Otto

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"E sono sempre io,
che rovino tutto sul finale,
che allontano le persone"
Sul finale, Ultimo

🌙

Non so perché non gli ho detto di andarsene.
Avrei potuto farlo. Ne avevo il tempo. Ne avevo... diritto.
E invece sono rimasta lì, sulla soglia, con il cuore che batteva troppo forte e le mani che non rispondevano più.

Lui ha preso il telefono, e io gli ho lasciato lo spazio per avvicinarsi.
Non ho fatto un passo indietro. Non l'ho fermato.
Non ho nemmeno parlato.

C'è qualcosa nell'aria, adesso, qualcosa che mi stringe il petto e mi tiene bloccata lì, senza più fiato.
Come se ogni gesto, ogni parola, potesse rompere qualcosa di troppo sottile per essere riparato.
Come se fossi... sul bordo.

Sento la sua presenza vicina, il suo sguardo su di me.
Lo sento prima ancora che si muova.
E quando lo fa, quando fa un passo avanti, poi un altro, il mio corpo lo percepisce prima della mia testa.
Il cuore si stringe, mi pulsa nelle orecchie, come se fosse l'unico suono rimasto.

Mi parla. Dice il mio nome. Piano.
Lo dice in un modo che mi confonde ancora di più.
Non è minaccia, non è dolcezza. È... qualcosa in mezzo.
Qualcosa che non riesco a decifrare e che mi agita dentro.

Vorrei chiudere gli occhi.
O forse no.
Vorrei che lui si fermasse.
O forse no.

Non capisco più niente.

La sua mano si solleva, lenta, esitante.
Si ferma a mezz'aria, come se aspettasse un segnale da me, un permesso.
Dice che non mi toccherà se non voglio.
E io mi chiedo se davvero ho ancora il controllo su cosa voglio.

Perché il corpo mi dice una cosa, e la testa un'altra.
E poi c'è qualcosa di più profondo, che non so nemmeno nominare, che mi trattiene e mi spinge insieme.
Che mi fa paura, ma che mi immobilizza.

Non mi ha ancora toccata, ma è come se l'avesse fatto.
Sento il calore che emana, la tensione che ci unisce.
È così vicino che potrei sentire il suo respiro sul viso.
Eppure, niente si muove davvero.

Vorrei tornare indietro. O forse avanti, ma senza sentire così forte tutto questo.

Vorrei non tremare.
Vorrei non sembrare così piccola davanti a lui.
Vorrei sapere cosa fare.
Ma non lo so.

Le sue dita restano sospese.
Io non le guardo.
Sto fissando un punto dietro di lui, da qualche parte, come se bastasse questo per nascondermi.

Poi lui fa un altro passo.
Uno solo.

Il tempo si allunga, rallenta, diventa liquido.
Non riesco più a pensare.
Sento solo la pelle che brucia, lo stomaco che si chiude, la gola che non regge più.

E poi...
Il suo volto si inclina.
Piano.

Io non mi muovo.
Non faccio nulla.
Eppure dentro, è come se urlassi.

E poi succede.
Non so chi muove per primo, chi cede. Se lui si china o se sono io ad alzare appena il viso. So solo che, a un certo punto, le nostre bocche si sfiorano.
Appena.
Un istante.
Un tremito.

E poi succede di nuovo, più deciso, più vicino, più vero.
Le sue labbra sulle mie.
La sua mano che mi prende il viso.
Il suo respiro che diventa il mio.

È come precipitare in qualcosa che non conosco, eppure che mi risucchia con una forza impossibile da fermare.

Il cuore batte troppo forte, il sangue mi pulsa ovunque, e ho la testa che gira appena.

Sei mia, punto e basta. Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora