Giorno dieci
Alex
One day, my father, he told me, "Son, don't let it slip away"
He took me in his arms, I heard him say
"When you get older your wild heart will live for younger days
Think of me if ever you're afraid"
He said, "One day, you'll leave this world behind
So live a life you will remember"
My father told me when I was just a child
"These are the nights that never die"
My father told me
Il cielo era terso, una tavola liscia e celeste. Ogni tanto passava un aereo, che dipingeva nel firmamento una scia bianca e cotonosa. Mi piaceva seguirla con il dito per vedere dove si fermava - oppure, la guardavo sino a quando andava troppo oltre il mio campo visivo . Era un gioco che facevo da quando ero piccolo.
Ero disteso sulla terrazza, sopra un piccolo plaid verde menta che avevo sistemato sul pavimento grigio a mattonelle. Dal quarto piano del condominio, l'etere sembrava più vicino, eppure, sempre irraggiungibile. A portata di mano c'era il mio telefono: avrei potuto scattare fotografie strepitose, pubblicarle su Instagram e ricevere anche qualche bel like, ma non l'avrei fatto. Semplicemente, perché quel momento era mio, ero l'unico a poter ammirare più da vicino la purezza di quel cielo intoccabile. Niente avrebbe potuto farmi cambiare idea e spezzare la quiete di quell'attimo.
Chiusi gli occhi e strinsi la coperta tra le dita. In quel momento, la mia mente mi riportò indietro di molti anni prima, e rivissi un momento della mia infanzia.
Il cielo era un panno di velluto nero punteggiato di brillantini luminosi, che impreziosivano quel tessuto. Alcuni lucine rosse vibravano, là sopra, ad intermittenza; erano forse piccoli aerei notturni o elicotteri solitari. Da lì, potevo ammirare una pennellata della Via Lattea, che dipingeva di bianco una porzione della notte: sembrava una cicatrice fatta di polvere di stelle.
«È bellissimo, papà.» dissi, indicando con l'indice un grumo di costellazioni. «Sono tantissime! Secondo te posso contarle tutte?» chiesi, con la semplicità che contraddistingue i bambini.
Una risata goffa, che pareva un borbottio, lasciò le sue labbra baffute. «Nemmeno in una vita intera, figliolo. Però puoi vederle, puoi contarle con il cuore. Lascia che la tua anima si riempia di stelle come una lanterna si riempie di lucciole, e tienine sempre viva la fiamma.»
Papà mi abbracciò. Chiusi gli occhi e affondai il viso nel suo maglione. Sentivo il profumo del suo dopobarba al cedro, l'odore vanigliato del detersivo dei suoi vestiti, la fragranza del caffè che beveva ogni mattina.
«Un giorno la luce si spegnerà, lo sai, vero? È normale. Ma finché la fiammella sara accesa, vivi in modo pieno. Vivi ogni istante come se fosse l'ultimo, impara dai tuoi errori, sorridi al domani. Un giorno ti lascerai questo mondo alle spalle, perciò vivi una vita che ricorderai.» disse.
Poi chiusi gli occhi, e le tenebre della notte mi abbracciarono. Venivo cullato dal principio della vita.
Era trascorsi quasi dieci anni, ma il ricordo era ancora vivido nella mia mente. Una lacrima candida solcò la mia guancia, la asciugai con l'indice. Poi scossi la testa come a cambiare i miei pensieri, mi alzai, mi prepai e andai alla libreria.
Dall'ultima volta che era venuta, erano trascorsi sette giorni. Senza volerlo, ogni pomeriggio, mentre svuotavo gli scatoloni con le ultime uscite, passavo i libri sotto il lettore della cassa e spolveravo i volumi più vecchi, pensavo a Cleo. Al suo sorriso timido, che pareva non spuntare sul suo viso da troppo tempo; alle sue dite lunghe e affusolate; al suo chignon sbilenco e spettinato dal quale sfuggivano sempre delle ciocche di capelli; al mondo in cui stringeva i libri come se ci si aggrappasse per vivere. E forse era proprio così, pensai.
«Ciao.» mi voltai e la vidi, acciambellata sulla poltrona color vinaccia, che mi osservava curiosa. Aveva uno sguardo inquisitorio ma al contempo timoroso, come se avesse paura di ciò che avrebbe potuto vedere.
«Ehi.» esclamai, sedendomi accanto a lei. «Faccio una pausa!» urlai al vecchio John, che rispose con un sbuffo. «Come va?» chiesi, passandomi una mano tra i ciuffi castani.
«Ci pensi mai al futuro?» domandò all'improvviso, schivando la mia domanda.
Annuii. «Sempre. Ci pensavo proprio stamattina, sai? Non so per quale motivo, ma mi è tornata in mente una cosa che mi aveva detto mio padre un po' di tempo fa. Hai presente la canzone The nights? Ecco, qualcosa del genere.» Presi in mano il cellulare e cercai il brano su Youtube. Accesi a basso volume.
He said, "One day, you'll leave this world behind
So live a life you will remember"
My father told me when I was just a child
"These are the nights that never die"
«Capisco...» mormorò lei pensierosa. «Io non so più se credere al futuro, sono stanca di affidarmi a speranze che non si avvereranno mai. Sono stanca di credere che tutto vada bene, perché questo mondo è sempre più inquinato dal petrolio e dalle discriminazioni. Si parla tanto di progresso, ma io non vedo altro che guerre e minacce nucleari, obblighi di una società retrograda con gli occhi chiusi, discriminazioni di ogni tipo e disastri climatici. È questo ciò che ci rimane.»
Un singhiozzo, e poi scoppiò a piangere. Non l'avevo mai vista così. Avevo sempre pensato che fosse una ragazza forte, una di quelle persone che si tengono tutto dentro senza mai scoppiare. Ma la verità era che il suo cuore era di cristallo, e continuava a perdere frammenti. Silenziosamente, mi avvicinai a lei e la abbracciai. Profumava di buccia d'arancia e chicchi di caffè. Cleo appoggiò la testa sulla mia spalla e si fermò.
«Scusa.» disse. «Sono così egoista...» cominciò.
«Hai paura, e non c'è niente di male. È normale. Per cambiare davvero le cose, devi essere la prima a crederci.»
«Grazie...» mormorò. «Sei un vero amico. Sei la prima persona di cui mi fido dopo tanto tempo.»
Socchiusi gli occhi e le cinsi le spalle con il braccio. Eravamo amici, e si fidava di me. E questo, questo mi bastava.
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La libreria dei sogni perduti
Teen Fiction[Completa / da revisionare] Lei, introversa, cuffiette nelle orecchie e lingua tagliente; e lui, solare e pensieroso, con un libro sempre a portata di mano, che trascorre i suoi pomeriggi lavorando nella vecchia libreria locale. Ed è proprio qui che...
