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G O D     C O M P L E X

Kasey


Non so cosa aspettarmi quando l'onda dell'ecstasy mi travolge.

Prima il mio battito cardiaco accelera, poi la stanza sembra rallentare. Mi muovo come sospesa nell'oceano, galleggio a mezz'aria. La musica è un suono ritmato di bassi profondi, una cassa in quattro quarti sincopata. O forse è il mio cervello inondato da serotonina e dopamina che non è più in grado di riconoscere la melodia.

Il mio corpo è intorpidito, come immerso in un liquido amniotico o in una piscina di deprivazione sensoriale.

Il centro delle mie terminazioni nervose sono le mie labbra, affamate e in fiamme. Si schiantano contro quelle di Donnie come se ne valesse del mio ossigeno. Sto affogando e la sua bocca è l'unica cosa che può tenermi in vita.

I suoi denti che mi graffiano, mordono, prendono e divorano.

Se questo è l'oceano, lui è uno squalo bianco.

La sua erezione mi preme sullo stomaco e sono così bagnata tra le gambe che vorrei mettermi a piangere.

Mi fa voltare tra le sue braccia e non posso fare altro che eseguire i suoi ordini, intontita dalla droga e dall'alcol. 

La gente che balla intorno a noi è solo una serie di ombre deformate, figure indistinguibili nella luce blu e bianca stroboscopica.

Un pensiero fisso mi lampeggia nella testa, mentre balliamo: ho bisogno di essere scopata.

Donnie fa scivolare una mano tra di noi, scende oltre la curva delle natiche e incontra la mia carne nuda. Sussulto, il mio cuore aumenta il battito tanto che penso possa esplodermi.

Mi sfiora tra le mie pieghe umide, pizzica il mio clitoride pulsante, poi infila due dita dentro di me. Nessuno intorno a noi sembra accorgersene, forse perché mi copre con il suo corpo massiccio, forse perché sono tutti ubriachi o fatti tanto quanto noi.

Prima che possa raggiungere l'orgasmo, si scosta. Lasciandomi ancora una volta vuota e appesa al precipizio, incapace di cadere oltre.

Piangnucolo qualcosa, incapace di articolare una parola di senso compiuto.

Gli afferro il polso per riportare la mano tra le mie gambe, ma lui si libera in fretta della mia presa. Porta le dita alle mie labbra e spalma i miei umori salati, mescolati al residuo del suo sperma sul mio rossetto. Apro la bocca e lascio le sue dita posarsi sulla mia lingua. Quando gli succhio i polpastrelli, lo sento grugnire dietro di me.

Affondo i denti nelle sue falangi, una piccola vendetta per il piacere che continua a negarmi, e lo lascio andare. 

Donnie mi afferra per il mento e mi inclina la testa per avere accesso al mio collo.

«Quanto vuoi venire da uno a dieci?» sussurra. Le sue labbra calde, premono sulla mia pelle.

«Cento» mormoro. Non so se mi ha sentita, la musica è alta e sono così confusa, Ho gli arti che sembrano fatti di gelatina, il cuore che martella e la fica fradicia.

Donnie mi da una strizzata alla natica sinistra.

«Se ti lascio sola per qualche minuto, prometti di fare la brava?» mormora al mio orecchio. Mi mordicchia il lobo, poi scende sulla pelle delicata del collo e morde più forte.

Mugugno in risposta.

«Allora?» insiste, stringendomi la gola nella mano.

Annuisco. Un sospiro agognante precede la mia promessa. «Farò la brava.»

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⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 11, 2025 ⏰

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