4. RINASCITA

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Le tre cugine andarono ad un bar, non a quello del Maciniere per ovvi motivi.
Il nuovo bar era molto grande aveva tanti tavoli dentro e fuori.
Era moderno, per i quadri che c'erano e perché aveva due spazi uno con i tavoli all'interno, macchinette slot nell'altra casa nella sala chiusa per privacy.

C'erano due vani. Il vano di destra e quello di sinistra.
Su quello di destra c'erano i vari frigoriferi che contenevano ghiaccio chimico, ghiaccio per cocktail o anche vari dolci.
Un altro frigorifero che in un bar non può mancare è quello per i gelati Algida o Sammontana. In fondo a destra il bagno sia per gli ospiti che per il personale.
C'era sulla sinistra il vano per baristi che avevano divise molto carine. C'erano vari fiocchi, delle coste beige e un grembiulino sul lato posteriore. Sembravano addirittura ad un ricevimento antico. Loro avevano a disposizione anche i vari liquori da servire per i cocktail, la macchinetta del caffè e la macchinetta per il ginseng.
La giovane Aelita ne fu completamente rapita. Si sentiva affascinata da quell' ambiente. Non solo, le infondeva fiducia anche il proprietario, una persona molto a modo. Non si conoscevano però sentiva che di lui si poteva fidare.
Era un uomo sulla cinquantina, alto, un po' robusto, aveva i capelli neri e gli occhi castani, un bell'uomo. Trasmetteva voglia di lavorare e empatia verso gli altri. Anche i ragazzi che servivano erano gentili e molto efficienti. Si vedeva che facevano bene il loro lavoro.

Aelita e Sammy si accomodarono. Parlarono un pó del più e del meno e poi dissero a Lucia delle ultime novità romane. Le spiegarono che un uomo del luogo aveva dato loro la casa gratuitamente.
Aelita era un pó infastidita dall'argomento Maciniere, infatti tergiversava.

"Senti senti... Ci devi dire qualcosa?"

"No. Veramente no, perché?"

"E lo chiedi anche ah. Secondo me devi." Disse Sammy.

"Ragazze tutto ok?...Che mi sono persa?" Chiese Lucia un pó sconvolta.

"Io sono andata a cena con Adriano il figlio del Maciniere, lui ci ha dato casa.
Ecco... Non c'è stata solo la cena, c'è stato anche il dopocena...."

"E..... Allora?"

"Ecco. L'ho lasciato stamattina, non voglio legarmi. Non mi va. Sono un'anima libera. Mi conoscete."

"Invece hai paura e sei fragile. Altro che anima libera, lo so io e lo sai anche tu. È inutile." Disse Sammy col tono rassicurante.

"È che io non me la perdono. È questo il vero problema capite?"

".... Mi sono persa molte cose allora.... Tu la più spensierata improvvisamente cadi giù, che hai?" Disse Lucia.

"Scusate. Sono una cretina."

"Non te ne andare. Aelita dai. Spiegaci."

"Quando avevo sedici anni e ero ancora a New York mio padre non aveva lavoro quindi non sapendo cosa fare voleva che noi non facessimo nulla. Doveva provvedere lui.
Io però volevo aiutarlo."

"E quindi... Che hai fatto ohi"

"Me ne sono fregata e sono andata a lavorare.
Quello che fa scandalo è che ero una ragazza immagine, che è entrata facilmente nel giro della droga e della prostituzione, uscendone da sola, pulita, senza essere salvata da nessuno, come dicevano alcuni uomini."

"Maaa. Non lo sapevo. Mi dispiace! Perché lo hai fatto? Cioè proprio quello dovevi...?"

"È che non avevo idee ma soprattutto non avevo tempo. Volevo che mio padre potesse essere di nuovo ricco e subito. In qualche modo volevo soldi facili, volevo rendere la mia famiglia ricca come prima e poi sinceramente io sapevo cosa facevo. Ero bella, sapevo di piacere e quindi il tassello da sacrificare ero io. Ovviamente l'ho fatto per una cosa più grande." Mentre raccontava, pianse.

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