03

233 31 5
                                        

La tenda che separava gli astanti dal palco calò nascondendo il verdino a tutti, tranne che alla band e al pianista, che notando il suo sguardo, ora lontano dai riflettori, si rivelava colmo di terrore, si apprestò a circondarlo con le sue braccia, scaldandolo con la sua mole di muscoli che a stento riuscivano ad essere contenuti in quella camicia bianca semplice, usata per non patire il caldo durante la performance.

«Eiji...che canzone mi hai fatto cantare?» chiese il cantante afferrandolo per le bretelle che segnavano il petto gonfio, «Kacchan...lui sembrava volermi uccidere.»

«Non ti preoccupare Izuku, era solo uno scherzo.» rispose mostrandogli uno sorriso smagliante, i capelli neri a celare in parte gli occhi, rossi, ma non come quelli del boss i cui gli ricordavano il sangue che versava quasi ogni giorno per per strade della città, ma come quelle calze che la mamma gli faceva mettere sopra il piccolo camino dell'unica stanza che fungeva loro da casa, quel periodo bellissimo dell'inverno in cui sarebbe arrivato babbo natale.

Era un rosso allegro ai suoi occhi, identico a quello del papillon che aveva annodato attorno al collo in quel momento e che avrebbe voluto afferrare per far chinare in avanti quell'energumeno fin troppo alto, nonostante lui portasse un paio di tacchi alti.

«Uno scherzo?» chiese quasi isterico il verdino, allontanandolo per poterlo guardare in volto, «Io non valgo quanto te per lui. Può uccidermi per colpa del tuo scherzo.»

«Deku.» gridò la voce del bosso da dietro le quinte del palco.

Gli occhi di Izuku si riempirono di rassegnazione mentre raddrizzava le spalle e si avviava verso quel separé che per lui significa o la morte, oppure una gran brutta nottata, a seconda dell'umore in cui lo avrebbe trovato, ma prima che potesse svoltare l'angolo per trovarsi faccia a faccia con il boss e i suoi indomabili capelli biondi, celati sotto un cappello in feltro nero, la mano di Eijirou, il pianista, si posò sulla sua spalla fermando il suo tacchettare.

«Allora boss?» chiese lui voltando il separé al posto del minore, «Ti piace la mia canzone?» il ghigno sul suo volto era ferale e fece grugnire di irritazione Katsuki che incrociò le braccia al petto, sollevando il mento per poterlo guardare bene in volto.

«Sei un grandissimo pezzo di merda, lo sai capelli di merda?» domandò a sua volta il biondo che stava ancora riflettendo se estrarre la pistola, ma per usarla su di lui invece che sul verdino che non si era ancora fatto vedere.

«Per tutte le volte che me lo hai detto, credo di averlo capito per bene.» disse con una risata soffocata il maggiore per poi posare un braccio attorno alle spalle del capo, «Ma che faresti senza di me?»

«Di pianisti migliori di te, se ne trovano a centinai. Ricordatelo che sei qui solo per quegli stupidi muscoli che ti ritrovi.» rispose il biondo punzecchiando con un dito sull'enorme pettorale.

«So perché ti piacciono così tanto i miei muscoli.» sussurrò il corvino chinandosi in avanti fino ad avere le labbra ad un soffio dall'orecchio dell'altro, soffiandoci sopra e scatenando in lui milioni di brividi che avrebbero potuto smascherare la sua faccia perennemente incazzata, se solo qualcuno avesse potuto vederlo in quel momento.

«Sparisci pezzo di merda, torna a fare il tuo lavoro. Quello vero.» e lo scacciò con uno scappellotto sulla nuca che non gli fece nulla, ma che servì solo a Katsuki per riprendere il controllo di sé, mentre Izuku che invece aveva cercato di riprendere contegno, non sentendo l'ultimo scambio di battute dei due, si palesava a loro nella più completa impassibilità.

Get Out HereDove le storie prendono vita. Scoprilo ora