"Mi deve qualche spiegazione o finirò per impazzire."
"Buongiorno anche a lei signorina Elizabeth. Suvvia parli pure, nessuno vorrebbe vederla diventare matta." Il preside mi rivolge il suo sguardo incuriosito.
Porgo sulla sua scrivania le scarpette di stoffa. "Sono davvero mie?"
Colgo un movimento impercettibile dei suoi occhi, poi torna neutro.
"Oh... E così ha già conosciuto il sommo Salazar." Commenta, arruffandosi la barba.
Passano pochi secondi, prima di arrestare i suoi passi. "Si, queste le appartengono." Ogni singola parola viene pronunciata con attenzione.
"Bene... Aspetti.... COSA?" Altra pausa di silenzio e vedendolo non intenzionato a proseguire, sputo domande a raffica esortandolo a darmi delle spiegazioni. "Chi me le ha date? Perché sono mie?"
Il professore smuove la mano, facendo segno di respirare e calmarmi. Ottenendo in me l'effetto contrario.
"Bene, ormai è inutile fare finta di niente. Ebbene sì signorina Longwood. Le scarpette sono sue, ed è stata sua madre in persona a cucirle." Spiega pacato, come se mi stesse parlando del tempo, mentre io sento la testa vorticare confusa.
"M-mia madre? C-che vuol dire? Lei conosce mia madre?"
"I suoi genitori erano studenti di questa scuola Elizabeth. Anche loro possedevano il cristallo, ecco perché lei stessa è stata in grado di averne uno." Si aggiusta gli occhiali, prendendo dalla sua scrivania una chiave.
"Cosa?" Mormoro appena, incredula di quello che le mie orecchie avessero appena udito.
"Venga con me."
Così mi ritrovo ad osservare la mantella bianca e oro che raggiunge uno scaffale pieno di polvere e libri usurati dal tempo.
Ma rimango sbalordita quando dopo averci soffiato su, uno di quei libri si apre, rivelando una serratura, perfetta per la chiave presa precedentemente.
La inserisce, girandola. Il muro poco più in là sembra prendere vita, mentre i suoi mattoni si organizzano lasciando un varco, per permetterci di oltrepassarlo.
Il piccolo tunnel termina pochi passi dopo una stanza, ma che dico stanza... questo sembra un museo di quadri.
"Le presento la stanza dei ritratti." Giro su me stessa più volte, con la testa rivolta all'insù ad ammirare una torre così alta da non riuscire a scorgerne il tetto. Quadri che ritraevano gente a me sconosciuta tappezzavano ogni centimetro di parete.
"Ma è infinita!" Esclamo in preda allo stupore.
"Ha detto bene. È infinita. Un incantesimo ovviamente. Fatto da me medesimo." Gongola orgoglioso del suo operato. "Qui trova raffigurati tutti coloro che nel corso dei secoli fecero parte di questa accademia e lasciarono un segno!" Si rivolge nuovamente a me, guardandomi da dietro i suoi occhiali.
"Quindi, mi ha portata fin qui, perché ci sono anche i miei genitori rappresentati?" Deduco, trovando la sua conferma.
"Se espetta un attimo, ho qualcosa per lei." Scompare, nel nulla. Poi riappare poco dopo, facendomi fare qualche passo indietro per lo spavento.
Mi porge una piccola pergamena, invitandomi ad aprirla.
Con mani tremanti slego il fiocco bordeaux, sentendo un sapore salato sulle labbra a causa di una lacrima che solitaria mi solcava la guancia, alla vista di quel ritratto.
"Loro sono..."
"Sono i suoi genitori, i signori Longwood. Lei è LAVINIA EVANS vostra madre, e questo signore qui è vostro padre CALIX LONGWOOD. Invece, quel fagottino che tengono amorevolmente tra le braccia è proprio lei mia cara."
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DIAMANTE ROSSO
FantasiJeon Jungkook Elizabeth Longwood QUARZO - ZAFFIRO - SMERALDO - RUBINO E poi c'è il DIAMANTE ROSSO, diverso da tutti, ma proprio per questo speciale. Elizabeth scoprirà di essere più di un'orfana, qualcosa di grande che avrà paura a gestire. Ma non...
