Manuel rimase in silenzio per qualche secondo, perché la verità era che una spiegazione al suo comportamento davvero non la aveva nemmeno lui.
Simone avrebbe potuto semplicemente raccontare a Dante quello che era successo con coso oppure inventarsi un'altra cazzata, avrebbe potuto anche solo evitare direttamente la domanda con un semplice "Lasciamo stare" e probabilmente Dante ci avrebbe rimuginato su soltanto un pochino. E invece no, Manuel Ferro aveva dovuto aprire la sua dannata bocca e sparare una stronzata.

-L'hai detto tu che non volevi sentì le lamentele di tu pa'-mormorò, una scrollata di spalle a contornare le sue parole per cercare di acquisire anche solo un minimo di credibilità agli occhi del più piccolo.-Prego.-aggiunse anche, il sorriso strafottente stampato sul viso che era il suo marchio di fabbrica. Simone a volte avrebbe voluto cancellarglielo da quella faccia di cazzo con un pugno (o con un bacio, ma aveva seppellito quei desideri troppo tempo prima per soffermarcisi).

-Sei proprio 'n cojone cazzo.-sbottò, con l'accento romano che veniva fuori più marcato tutte le volte in cui era esasperato dal comportamento dell'altro.

-Ma che problema c'è, Simò. C'hai dieci giorni, che n'o trovi un regazzetto da portà a casa da tu pà?-

-Ma tu devi esserti bevuto quel poco di cervello che ti era rimasto.-scosse la testa Simone, guardandolo come si guarda qualcuno che, completamente fatto di una qualche sostanza tagliata di merda, ti dice che vuole scalare l'Everest a cavallo di un unicorno.-La filosofia ti fa male Manu, t'o dico io fidate.-
Ancora il romano che veniva fuori, quell'inflessione che faceva venire voglia al più grande di afferrarlo per la felpa e infilargli la lingua in gola almeno quanto tutti quegli avverbi da perfettone che usava di solito.

-Fidate tu de me, te basta trovà uno a caso. C'hai dieci giorni ao, guardate allo specchio, te trovi qualcuno pure se n'o cerchi.-

Simone arrossì di botto all'affermazione dell'altro, schiarendosi la voce e ignorando il commento.-Manu io devo trovare qualcuno per una cena di Natale, non per una scopata in un pub. Se permetti è un attimo più complesso.-

-Seh. Se trova, se trova. Te do una mano io.-
Signore e signori, ecco a voi Manuel Ferro, che non sapeva proprio vivere senza darsi costantemente la zappa sui piedi. Ormai era chiaro a tutti e soprattutto a lui stesso, che si maledisse immediatamente dopo aver aperto bocca. Aveva appena assicurato al ragazzo di cui era innamorato da anni che lo avrebbe aiutato a trovarsi un ragazzo da presentare alla sua famiglia. In dieci giorni.

-Te sei proprio un coglione.-scosse la testa Simone.

-Seh, seh, mo non tirà troppo 'a corda però.-sorrise Manuel.

Simone sbuffò, lasciandosi cadere sul letto con un sospiro esasperato. Manuel osservò con interesse come la sua felpa si sollevasse leggermente sui fianchi con quel movimento improvviso, lasciando scoperta una porzione di pelle bianca. Distolse lo sguardo in fretta, appoggiandosi alla scrivania e cercando disperatamente qualcosa da fare che non fosse fissare il ragazzo steso a pochi passi da lui. Non ebbe bisogno di cercare a lungo perché il cellulare di Simone prese a squillare e lui si tirò su per rispondere.

-Laura, ciao!-esclamò, un sorriso dolce che gli spuntava immediatamente in faccia. Da quando aveva fatto coming out, il rapporto con Laura era cambiato, e non si poteva dire che non fosse cambiato in meglio. Laura era diventata una delle sue più grandi amiche, la sua miglior confidente e, insieme a Pin, avevano formato uno strano gruppetto a tre da cui ogni tanto Manuel si era sentito escluso durante il liceo.-Sì, siamo rientrati oggi. Certo, ci siamo.-annuì Simone nonostante l'amica non potesse vederlo.-Sta diventando una rimpatriata ao.-rise poi, scambiando qualche altra parola con l'amica prima di riattaccare.

Manuel si sedette alla scrivania, rivolgendogli uno sguardo interrogativo.

-Ci invita ad uscire stasera. Ci saranno anche Pin, Chicca, Aureliano e Matteo.-spiegò Simone.

-Vabbè, se po fare sì.-annuì Manuel, nonostante non avesse molta voglia di uscire. Non aveva mantenuto molti contatti con le persone che frequentavano al liceo, e avrebbe preferito godersi una serata a casa, ma il sorriso sulle labbra di Simone lo convinse che non sarebbe stata un'idea così malvagia.

-Avevo già dato l'ok per entrambi.-rise il più piccolo, alzandosi e mettendosi a frugare nell'armadio alla ricerca di qualcosa da mettere. La valigia era ancora abbandonata in un angolo della stanza, in attesa di essere sfatta, ma nessuno dei due aveva ancora mosso un passo in quella direzione. Manuel, in verità, non aveva nemmeno ancora messo piede in camera sua, forse ormai troppo abituato a dividere tutto il suo spazio con Simone.

-Cosa ne pensi?-chiese il più piccolo, girandosi verso Manuel con in mano un maglioncino bianco che non gli vedeva indossare dall'inverno dell'ultimo anno di liceo. Si ricordava di quell'indumento, era parte dell'outfit che aveva indossato il capodanno dell'anno precedente. Ricordava anche di aver passato la serata a fissare il modo in cui gli fasciava i fianchi stretti.

-Che ne so Simò, che te sembro Enzo Miccio?-sbuffò, per togliersi dalla testa i pensieri decisamente poco casti che stava facendo. Simone scoppiò a ridere, scuotendo la testa e borbottando qualcosa di pericolosamente simile a "coglione".

-C'hai detto Simò? Viè qua e ripeti.-lo sfidò Manuel, con la voce che voleva suonare minacciosa ma che fece solo scoppiare a ridere l'altro.

-M'hai sentito.-lo provocò il più piccolo, con un ghignetto che Manuel avrebbe voluto baciargli via. Dio, come era diventato sottone.

Prima che l'altro potesse aggiungere qualcosa, Manuel si slanciò nella sua direzione, buttando giù la sedia mentre lo atterrava sul letto e cominciava a solleticargli i fianchi.
Simone si dimenava come un'anguilla, ridendo senza fiato di quella sua risata bellissima, le fossette in piena vista e la felpa che ora era quasi del tutto sollevata, i fianchi esposti, il collo inarcato e invitante.

Prima che Manuel potesse decretare la sua condanna e cedere alla tentazione di avventarsi su quel collo con le labbra, la porta, lasciata già socchiusa, si spalancò e Dante, che nella sua vita evidentemente non aveva mai imparato a bussare, li guardò con un sopracciglio inarcato e un'espressione divertita.

-Scusate, interrompo qualcosa? Ho sentito un tonfo allucinante e volevo vedere se eravate ancora tutti interi.-si spiegò, occhieggiando la sedia che Manuel aveva fatto cadere con irruenza qualche istante prima.

Simone ansimava sotto di lui, la mani tenute ai lati della sua testa dalla stretta di Manuel, che, se ne rendeva conto a scoppio ritardato, si trovava seduto a cavalcioni sui suoi fianchi, in una posizione tutt'altro che platonica.
Si schiarì la voce e si sollevò dal figlio del suo ex professore, fissando lo sguardo sulla scrivania per non dover incontrare gli occhi divertiti di Dante o, peggio, quelli lucidi di Simone, che ancora si stava riprendendo da quell'attacco a sorpresa.

-Tutto ok, pà.-Simone su il primo a rispondere, tirandosi su e dandosi un contegno nell'abbassare la felpa fino a coprire nuovamente quei centimetri di pelle esposta.

-Lo vedo, lo vedo.-sogghignò Dante. E -Forse non dovremo aspettare fino alla cena di Natale eh?-aggiunse.
Simone rimase in un silenzio attonito, Manuel si strozzò con la propria saliva.

Quelle vacanze erano appena iniziate e si prospettavano sempre più interessanti.

Single all the way ~ SimuelDove le storie prendono vita. Scoprilo ora