Sette

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"Ho paura perché sbaglio
sempre le parole"
Forse dormirai, Ultimo

🌙

Joel si avvicina alla cassettiera senza dire nulla, con quei suoi passi silenziosi e sicuri, come se sapesse esattamente cosa sta per fare, come se nulla di ciò che lo circonda fosse nuovo o sorprendente.

Io lo guardo, immobile con le braccia strette al petto, e mi sento assurda. Fuori posto, inadeguata in questa scena che sembra appartenere a un'altra persona, a un'altra vita.

Poi apre il secondo cassetto.
Lo fa con una calma spaventosa, metodica, come se fosse abituato, come se sapesse che l'oggetto che sta per toccare è proprio lì, sempre lì, ad aspettarlo.

In quel momento sento un formicolio salirmi dalla schiena fino alla nuca, qualcosa che non riesco a spiegare ma che mi costringe a rimanere lì.

E lo vedo.
Un oggetto metallico, nero, compatto, che brilla appena sotto la luce della stanza.

Una pistola.
È una pistola.
E appena lo capisco, qualcosa dentro di me si frantuma.

La testa comincia a girare, vorticosamente, come se tutti i pensieri che avevo represso in questi giorni esplodessero in una volta sola, tutti insieme, incontrollabili.

Mi assalgono senza sosta: perché ha una pistola? Perché ce l'ha qui? Perché ce l'ha proprio ora, proprio davanti a me? È normale? È solo per difesa? Oppure... no, no, non può essere quello che sto pensando, non può – eppure lo penso lo stesso, ed è questo che mi fa più paura.

Una parte di me vuole convincersi che ci sia una spiegazione logica. Semplice. Banale. Persino, che Joel abbia una pistola per motivi che non mi riguardano, che magari è di suo padre, o che sia finta, o che la tiene lì per spaventare qualcuno, per difendersi da qualcosa che io non capisco...

Ma l'altra parte, quella più nascosta e più debole, quella che nessuno ascolta mai, quella che si sveglia di notte col cuore in gola, comincia a urlare, e mi dice che non va bene, che questa cosa non è normale, che qualcosa sta per succedere, qualcosa di brutto, e che io sono nel posto sbagliato al momento sbagliato, come sempre.

«Rimani dietro la porta» sussurra lui. La sua voce è calma. Fin troppo calma. Come se avesse tutto sotto controllo. Come se nulla lo scuotesse davvero.

Eppure io vedo la tensione nei suoi occhi, nelle sue spalle, nella mascella contratta, e allora capisco che sì, anche lui ha paura, anche lui sa che qualcosa non va.

«Non ti muovere da questa stanza, per nessuna ragione al mondo, intesi?»
Annuisco.
Almeno credo.
Perché il mio corpo non mi risponde più.

Sento solo un freddo improvviso alla base della schiena, come se l'aria fosse diventata più fitta, e il pavimento più lontano, e la porta troppo piccola per tenermi davvero al sicuro da qualsiasi cosa stia per succedere.

E poi... poi un pensiero mi attraversa come un coltello.

E se non uscissi mai più da qui?
Se non tornassi a casa?
Chi se ne accorgerebbe?
Chi si domanderebbe dove sono finita?

Mi vengono in mente volti confusi, voci vaghe, presenze rare.
Forse nessuno ci farebbe caso.
Forse non subito.
Forse mi cercherebbero per un giorno, o due, e poi mi lascerebbero svanire nei racconti, nelle ipotesi, nei silenzi.

E io resto lì, con il cuore che batte a vuoto e la mente che corre troppo veloce, mentre Joel stringe la pistola e si prepara ad affrontare qualcosa che io non posso nemmeno immaginare

Sei mia, punto e basta. Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora