Due

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"E ogni cosa sembra grande,
tu lasciali parlare.
E ricorda è dal dolore che
si può ricominciare "
Giusy, Ultimo

🌙

Mi sta fissando.
Non serve che parli. La tensione nel suo sguardo è già un grido.

«Vieni» dice a bassa voce.
No.

«Lasciami» riesco appena a dire.
La voce mi esce stanca, svuotata.

«Prima vieni con me.»
Non ascolta. Mai.

Mi afferra per un braccio e mi trascina in un angolo del corridoio, dietro una colonna, dove la gente non guarda. Dove non esisto.

«Che vuoi?» domando piano, tremando un po'.

«Perché parlavi con quello?»

"Quello". Non serve nemmeno un nome.
Per lui basta che sia maschio, vivo, presente.

«Perché fai sempre così?» riesco a rispondere.
Mi odio per il tono debole. Mi odio perché ho paura.

Mi ripeto che non ha il diritto.
Non può decidere con chi parlo.
Non può decidere niente.
Ma la voce nella testa è debole.

«Rispondi.»
La sua voce è gelida e tagliente.

«Il prof mi ha ritirato la verifica e cacciato fuori, perché ho suggerito a Jennette.
Poi Simon, il mio compagno di classe, ha detto che la risposta che abbiamo scritto è pure sbagliata.
Tutto qui. Finita lì.»
Mi sento il cuore martellare in gola.

Perché devo spiegargli tutto?
Perché sembra che anche i miei errori scolastici debbano passare dal suo permesso?

«Non ti credo.»

Vorrei urlargli che non ha potere su di me.
Vorrei farlo. Ma non ci riesco.

«Se non mi credi, non è un mio problema.
E comunque... non devo spiegarti niente.
Tu non sei nessuno, Joel.»

Le parole mi bruciano in bocca.
Sembrano forti, ma io non lo sono.
Le ho dette solo perché non ce la facevo più.
Ma ho già paura della sua reazione.

Ora lo farà.
Mi colpirà. Mi urlerà contro.

"Sei solo un bastardo che si crede un eroe facendomi del male."
Questo non l'ho detto.
Ma l'ho pensato. Ed è già troppo.

«Lasciami in pace...»

Mi volto. O forse cerco solo di scappare.
Ma qualcosa mi sbilancia.
Un gesto, una spinta.

Colpisco l'armadietto con la nuca.
Il colpo mi toglie il fiato.
Il mondo diventa una macchia confusa.

Quando riapro gli occhi, lui non c'è più.
Sparito. Come sempre.

«Selena!»

Una voce mi chiama.
Troppo forte. Troppo vicina.

"Basta.
Lo spettacolo è finito.
Andatevene." è quello che penso.

La testa mi pulsa. Ma so chi è.

«Jennette... mi fa male la testa.»

«Vieni, ti porto in bagno.
Appoggiati a me.»

Cerco di alzarmi. Le gambe mi tremano.
Il dolore alla schiena mi fa piegare in avanti.

«Ahia...» mormoro. «Fa male dappertutto.»
_________

Il rumore dell'acqua che scorre copre per un attimo tutto.
Jennette mi porge un fazzoletto bagnato.
Lo premo piano sulla testa, anche se il dolore pulsa più forte dentro.

Sei mia, punto e basta. Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora