Il grammofono suonava una delle canzoni preferite di Katsuki, piccolo stratagemma che il verdino era solito applicare in quelle serate in cui combinava qualcosa di "sconveniente".
Insieme alle parole che graffianti uscivano dall'amplificatore, Izuku cantava con il cantante mentre se ne stava sdraiato su quel letto ricoperto di lenzuola di cotone, morbide a contatto con la pelle.
La biancheria in raso azzurro, sfiorava appena la sua pelle e le calze sorrette dalla giarrettiera che al biondo piaceva tanto, fasciavano le gambe del minore con eleganza, rendendo lo spettacolo per il boss, che aveva appena spalancato la porta della sua stanza, un vero sogno libidinoso.
I piccoli piedi del ragazzo calzavano ancora i tacchi che aveva indossato sul palco ed erano il colpo di grazia che costrinsero Katsuki ad afferrarsi la cravatta per il nodo ed allentarla, riuscendo finalmente a deglutire quel groppo che gli si formava ogni volta che vedeva quel ragazzo con solo l'intimo addosso.
«Dammi un bacio su cui costruire un sogno.» cantava Izuku ondeggiando i fianchi facendo muovere le culottes e lasciando che s'intravedessero così la forma rotonda delle sua natiche.
«E la mia immaginazione si svilupperà su quel sogno.» rispose il biondo sfilandosi la giacca e le fondine con le pistole. Le bretelle fatte scivolare giù dalle spalle mentre il minore si girava e accavallava le gambe lasciando una libera visuale delle sue forme.
Izuku sollevò l'indice facendo un gesto inequivocabile chiamando a sé il maggiore, la camicia abbottonata solo a metà, eccitato dal giovane. Il suo ginocchio si posò sul materasso, sprofondato leggermente sotto il suo peso, mentre afferrava con la mano una caviglia del verdino, accarezzandola con il pollice stando ben attento a come gli occhi di lui, sempre così fermi e impassibili quando erano insieme, si accendessero per quel minimo tocco, illuminandosi di eccitazione, esattamente come prima, quando erano ancora dietro le quinte del locale.
Osservando quel labbro ancora coperto dal rossetto finire fra i denti mentre le spalle si chiudevano leggermente in avanti, come se le braccia volessero spingersi aventi per afferrare il bionda, ma non trovando abbastanza coraggio per farlo.
«Lasciami una cosa prima di separarci.» cantò ancora Katsuki facendosi più avanti, aprendo le gambe del minore e mettendosi in mezzo, «Un bacio su cui costruire un sogno.» e con quelle parole diede un bacio sulla coscia di lui, in quel punto scoperto dalle calza e dalla biancheria.
«Quando sarò solo con le mie fantasie, sarò con te.» rispose con un sonoro gemito Izuku, le unghie affondate nelle lenzuola e gli occhi spalancati a fissare il soffitto, mentre sentiva la mano di lui infilarsi sotto le culottes e infilarsi dentro di lui con un dito.
«Come ti chiami?» chiese Eijirou accarezzando con la mano, la schiena del ragazzo seduto in braccio, mentre con l'altra versava due generosi bicchieri di vodka, non quella brodaglia annacquata che di solito veniva servita ai clienti, ma la riserva personale di Katsuki, rubata per quell'occasione.
«A cosa ti serve sapere il mio nome? Dopo questa sera non ci vedremo più.» rispose il bicolore afferrando il bicchiere che gli veniva offerto e svuotandolo con un singolo colpo.
L'espressione di disgusto su quel volto fece capire al corvino quanto quel giovane fosse inesperto di quel mondo e troppo abituato al semplice vino che di solito servivano in quei country club frequentati da ricconi.
«Devo sapere chi mi sto per fottere questa notte.» continuò il maggiore vedendolo deglutire con forza, «E mentre lo farò...» disse sfilandogli la camicia dai pantaloni, per andare subito a toccare quella pelle bollente, «...griderò il tuo nome, come tu griderai il mio.»
«Shoto.» ansimò l'altro serrando le gambe, vano tentativo di nascondere l'eccitazione che gli sconvolse il bacino.
«Bene Shoto.» la voce roca mentre si avvicinava a baciargli la mascella, «Io mi chiamo Eijirou. Ricorda che devi gridare il mio nome mentre ti riempirò con questo.» e gli afferrò la mano per posarsela sul membro eretto.
Lo stupore si dipinse sul volto del bicolore, che troppo scioccato per il gesto irruento, non riuscì a spostare la mano, sentendo sotto le dita quanto duro ed enorme fosse quella parte del corpo.
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Get Out Here
FanfictionNew York sta affrontando gli anni del proibizionismo e la malavita risolve alla mancanza di alcool aprendo locali di malaffare. È lì che si svolge la nostra storia. Storia brevissima, pochissimi capitoli.
