Giorno tre
Cloe
I kinda wanna throw my phone across the room
'Cause all I see are girls too good to be true
With paper-white teeth and perfect bodies
Wish I didn't care
I know their beauty's not my lack
But it feels like that weight is on my back
And I can't let it go
«Uffa, ora abbiamo lezione di matematica... mi chiama sempre alla lavagna, non ha capito che io con i numeri non ci so proprio fare.»
«Io sono alla settima stagione, è la migliore. Tu a quale sei arrivata?»
«Cavolo, non ho studiato... qualcuno si offre?»
«Adoro il tuo mascara, dove l'hai preso?»
«Mi ha chiesto di vederci, come mi vesto? Sono indecisa tra gonna e pantaloni.»
«Vorrei quelle scarpe, ma i miei dicono che costano troppo. Le ingiustizie, dico.»
«Oddio, che puzza! Qualcuno apra una finestra, che qui si muore.»
«Mi hanno tolto il telefono perché ho preso tre insufficienze consecutive. È assurdo, ora non ho nulla da fare, figurati se mi metto a studiare per questo motivo.»
«Ah, ma era assente? Nemmeno me ne sono accorta, in questi giorni.»
«Seduti, ragazzi. Ora c'è lezione.» la professoressa di algebra richiamò all'ordine gli studenti, che si sistemarono al loro posto con un ovattato brusio di fastidio. L'insegnante scosse la testa, abituata alle lamentele, e iniziò a spiegare la lezione di quel giorno.
Era una frizzante mattina autunnale, caratterizzata dalle basse temperature tipiche della metà del mese di ottobre. Respirai a bocca aperta, una nuvoletta pallida sbiancò l'aria fresca.
«Come ti dicevo, mi ha scritto un messaggio, cosa dovrei rispondergli?»
«Poi mi fai copiare i compiti?»
«All'intervallo andiamo alle macchinette a prendere le patatine alla paprika? Sono le mie preferite, dovrei avere qualche moneta.»
I volti cerei illuminati dai neon sul soffitto e dagli schermi dei cellulari, gli alunni parevano disinteressati alla lezione, preferivano piuttosto chiacchierare con i vicini di banchi, limitandosi a commenti di circostanza ed evitando veri e propri legami.
Mi ero spesso chiesta se esistesse veramente l'amicizia. Se da qualche parte fosse possibile trovare quel legame indissolubile che lega due anime come fili dello stesso ricamo, in un rapporto di reciproca comprensione e affetto. Non avrei certamente trovato una risposta grazie ai classici modelli moderni.
Sospirai, osservando una danza di foglie aranciate nella brezza mattutina. A chi volevo darla a bere? La verità era che mi sentivo più sola di loro. Non solo non avevo un amico vero, ma i miei rapporti sociali si limitavano a vaghe domande scolastiche sui compiti o sulle verifiche in programma, oltre a conversazioni più variopinte con mamma.
Forse, al giorno d'oggi, rapportarsi con gli altri è più difficile, perché tra le persone è sempre frapposto un cellulare. Nessuno vive più per se stesso, ma per mostrare agli altri il valore della propria esistenza.
Ovunque fossi, mi sentivo fuori luogo. Ero il dente di leone in un campo di rose, il silenzio nella sinfonia. Ma ero pur sempre il fiore al quale si affidavano i propri desideri e la pausa che conferiva eleganza al brano.
«Per oggi abbiamo finito. Trascrivete i compiti scritti alla lavagna e studiate per la prossima volta. Buona giornata.»
«Arrivederci. Dicevamo?»
STAI LEGGENDO
La libreria dei sogni perduti
Teen Fiction[Completa / da revisionare] Lei, introversa, cuffiette nelle orecchie e lingua tagliente; e lui, solare e pensieroso, con un libro sempre a portata di mano, che trascorre i suoi pomeriggi lavorando nella vecchia libreria locale. Ed è proprio qui che...
