Senza spazio di salvezza

77 8 7
                                        

[Novelette vincitrice del premio Wattpad "Facciamo in fretta - 2^ edizione"]

«La mia vita è soave
oggi, senza perché;
levata s'è da me
non so qual cosa grave... »
(Guido Gozzano, "I colloqui")

L'aveva sognato di nuovo? Non riusciva a ricordarlo. Si era svegliata troppo in fretta e non le era rimasto niente. Solo un presentimento, scomodo come un vestito fradicio appiccicato alla pelle. In più, si era addormentata col buio e si era svegliata col sole, e l'alba la disorientò quasi più del sogno dimenticato. Vedere Federico seduto di fianco a sé contribuì ancor meno a riportarla alla realtà; qualunque cosa fosse accaduta nella sua testa durante le due ore appena trascorse, era sicura del fatto che ci fosse anche lui. Un fantasma non sarebbe riuscito a turbarla di più, in quel momento. Lo guardò rimettersi gli occhiali, che aveva lasciato appesi all'orlo della maglietta per paura di perderli da qualche parte, e si ritrovò a chiedersi se li avesse addosso anche nel sogno. Si era addormentato anche lui, comunque. Gli occhi azzurri erano piccoli e arrossati, i corti capelli biondi appiattiti dietro la testa.

«Che c'è?» Federico le stava sventolando una mano davanti al viso. «Lena?»

«Nulla. Guardavo fuori dal finestrino.»

Un neonato, qualche fila più avanti, non stava risparmiando il fiato nel tentativo di sovrastare l'annuncio del comandante. A giudicare dal suo evidente disappunto, doveva essersi appena svegliato anche lui.

«Signore e signori, la nostra compagnia vi dà il benvenuto all'aeroporto De Gaulle di Parigi. L'ora locale è 07:33 AM e la temperatura all'esterno è di 9 gradi Celsius. Vi auguriamo una buona permanenza. Dal comandante e il suo equipaggio, grazie per aver volato con noi.»

L'annuncio venne ripetuto in inglese e in francese, dopodiché la spia luminosa si spense e Maddalena e Federico si slacciarono le cinture.

«Hai sentito Samuel prima di partire?»

«Che cosa?»

Tirava un vento gelido sulla pista d'atterraggio, e dalla cima della scaletta sembrava di essere sul ballatoio di un faro, dodici metri più su della scogliera vessata dal tifone. Ma Maddalena aveva sentito benissimo.

«Ti ho chiesto se hai già sentito Samuel», ripeté Federico dallo scalino davanti al suo. Alle spalle di Maddalena, qualcuno, scendendo i gradini, le aveva quasi sfilato la scarpa. Si aggrappò allo zaino di Federico per non cadere e l'altro traballò sul posto per qualche secondo. Gli occhiali gli scivolarono sulla punta del naso, ma li riafferrò appena in tempo.

«Scusa», gli urlò all'orecchio Maddalena, per farsi sentire al di sopra del vento, «Ho cercato di chiamarlo prima di salire sull'aereo, comunque, ma non mi ha risposto.» Bugia.

Ai piedi della scaletta, il vento le ruzzolava attorno alle gambe nude come un animale selvatico. Ma non fu il freddo a farla rabbrividire.

Ripensò a quando erano fermi all'aeroporto di Bologna, in attesa del loro diretto per Parigi, Federico un po' più indietro, ancora fermo ai controlli, Maddalena seduta al gate. Erano le sei in punto e settembre aveva già cominciato a mangiarsi le ore di luce. Le piste, al di là dei vetri dell'aeroporto, erano formicai brulicanti di lumini nella penombra del primo mattino. Maddalena aveva in mano il cellulare. Era spento e lei fissava lo schermo nero, o il riflesso dei propri occhi stanchi nello schermo nero, o i frammenti di persona che lo schermo nero rubava da chi le sedeva accanto. Non riusciva a distogliere lo sguardo, come per paura che potesse riaccendersi da solo e, così, tentarla. No, non avrebbe scritto a Samuel. Tanto meno gli avrebbe telefonato. Non si fidava di lui. Non si fidava già più quando avevano quattordici anni. Conosceva gli orari, conosceva il posto. Aveva una copia della prenotazione sulla sua mail personale. Se fosse venuto, come aveva detto che avrebbe fatto - con grande e inaspettato entusiasmo - allora si sarebbero incontrati direttamente a Parigi. Se si fosse tirato indietro all'ultimo minuto, lei e Federico lo avrebbero scoperto allo stesso modo: arrivando in albergo, constatandolo di persona. Nessuna anticipazione, nessun lungo intermezzo tra il De Gaulle e Place d'Italie per lasciare che la delusione si sedimentasse abbastanza da rovinarle il resto del viaggio con Federico. Maddalena sapeva come doveva giocare quella partita. Per ora, doveva solo rimanere sulla difensiva il più a lungo possibile. All'altro capo della scacchiera, il suo cuore era un gran maestro, un avversario ben al di sopra delle sue possibilità, nel bene e nel male. In quella situazione, muovere bene significava prendere tempo, e quel tempo era calcolato in base a quanto in fretta e quanto intensamente le sue emozioni rispondessero ai singoli eventi che si era prefigurata potessero verificarsi. Era un gioco d'attesa e di probabilità. A questo turno, che alla fine dei conti Samuel si presentasse o meno, Maddalena doveva preferire il silenzio e l'ignoranza: ne avrebbe guadagnato trentadue minuti in più di serenità. Che non erano pochi affatto.

Spettacolo per una personaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora