POV JUNGKOOK:
<Come potrai guardarmi con gli stessi occhi?>
Dopo aver pronunciato questa frase perde i sensi, chiudendo gli occhi, tra le mie braccia ed io non so come reagire di fronte questa reazione.
Cosa è successo? Di cosa parlavano lui e il nano? Perché Jimin mi è sembrato spegnersi di fronte la notizia ricevuta? Cosa mi sta nascondendo e soprattutto… perché adesso non si Sveglia?
Sono ben consapevole che si tratti di una reazione ad una notizia scioccante ma non riesco a rimanere tranquillo, soprattutto quando a guardarlo con i miei stessi occhi preoccupati, è un uomo che non sia io.
Un alpha che non sia io.
Mi piego sulle mie gambe e aiuto Jimin a distendersi, dolcemente, lungo il divano e per poterlo coprire con una leggera trapunta, onde evitare colpi di freddo indesiderati. Percepisco gli occhi dell’Alpha bruciarmi la schiena, quindi mi giro ringhiando e sussurrando per non disturbare il sonno di Jimin e sputo freddamente :<cosa ci fai ancora qua?>
Lui distoglie lo sguardo dal mio per riportarlo sul corpo del mio omega che io, prontamente, mi assicuro di coprire da sguardi indiscreti e lui sbuffa:<Jeon adesso io e te abbiamo bisogno di parlare>
Alzo un sopracciglio:<di cosa mai avremo bisogno di parlare, Min?>
Si guarda in giro e sempre sussurrando e risponde:<possiamo spostarci? Adesso è meglio che Jimin riposi>
Lancio un’ultima occhiata preoccupata al mio omega disteso e mi rialzo, con sguardo truce, per indicare al nano, il percorso da seguire per raggiungere la cucina. Una volta entrati, mi avvicino al bancone e noto la tazza di caffè, ancora intatta e per un sano senso di buona educazione, chiedo:<non hai bevuto il tuo caffè, vuoi che lo rifaccia?>
Lui scuote la testa e si siede sullo sgabello di fronte la mia figura:<vorrei arrivare al dunque>
Sbuffo, sorridendo scocciato:<quale sarebbe il tuo dunque?>
Mi spiazza con la sua domanda:<cosa siete tu e Jimin?>
Mi irrigidisco e mi rendo conto di dover formulare una risposta adeguata prima di far sorgere ulteriori dubbi ma sempre la sua voce roca e profonda, mi precede:<avete avuto l’imprinting, non è vero?>
Mi immobilizzo ed ogni pensiero che credevo potesse risultare abbastanza reale come spiegazione, va in fumo:<come dici, scusa?>
Lui porta entrambe i gomiti sul bancone, poggiando il suo viso su una mano mentre con l’altra, si tocca il labbro pensieroso:<non sono un idiota ed inoltre conosco Jimin da quando è nato e so quando c’è qualcosa che non va. Da quando ti ha incontrato è cambiato, i suoi occhi sono più vivaci, la sua voce più squillante del solito, il suo sguardo Esprime quanta voglia abbia ancora di vivere. Per non parlare del suo odore, ancora più dolce e con una punta di freddo intenso che al solo inspirarlo, vengono i brividi ad->
Non posso ascoltare oltre. Sbatto un pugno contro il bancone facendolo sussultare e ringhio:<credo tu abbia espresso fin troppo a fondo il concetto, potresti anche evitare i dettagli e e smetterla di parlare così del MIO omega>
Nei suoi occhi attraversano lampi di sofferenza e poi di profonda amarezza:<dunque avevo ragione…>
Avevo promesso e ho tentato di mantenere il segreto, soprattutto con lui ma come potevo accettare di buon grado i suoi apprezzamenti su ciò che mi appartiene, ciò che è mio? Annuisco e stringo il pugno ancora chiuso sul bancone tra i nostri corpi:<mi aveva fatto promettere di tenere la bocca chiusa ma adesso sono stanco di vederti mettere le tue luride manacce su di lui e i tuoi occhi viscidi posarsi sulla sua figura. Ci siamo trovati, il destino ci ha scelti ma la cosa ancora più assurda è che io l’avrei voluto anche se non avessi avuto questo legame indissolubile. Sarebbe stato mio a prescindere, quindi, Min, se davvero ci tieni un minimo a lui come tanto decanti, tieni la bocca chiusa e aspetta che si riprenda per poter parlarne con lui>
Sbuffa e sorride ed io mi innervosisco ancora di più:<Jeon perché dovrei tenere la bocca chiusa? Tu sei il maggior sospettato dell’omicidio di tua moglie nonostante sia stato sollevato da ogni sospetto ma a me chi mi assicura che questo non sia tutto un tuo piano? Che tu non abbia visto in precedenza Jimin e ti sia invaghito di lui al tal punto da desiderare la morte della tua defunta moglie?>
Vorrei un po’ ridere per la sua teoria assurda ma il sentimento che più mi preme di essere esternato è la furia cieca. Mi alzo di scatto e batto entrambe le mani contro il povero bancone che sembra implorare pietà.
Ringhio:<certo perché sarebbe da sciocchi lasciare semplicemente la propria moglie per avvicinare un altro, vero? Devo aver a forza dovuto inscenare questo macabro teatrino per poter semplicemente avere qualcuno. Min, forse questi metodi li adotti tu, non di certo io>
Si allontana da me e si poggia comodamente contro lo schienale dello sgabello, portandosi indietro i capelli corvini che, lunghi, ricadono davanti ai suoi occhi:<furia calmati. Lo so che non sei stato tu e mi fido del sesto senso di Jimin ma voglio solo avvisarti>
Lo guardo in attesa e lui fissa i suoi occhi freddi nei miei:<lo amo. Non lo nego ma lo amo oltre ogni ragione logica. Lo amo anche se so che lui non potrà ricambiare perché ha questo assurdo legame con te ma sappi che se solo tu lo fai soffrire te la dovrai vedere con me e non sai di cosa sono capace>.
Inizialmente ho provato a prendere un profondo respiro per calmarmi e ho provato a contare fino a dieci ma il mio lupo, ha completamente ignorato ogni mia azione logica prendendo il sopravvento e facendomi avventare sul corpo dell’Alpha che ha pensato di esprimere tali pensieri senza la paura di rischiare la propria vita. Lo prendo per il collo e riesco a sentire le zanne uscire per poter affondare nella giugulare pulsante dell’Alpha sottostante a me, lui cerca di divincolarsi e nonostante la sua forza disumana, io sono nettamente più forte ed incazzato. Quindi mi avvicino e lo azzanno, facendo schizzare il sangue contro le piastrelle colorate d’azzurro della cucina ed un urlo sovraumano del ferito aleggia nell’aria ma riesce a liberarsi con una spinta ed allontanarsi sempre più da me e in affanno e ancora fuori controllo, urla:<Alpha, cosa ti viene in mente? Sei un folle>
Mi pulisco violentemente le labbra dal sudicio sangue e ringhio:<non posare mai più i tuoi occhi sul mio omega o sai quale fine farai, hai appena avuto un assaggio! Intesi? >
Si alza e cerca un fazzoletto per poter tamponare il sangue che fino a poco fa, usciva a fiotti e adesso, grazie alla nostra capacità di guarire in fretta, sembra aver smesso.
Sorride amaramente:<l’omega che tanto dici di volere adesso, è disteso senza sensi nell’altra stanza e tu.. Invece di preoccuparti del motivo per il quale si trova in quella situazione hai ben pensato, di voler marcare il tuo territorio come se Jimin fosse un fottuto oggetto da contendere>
Mi irrigidisco e le zanne arretrano senza che io abbia mosso un muscolo e tutto questo a causa delle parole che ha appena sputato acido il nano e che mi ha fatto rendere conto del mio egoismo ed egocentrismo. Jimin non sta bene e ha bisogno palesemente del mio aiuto, dell’aiuto suo alpha.
È forte, caparbio, intelligente ma ha bisogno pur sempre dell’appoggio di chi dovrebbe passare il resto della sua esistenza con lui ed io invece mi sono comportato da bastardo insensibile quale sono. Perso tra i miei pensieri, vengo interrotto di nuovo dalla voce fastidiosa del nano che adesso mi sovrasta con sguardo vittorioso:<Jimin non sa cos’è l’amore, ovvero l’ha scoperto grazie ai suoi cazzo di genitori adottivi e quindi caro alpha del cazzo, se tu hai davvero intenzione di proteggerlo metti da parte il tuo ego e diventa qualcuno per cui vale la pena amare>
Alzo di scatto lo sguardo e lo fisso. Va bene, ha ragione, il mio atteggiamento è stato discutibile ma non ho bisogno Della paternale da parte di uno che si nasconde dietro il proprio lavoro per frequentare la persona che dice di amare. Sorrido amaramente, mi avvicino lentamente e lo prendo per un braccio per poi condurlo sull’uscio della porta e gettarlo fuori. Lui cade ed io dall’alto ringhio:<non ho bisogno di te per capire come comportarmi con il MIO omega perché Min, tu potrai atteggiarti a paladino ma alla fine quello che lo stringerà, sia tra le lenzuola che fuori, sarò io e solamente io> e così dicendo gli sbatto violentemente la porta in faccia e a passo felpato, mi avvicino a Jimin ancora privo di sensi.
Mi abbasso alla sua altezza e dolcemente gli sposto i capelli che ricadono davanti il suo viso etereo.
Dio, quanto è bello.
Non smetterò mai di pensarlo e di dirlo. Le sue labbra voluttuose socchiuse non fanno altro che far accrescere in me la voglia di farlo mio, possederlo e sentirlo mio una volta per tutte ma mi do uno schiaffo per costringermi a rialzarmi ed allontanarmi dalla tentazione che emana il corpo morbido e tonico del mio omega disteso. Che poi, Cristo, è svenuto, ha perso i sensi e chissà quanto scioccante sia stata la notizia ricevuta ed io cosa vado a pensare? A volermelo scopare? Faccio ribrezzo, mi odio.
Mi costringo ad allontanarmi con umore nero a causa dei miei sensi di colpa e della mia coscienza che mi urla di non essere degno del mio compagno e vado a farmi una doccia fredda sperando di poter lavar via tutto il sudiciume che è pregno su e in me. Ahimè, una doccia non basta per poter far venir via il lerciume che fastidiosamente si annida tra le mie cellule ed il mio stesso essere. Mi guardo allo specchio e mi vedo cambiato e non intendo fisicamente. I miei capelli corvini sono sempre gli stessi, lunghi e folti, la mia mascella scolpita e dura, le mie labbra a cuore e rosse, i miei occhi scuri ed intensi; sono elementi che caratterizzano la mia persona e il mio aspetto estetico ma ciò che è cambiato in me è la luce nei miei occhi. Ho sempre avuto occhi neri e profondi come la pece ma da sempre sono stati spenti, come se non ci fosse alcuna anima a governare il mio profondo essere ma da quando ho incontrato la mia metà mancante; il mio sguardo ha assunto varie sfumature e tonalità di colori diversi tra loro. Inoltre, mi sorprendo spesso a sorridere, cosa che mai era successa in vita mia. Rientro in camera e indosso i miei fedelissimi boxer CK, questa volta grigi per poi coprirli con pantalone in denim a taglio ampio ed una canotta nera in pelle, abbellita da borchie argentate sul colletto. Grazie alla canottiera, i miei tatuaggi sul braccio sono ben visibili e coperti da un giubbino in pelle nero, solo durante il tragitto con la mia moto da casa all’agenzia. Non sono il tipico CEO in giacca e cravatta, mi ritengo anti-convenzionale e noncurante del dresscode, anche se detengo una delle agenzie di alta moda più importante dell’oriente intero. Con il gel, modello alcuni ricci che ricadono disordinati davanti agli occhi, mi spruzzo qualche goccio di eau de toilette BVLGARI e mi incammino verso il soggiorno dove Jimin riposa. Lo ritrovo ancora in posizione fetale con la bocca ancora semiaperta mentre un leggero russare rompe il silenzio della stanza. Sorrido intenerito.
Mi abbasso e lentamente le mie labbra si poggiano alle sue, percependo immediatamente il suo sapore caldo e dolce, tipico delle cioccolate calde bevute davanti ad un camino in pieno inverno. Torno in cucina ed inserisco nel fornetto un po’ della colazione preparata questa mattina e immetto il timer, così che appena sveglio, debba solo mettere a riscaldare il tutto e mangiare. Un ultimo sguardo a Jimin, un’ultima carezza e provo ad andarmene ma, Dio, nulla è più difficile di doverlo lasciare qui da solo. Vorrei mettermi al suo fianco e stringerlo a me per poter respirare ogni suo respiro e non perdermi nemmeno un suo battito di ciglia ma la vibrazione nei miei pantaloni mi desta dal sogno ad occhi aperti e gli do un bacio sulla fronte per uscire all’appartamento ed entrare nell’ascensore, rispondendo al cellulare, senza guardare chi mi cerca poiché sono sicuro di chi sia il mittente:<le belle notizie non ci mettono tanto tempo per circolare, vero?> sorrido.
La sua dolce e cristallina risata riesce a riscaldare il mio cuore, di per sé già fin troppo vivo e palpitante. Dio, sono diventato una mammoletta se davvero mi perdo in pensieri verso il mio hyung:<Jungkook cos’è tutta questa euforia? È il lavoro o..?>
Le porte dell’ascensore si spalancano ed io mi incammino verso il parcheggio sotterraneo, dove la mia rombante moto mi attende e sorrido, senza dargli il tempo di poter terminare la frase:<è Jimin.. Ovvio che è a causa sua>
Lo sento prendere un profondo respiro per poi rilasciare un urlo che mi costringe ad allontanare il cellulare dall’orecchio per evitare di dover acquistare un apparecchio acustico prima dei miei settanta anni:<yah! lo sapevo che avevi rapito il mio fratellino! Dimmi dove lo hai nascosto o giuro sulle palle di Namjoon che ti faccio diventare cenere>
Blocco il mio cammino e trattengo una risata:<adesso perché dovresti prendertela con le palle di quel martire? Mi fai ammattire>
Sbuffa:<piccoletto, non cambiare discorso! Ti rendi conto che mi hai fatto venire il diabete?>
Sbuffo, alzo la sella per appropriarmi del casco e metto in vivavoce mentre lo indosso:<ma cosa ho detto, scusa? E comunque, bando alle ciance, sto tornando in ufficio quindi entro questa mattina fammi avere tutti i fascicoli, ho bisogno di dare un’ultima occhiata alla collezione autunno/inverno. Manca poco per la sfilata non vorrei sorgessero contrattempi>
Sospira:<vabbè cambia discorso tu e comunque si, non ti preoccupare>
Sto per salutarlo ma lui mi interrompe:< ah.. Ehm.. Jungkook?>
Alzo un sopracciglio e mi metto in sella:<hyung?>
Lui mi spiazza:<sono felice che torni a lavoro ma sono ancora più felice di vedere chi è davvero mio fratello> e chiude la telefonata lasciandomi a bocca aperta e con un sorriso emozionato sulle labbra.
Metto in moto e parto sfrecciando per le strade trafficate di una Seoul in movimento, in piena mattinata.
Arrivato in agenzia parcheggio e faccio il mio ingresso a testa alta e mentre i miei dipendenti salutano io ricambio con un cenno del capo ed un mezzo sorriso, percependo un bisbiglio eccitato di coloro che mi sono lasciato alle spalle. Interdetto, cerco di aguzzare le orecchie e riesco a sentire alcuni dire eccitati:”oddio mi ha salutato!” ; “ma cosa dici? Ha guardato me!”; “cosa è successo al capo? Sono anni che lavoriamo qui e non ci ha degnato mai di mezzo sguardo!”.
Porto la lingua contro la guancia in segno di nervosismo. Davvero ero così distante e distaccato prima? Perché cazzo mi sembra di essermi risvegliato adesso per la prima volta?
Sovrappensiero raggiungo il mio ufficio, svogliatamente poggio la giacca sull’appendiabiti e mi dirigo verso la scrivania ed il computer. Riavvio l’ammasso tecnologico che contiene tutte le informazioni circa il mio lavoro e nemmeno il tempo di prendere un profondo respiro che bussano alla porta. Urlo:<entra>
Fa capolinea, ovviamente, il mio hyung con un sorriso perverso e malvagio. Alzo un sopracciglio e chiedo:<quindi? Cosa vuoi? Sto lavorando. Li hai portati i documenti?>. Lui continua a guardarmi con sguardo malizioso ed io sbuffo, poi lui indica la mia scrivania:<i documenti da te richiesti sono già tutti lì, in ordine alfabetico ma volevo solo avvisarti che sta salendo una persona>
Mi porto le mani a massaggiarmi le tempie, cercando di non esplodere il mio primo giorno di lavoro dopo tutto quello che è successo e sospiro frustrato:<lo sai che odio quando non si prendono gli appuntamenti. Cazzo, sono qui per lavorare non per pettinare le bambole. Chiunque esso sia, fallo parlare con te e dagli appuntamento quando ho più tempo> e lo scaccio con un segno della mano ma il suo atteggiamento, il suo fottuto atteggiamento, per poco non mi fa rovesciare l’intera scrivania con tutto ciò che c’è sopra, poiché incrocia le braccia al petto e si poggia con la schiena contro la porta chiusa:<mmmh…nessuno deve salire?>
Ringhio:<per caso hai battuto la testa in questi giorni che non ci sono stato? Nessuno. Sto lavorando e adesso và via> ma improvvisamente un fresco odore di una mattina fredda d’inverno, invade ogni mio senso che si mantiene all’erta ed il mio hyung ride fintamente:<vorrà dire che allora la persona dai capelli rosa ed il suo abbigliamento sexy ed eccentrico, la manderò a casa e gli farò prendere un appuntamento per incontrarti> e così dicendo mi volta le spalle ma io mi alzo di scatto, facendo sbattere la sedia girevole contro le vetrate alle mie spalle ed urlo:<no!>
Lo hyung si gira con sguardo sempre più malizioso e sogghigna:<ma hai detto che devi lavorare!> mi avvicino velocemente a lui e lo spintono fuori dalla porta:<fallo salire e soprattutto assicurati che nessun alpha si fermi a parlare o anche solo ad osservarlo, intesi?>
Jin sghignazza e si allontana, urlando:<placati fratellino, i tuoi feromoni stanno per uccidermi> e svolta l’angolo. Io mi dirigo velocemente verso la scrivania mettendo tutto in ordine velocemente, mi avvicino allo specchio cercando di controllare lo stato dei miei capelli e del mio viso, mi do qualche schiaffo in faccia per riprendermi e poi mi blocco.
Cosa cazzo sto facendo?
Sembro una fottuta ragazzina di dodici anni che sta aspettando l’arrivo della sua cotta storica. Sono un uomo, un fottuto alpha con ai propri piedi un intero impero che aspetta un mio cenno per qualsiasi azione da intraprendere ed io… mi controllo allo specchio solo perché Jimin sta arrivando?
Idiota.
Però un’ultima controllatina meglio darmela, infatti ritorno allo specchio ma il bussare dolce ed insistente mi fa scattare come una molla e mi fa sedere velocemente alla sedia, facendomi quasi cadere a culo a terra. Prendo un profondo respiro, apro un documento, fingendo di star lavorando ed urlo un finto ed annoiato:<entra!>. La prima cosa che riesco a percepire è il suo odore che, allettante, mi invita ad alzare lo sguardo per poter incrociare i suoi occhi color miele ma ciò che vedo mi lascia senza fiato.
Annientato.
Distrutto.
Dipendente da lui.
Capelli rosa soffici che ricadono in onde morbide sulla fronte, orecchini a cerchio di media grandezza e porca di una puttana! Indossa una tutina aderente rosa, in canotta e pantaloncini al di sopra del ginocchio e che lasciano ben poco all’immaginazione, scaldamuscoli del medesimo colore che ricadono morbidi sui polpacci e Sneakers viola. Le dita abbellite da anelli ed il collo adornato da una catenina con una mezza luna.
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My killer man (OMEGAVERSE)
RomanceAmbientato nel 2024. L'omega eccentrico, Park Jimin, detective della omicidi, si ritrova a dover risolvere un caso di omicidio di una giovane donna alpha, sposata con colui che risulta essere l'unico sospettato, il CEO Alpha dall'agenzia di moda più...
