C L I Q U E
Kasey
Randolph non mi parla da settimane. Una parte di me vuole credere che si vergogni di quello che mi ha fatto, di aver reagito come un narcisista psicopatico al rapimento di sua figlia, ma non penso che quell'uomo possa provare vergogna o una briciola di empatia.
Forse, più probabilmente, pensa che il silenzio sia un'ennesima forma di punizione.
E sta funzionando.
L'assenza di parole mi terrorizza tanto quanto i suoi pugni alzati. Non posso interpretare il suo umore così, e non posso predire il suo prossimo attacco d'ira, pertanto non ho modo di prepararmi, di difendermi.
Vivo in una gabbia di vetro e oro, respiro ansia e terrore come se fossero ossigeno. Ho i muscoli indolenziti, costantemente contratti dalla paura di un nuovo attacco, il cuore che martella ad ogni rumore sospetto.
Non posso vivere così. Ho bisogno di aria, di sentirmi un essere umano e non sempre e solo animale rinchiuso in gabbia in attesa di essere macellato.
Infilo una felpa di diverse taglie più grandi, per nascondere le ombre dei lividi che mi infestano ancora la pelle, e un pantalone della tuta.
Randolph è lavoro.
Bella è a scuola.
Mamma è in bagno a lucidare per la centesima volta il lavandino, come se una sola macchia potesse decidere della sua vita. Ha un maglioncino a collo alto bianco panna e una collanina di perle che le circonda le clavicole, un gioiello brillante per nascondere le ombre violacee che le adornano la gola.
Anche quello è uno dei regali preferiti di Randolph.
«Vado a fare una passeggiata sulla spiaggia» annuncio.
Mamma alza lo sguardo su di me, un velo di terrore le passa negli occhi azzurri. Lo sappiamo entrambe che mio padre non sarebbe contento di sapermi a scorrazzare in giro, ma sono adulta e non possono tenermi chiusa nel castello come una cazzo di principessa medievale.
Serra le labbra per un attimo, esitante, poi annuisce piano.
«Va bene, Kasey. Non tornare tardi, però.»
«Sarò qui alle quattro, prometto.»
Prima che Randolph torni dall'ufficio.
Il petto di mia madre si gonfia in un sospiro profondo, poi torna strofinare il lavandino con foga. Di questo passo gratterà via lo smalto.
Disattivo la posizione del cellulare, poi faccio lo stesso con il GPS della Jeep. Metto in moto ed esco dal quartiere residenziale di West Palm Beach, diretta al centro di Miami.
Ferma ad un semaforo, mando un messaggio a Margo.
Kasey: Sto venendo in centro, possiamo vederci?
Scatta il verde. Abbandono il cellulare sul sedile del passeggero e schiaccio sull'acceleratore.
Il silenzio nell'abitacolo è denso e viscoso, come melassa. Ho il respiro accelerato come se stessi per commettere un crimine, quando sto solo andando a trovare un'amica. Dovrebbe essere normale, ma il corpo è teso per paura delle conseguenze se venissi scoperta.
Non succederà, però. Sono sempre attenta e tornerò a casa prima che mio padre possa anche solo immaginare che io sia uscita senza il suo permesso.
Parcheggio appena fuori il campus, Margo non mi ha ancora risposto.
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DARKTOKEN || criminal dark romance
RomanceNon sarei dovuta essere in casa. E lui non sarebbe dovuto entrare. ⛧°. ⋆✞༺♱༻✞⋆. °⛧ Kasey odia suo padre, il giudice corrotto Remington. Controlla ogni aspetto della sua vita, come se la figlia fosse solo un altro dei suoi possedimenti: dall'universi...
