Capitolo X

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Aveva le mani sudate Alejandro, le gambe pesanti mentre saliva le scale diretto nella camera della locanda in cui avrebbe trovato un figlio che non riconosceva più...
Non era fatica fisica quella che sentiva, nonostante non fosse più un ragazzino le energie certo non gli mancavano... avrebbe potuto cavalcare ancora, salire e scendere centinaia di gradini, tornare alla sua hacienda e lavorare... ma non oggi, non con quei pensieri che lo appesantivano più di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

Oggi ogni gradino che lo divideva da Diego era una montagna, e quella bottiglia tra le mani pesava quanto un macigno sulla schiena, si sentiva lento e inadeguato, per la prima volta davvero insicuro, incerto.... come avrebbe affrontato Diego?

Si stava quasi pentendo di essersi proposto per portare la bottiglia di Whiskey a Hernandez, cosa dire, come comportarsi con un figlio che lo stava chiaramente allontanando anche più del consueto?

Ecco la porta, l'unica barriera fisica che lo separava da Diego, bastava bussare, ma poi altre barriere dovevano essere abbattute e non aveva idea di come fare.

Sentì la voce del dottore "Grazie Felipe! E il Whiskey? Avevo chiesto a Victoria qualcosa per disinfettare la ferita, non è troppo infiammata ma va sicuramente disinfettata." 

Felipe annuì e si avviò verso la porta della stanza.

Alejandro stava per entrare d'impeto, poi ricordò la chiara volontà di Diego e decise di bussare con timore quasi reverenziale, lo stesso provato nella sua stanza all'hacienda.

Le nocche non fecero in tempo nemmeno a sfiorare la porta che questa si scostò lentamente e Alejandro, la mano ancora alzata nell'intenzione di bussare, si ritrovò davanti l'espressione sorpresa di Felipe.

"Ho portato il Whiskey" disse sottovoce scandendo ogni sillaba, non c'era bisogno di parlare ad alta voce, doveva solo consentire a Felipe di leggergli le labbra e decise che era meglio che Diego non capisse che suo padre era fuori dalla porta. 

Si sentì un codardo, un vile, incapace di stare accanto a Diego nel modo in cui il figlio avrebbe voluto, nel modo in cui un padre avrebbe dovuto, un padre costretto a delegare le cure all'unico figlio rimasto perché non era in grado di controllare istinto ed emozioni.

Felipe nel frattempo aveva semplicemente annuito e gli aveva letteralmente strappato dalle mani la bottiglia, gli aveva poi sorriso, intuendo lo stato d'animo dell'uomo e aveva richiuso la porta, rientrando nella camera e lasciando Alejandro solo nel corridoio a lottare contro i suoi demoni.

Alejandro però non scese di sotto, il suo posto era accanto a Diego, anche se doveva accettare che quella dannata porta si frapponesse tra loro, in fondo era questo di cui aveva bisogno suo figlio al momento.

Hernandez si voltò e si stupì accorgendosi che Felipe aveva già la bottiglia di Whiskey tra le mani

"Accidenti che velocità...." iniziò a dire

"Mio padre era già qui fuori...." lo interruppe Diego

"Come lo sai?" chiese il dottore

"Ho sentito che parlava a Felipe" rispose lui con tono controllato

Anche in quello stato non completamente lucido riusciva ad avere tutta la situazione sotto controllo, Hernandez ebbe un moto di ammirazione verso di lui, si limitò a dire "Continui a stupirmi Diego"

Il caballero sorrise debolmente.

"Ora occupiamoci della tua ferita, e non preoccuparti il tuo braccio tornerà come nuovo, potrai tornare a usarlo come prima...."

Diego non riuscì a trattenere uno sguardo minaccioso temendo che Hernandez potesse continuare la frase 

"Ora non agitarti ragazzo" lo tranquillizzò "Devo medicarti, ti fidi di me, vero?

"Claro que si, Doctor" rispose Diego, riprendendo il suo proverbiale controllo.

"Perfetto" poi rivolto a Felipe "Passami il Whiskey e prepara le bende ragazzo"

Hernandez versò il liquido sulla ferita e Diego si pentì di non aver pensato a chiedere qualcosa da mettere tra i denti, gli sfuggì un grido di dolore, cercò di trattenersi sapendo che sicuramente suo padre non era sceso al piano di sotto e avrebbe sentito, ma non ci riuscì...

Sapeva che il momento della verità era stato rimandato a sufficienza, forse era giusto così, sospirò presagendo cosa sarebbe accaduto.

La porta si spalancò ancora una volta, Alejandro, come Victoria prima di lui, aveva imposto la sua presenza nella stanza e Diego stavolta non ebbe la forza di dissimulare, Alejandrò fissò lo sguardo sulla ferita, sulle innumerevoli cicatrici e poi osò cercare gli occhi del figlio e li trovò.

"Hijo..." disse solo, senza rabbia, solo con la preoccupazione di un padre e Diego per un attimo abbassò lo sguardo "Diego, no..." supplicò Alejandro "Ti prego... non buttarmi fuori dalla tua vita, basta, ti prego..."

Diego respirò a fondo "Resta, ma chiudi la porta" non disse altro, il tono controllato, ma diverso da quello cui era abituato.

Alejandro obbedì, addirittura chiuse la porta a chiave e Diego lo ringraziò con un sorriso.

Hernandez continuò la sua medicazione, aiutato da Felipe, che sembrava stranamente abituato a svolgere le operazioni richieste dal medico.

Alejandro osservava la scena come se non ne facesse parte, come se fosse una rappresentazione di uno stralcio di vita di cui non era protagonista, la voce di Diego lo riscosse dallo stato di trance in cui era caduto.

"Appena il dottore avrà finito con me parleremo..."

Alejandro provò un misto di curiosità e di paura, davvero quella barriera che lo separava da Diego stava per sgretolarsi, davvero la nebbia che da quel pomeriggio sembrava avvolgere l'immagine dell'unico figlio che gli era rimasto si sarebbe dissolta? Poteva sperare che il sole tornasse ad illuminare il loro rapporto, o forse lo avrebbe illuminato come mai prima di allora.

Diego sembrava pronto, la sua voce decisa, ma lui era pronto? Non ne era certo, ma avrebbe ascoltato tutto quello che il suo ragazzo aveva da dirgli, gli avrebbe dimostrato che era un buon padre!

"Abbi ancora un po' di pazienza Diego" interruppe il dottore "Dovrai sopportare ancora un po' di dolore" e così dicendo versò ancora un po' di Whiskey sulla ferita.

Un altro gemito sfuggì dalle labbra di Diego, Alejandro vide la smorfia di dolore sul viso del figlio e fu subito al suo fianco "Stringi la mia mano Diego" gli disse, gli occhi non più in tempesta.

"Padre... non vorrei farti male"

"Lascia che questo povero vecchio ti aiuti, il peggio è passato, vedrai che non mi stringerai così forte, posso ancora sopportare la tua presa" sorrise

Diego incerto prese la mano di suo padre, mentre Alejandro con l'altra gli asciugava la fronte dal sudore, dovuto forse allo sforzo, forse allo stress, forse alla febbre non ancora scesa del tutto....

Hernandez versò per l'ultima volta il liquido sulla ferita "Ho finito Diego"

Il ragazzo si morse le labbra e non un lamento uscì dalla sua bocca, strinse forte la mano di Alejandro, tanto che gli fece male, anche Diego sentì le dita scrocchiare sotto la sua presa, ma Alejandro continuava a sorridergli amorevolmente, la barriera non c'era più!

"Padre..." accennò Diego, la voce poco più di un sussurro

Alejandro lo fermò con un cenno della mano "Dottore, se si riposa un po' corre qualche rischio?"

"No amico mio, mi sento di escludere la commozione cerebrale" rispose Hernandez

"Allora dormi Hijo, io sarò ancora qui quando ti sveglierai e parleremo."

Diego sorrise e finalmente più sereno si abbandonò sul cuscino e si concesse di dormire, la mano stringeva ancora quella del padre.

Felipe sorrise a sua volta, forse era arrivato il momento di togliere tutte le maschere e sperò che il prezzo da pagare non fosse così alto, anche Diego meritava di essere felice, di essere finalmente se stesso.

Hernandez lo toccò sulla spalla "Vieni Felipe, torniamo di sotto, lasciamoli da soli" poi rivolto ad Alejandro "Se hai bisogno di me resto qui alla locanda, ti lasciamo con tuo figlio" e così dicendo uscirono dalla stanza lasciando soli i due De La Vega.

Il prezzo della veritàDove le storie prendono vita. Scoprilo ora