawa che mi diceva che Kouyou mi avrebbe presto trovato e portato al cospetto di Mori, per la mia esecuzione naturalmente. Cosa avrei dovuto fare?

Alzai lo sguardo su Akutagawa, somigliava ad un cane fedele, senza il minimo accenno di dubbio verso coloro ai quali aveva deciso di ubbidire, nemmeno dopo il tradimento di Dazai, non potevo fare altro che sfruttarlo.

Avanzai verso Akutagawa attivando il mio potere, per poi attaccarlo conscio del fatto che anche lui avrebbe attivato il proprio, iniziando uno scontro che sapevo avrei perso, per il mio stesso volere.
Dovevo simulare la mia morte, sarebbe stato semplice: quel ragazzo era forte, la sua abilità aveva tantissimo potenziale, mi sarei lasciato trafiggere da qualche colpo, per poi lasciarmi scivolare verso il fondale marino di Yokohama. Sarebbe stato semplice...

Tuttavia, mai come prima di allora sottovalutai i sentimenti del mio avversario: la frustrazione dell'ennesimo tradimento, la rabbia nel perdere una figura di riferimento, un compagno, un superiore, fecero impazzire completamente Akutagawa, che iniziò a combattere come se fossi il suo peggior nemico.
Quei colpi, che avevo progettato di incassare di proposito per simulare la mia morte, divennero veri e propri proiettili che avrei dovuto schivare per non morire davvero.
Quella fedeltà che decisi di sfruttare divenne odio, una furia cieca e incontrollata che probabilmente mi avrebbe ucciso se lo scontro si fosse prolungato troppo.

Per un breve istante vidi il potere di Akutagawa sfiorarmi il fianco, ma dal dolore tremendo che provai appena dopo, capii che quel colpo aveva cambiato direzione, trafiggendomi con violenza. Trattenni a stento un urlo di dolore, che si trasformò in un rantolo appena prima che iniziassi a sputare del sangue...Sarei morto, lo capii nell'istante in cui, caduto in ginocchio, con la mano tremante che tentava di diminuire il sanguinamento della ferita, incrociai lo sguardo vuoto del mio esecutore.
Non potevo accettarlo, non potevo morire così, Dazai sarebbe tornato e insieme saremmo partiti su un'altra nave cargo, all'alba...
Mi mossi di scatto, con le ultime forze che mi rimanevano, tolsi i guanti e mormorai la preghiera ad Arahabaki, che prese il controllo del mio corpo, per la prima volta, senza Dazai al mio fianco.

"Perdonami Akutagawa, perdonami Dazai" fu l'ultimo pensiero che scelsi di ricordare, insieme a quel bacio sotto a quell'alba uguale a questa. Un degno epilogo per un'illusione così ironica, che doveva finire così com'era iniziata: con un breve istante di serenità, come quella notte che sarebbe dovuta essere una soltanto.

Spazio dell'autrice:

Eccomi qui, sono passati anni da quando ho aggiornato l'ultima volta, effettivamente mi faccio un po' schifo.
Mi dispiace davvero ma ho fatto fatica a seguire la storia, tra università, lavoro, vita in generale...
Ho visto tanti messaggi di lettori/lettrici che mi hanno chiesto di continuare e soprattutto quando...
Beh...eccomi qui
Grazie a chi è rimasto, a chi ha portato pazienza e a chi ha tenuto questa vecchia storia poco aggiornata nella propria biblioteca...
Grazie a chi ha appena iniziato a leggerla e a chi leggerà quei capitoli che riuscirò a pubblicare da qui in avanti, non saranno molti e non passeranno anni prima che siano pubblicati, lo giuro

Grazie a tutti davvero

ReaderMMI

Per una notte soltanto?~SoukokuDove le storie prendono vita. Scoprilo ora