"Alcune cose non si chiudono con il sangue. Si aprono. E cominciano da lì"
S. R.
🌑
Il sangue gli macchia il colletto. Rosso vivo, umido. Scivola giù dal mento spaccato, si mescola alla saliva e al sudore.
E lui... sorride.
Sebastian sorride sempre.
Anche quando lo riempi di colpi. Anche quando gli spacchi la pelle e le ossa scricchiolano sotto le nocche.
Sorride come se non gli stessi togliendo qualcosa, ma solo risvegliando qualcosa che era lì da tempo.
Non vedo più la sua faccia.
Non vedo nemmeno le mie mani.
Sono solo furia e memoria, un ronzio di dolore che mi acceca.
Colpisco per zittire tutto.
Colpisco per dimenticare chi sono, chi ero, cosa ho perso.
Lo colpisco. E lo colpisco ancora.
Un colpo al volto. Un altro alle costole. Un altro, ancora.
Sebastian non si muove più, ma io non smetto.
«Joel! Joel basta!»
Le voci sono grida.
Braccia mi afferrano alle spalle, al petto, mi tirano indietro con forza.
Ma io mordo l'aria, scalcio, mi libero.
E ancora. Ancora.
La sua faccia è irriconoscibile. I suoi occhi semiaperti, gonfi.
E lui... sorride.
Come se avesse ottenuto esattamente quello che voleva.
«JOEL, LO STAI AMMAZZANDO!»
Urla. Due, tre persone su di me. Mi aggrappano al petto, al collo, alle braccia. Mi trascinano via.
Io ringhio. Sputo rabbia.
Non smetterei mai.
Mi fermano solo quando le braccia non rispondono più, quando il fiato mi si mozza in gola e la vista si annebbia
Sebastian tossisce. Un suono orrendo, squarciato.
Sputa sangue e resta lì, steso sul pavimento.
Una pozza rossa gli si apre sotto la schiena, si allarga piano. Il respiro gli raschia in gola come se ogni boccata d'aria fosse vetro.
«Sta morendo...» mormora qualcuno.
«Chiamate un'ambulanza!»
«Serve aiuto, subito!»
Voci impaurite, voci spezzate.
Ma lui...
Lui alza una mano.
Trema. Non riesce nemmeno a sollevarla del tutto, ma è abbastanza.
«Non chiamate nessuno.»
Lo dice piano, tra i denti, sputando sangue tra una parola e l'altra.
«Sto bene.»
Nessuno ci crede.
Nessuno dovrebbe credergli.
Ma nessuno si muove.
È sempre stato così con lui.
Neanche ridotto così perde il controllo.
Neanche adesso.
Muove un braccio. Poi un ginocchio.
Ogni gesto gli costa, ma si rimette seduto. Poi in piedi.
Barcolla, le gambe molli, il fianco che perde sangue, ma lo sguardo... quello no.
Quello è lo stesso di prima.
Lucido e pieno.
Si gira verso di me.
Lento e preciso, come se anche il dolore fosse solo un dettaglio da ignorare.
Ci fissiamo.
Io con le mani ancora sporche di lui.
Lui, con la pelle a brandelli e la bocca rotta.
Ma nessuno dei due abbassa lo sguardo.
«Questa...»
La voce è un soffio tagliente.
«...è solo l'inizio.»
Fa un passo.
Il sangue gli cola dalla tempia. Zoppica, il pavimento lo tradisce.
Un altro passo.
«La guerra tra me e te, Joel...»
Si ferma. La bocca gli trema, ma non è paura.
È rabbia.
È qualcosa di più profondo, più antico.
«...è appena cominciata.»
Poi si volta.
Cammina via.
Ogni movimento un'imprecazione taciuta.
Ogni passo una promessa.
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Sei mia, punto e basta.
ChickLit[IN REVISIONE] 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗟𝗘𝗧𝗔 🌟 "Guarda soddisfatto e quel bambino ci ha sofferto tanto ma il bambino è cresciuto troppo in fretta adesso vive la vita fumando una sigaretta" Tra ferite nascoste e silenzi mai colmati, una storia...
