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C H O K E H O L D

Donnie

      

Non so che ore siano quando mi sveglio.

La tenue luce del mattino filtra dalle tende alla finestra. Ho un leggero mal di testa e un'erezione tra le gambe. C'è anche un'altra gamba tra le mie, più sottile, slanciata, bianco pallido. Risalgo con lo sguardo il polpaccio, la linea della coscia che si incurva in un culo perfetto.

Ho una ragazza nuda addormentata sul mio petto.

D'un tratto la lucidità si fa spazio tra i sintomi della sbronza, la consapevolezza mi scuote.

Non una ragazza qualsiasi.

Kasey Ramington.

Con cui ho scopato più volte ieri notte. Anche se ne è bastata una sola per farmi perdere del tutto il senno.

Sirena, penso. Poi un'altra parola si fa spazio nella mia mente annebbiata: mia.

Non so che cosa ci sia in lei che mi porti ogni volta a perdere il controllo, che cosa ci sia tanto diverso da tutte le altre donne che ho portato a letto.

Perché mi è piaciuto tanto stare con lei?

Non è solo il fatto che mi ero scolato mezza bottiglia di tequila da solo quando è arrivata, annegando il senso di colpa per aver senza dubbio contribuito al peggiorare della dipendenza di Andy. Non può essere nemmeno il fatto che Kasey mi abbia beccato in un momento di vulnerabilità.

No.

È così da quando le puntato una pistola alla testa nello studio di suo padre, da quando l'ho attirata a me con il suo pigiamino rosa di seta che mi faceva venire voglia di strappaglielo per liberare quei capezzoli turgidi.

Forse è la sua resilienza, la sua ostilità davanti a un criminale come me, che aveva appena invaso la sua casa, il suo spazio. Il fatto che non ha mai abbassato la testa, nemmeno quando l'ho terrorizzata, rapita e rinchiusa in un magazzino.

Forse è che siamo così simili, anche se le nostre strade ci hanno portate a vivere in modo del tutto diverso. Lei è ricoperta d'oro tanto quanto dalle botte del padre, mentre io sono cresciuto in una casa povera dove accadevano abusi forse peggiori.

Io sono un ladro. Lei una ragazzina viziata.

Forse è che la sua ricerca di dolore appaga il mio bisogno di procurarlo. Un incastro perfetto e diabolico. Vittima e carnefice che mutano in un'unica forma di armonia.

Le scosto una ciocca di capelli biondi dal viso e Kasey si accoccola più vicino a me, come se questo fosse il posto più sicuro al mondo.

Questo.

La casa dell'uomo che l'ha rapita in cambio di un riscatto. Che le ha stretto il collo mentre la scopava fino a toglierle il respiro.

Il suo volto è sepolto nel mio petto, il corpo incollato al mio fianco con una gamba piegata tra le mie e il braccio allungato sul mio addome. Il mio braccio, invece, quello che la sorregge, è abbandonato sulla sua schiena. Faccio scorrere la mano fino alla curva dei glutei e la trattengo un po' più vicina a me.

Sembra innocua, così.

Addormentata, appagata, al sicuro. Non ha cercato di uccidermi nel sonno.

Con l'altra mano le accarezzo lo zigomo ancora livido per i colpi di suo padre e una rabbia irrazionale mi monta dentro.

Randolph si merita di morire.

Non è poi diverso dal mio patrigno. Dipendente dal potere, dal controllo, dal prendere a pugni qualcuno di più debole. E sua madre subisce e gli permette di agire indisturbato, esattamente come lo era mia.

DARKTOKEN || criminal dark romanceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora