S U G A R
Donnie
La mia vita è a un fottuto stallo.
Andy è in rehab e, forse, sarà in grado di ripulirsi. Più probabilmente, quando uscirà tornerà a drogarsi, perché l'estasi degli oppiacei è l'unica gioia che conosce, il suo chiodo fisso, la sua coperta di Linus, il suo meccanismo di adattamento.
Come nostra madre: per lei erano le anfetamine il suo unico credo, il suo solo Dio.
Ogni sua orribile decisione era presa in onore di quella droga che la portava lontano dalla vita di merda che conducevamo, dall'essere stata mollata con un figlio piccolo che per lei era solo un peso. Si faceva e galleggiava, galleggiava a mezz'aria senza una sola preoccupazione al mondo. Insensibile ai miei pianti disperati da neonato, leggera e in estasi come solo le metanfetamine potevano farla sentire.
Non mi ha mai voluto, come non ha mai voluto Andy o Rick, ma al suo nuovo compagno piaceva scopare e lei non aveva abbastanza soldi per comprarsi la pillola del giorno dopo.
Capisco perché Andy sia finito così.
Nessuno di noi è immune al richiamo della droga, l'abbiamo vissuta fin da piccoli come una quotidianità, una costante. Niente di diverso da una sigaretta o da una bottiglia di alcol scadente.
Tutti noi abbiamo i nostri demoni, e ognuno li tiene a bada come può. Svaligiare case di ricchi idioti, fregare la gente con truffe informatiche, o passare dalla morfina all'eroina sparata in vena.
Forse la vita ci ha reso cattivi, ci ha costretti a trasformarci in criminali senza rimorsi, ma in fin dei conti stiamo solo cercando di sopravvivere in un mondo che ci ha masticati e risputati sulla strada senza più nessuna speranza.
Quello che ci resta è un'ossessione da rincorrere.
Prima per me erano i soldi, il brivido dell'adrenalina.
Ora è Kasey Ramington.
Il suo sapore sulla mia lingua è più dolce di qualsiasi narcotico. I gemiti che le sfuggono dalle labbra, quando gode al dolore che le provoco, mi mandano su di giri. E ne voglio ancora, non posso smettere.
Non ora che è mia.
Non ora che ha bisogno di me, della mia protezione, di nascondersi da quel mostro di suo padre.
L'idea di ucciderlo, solo per renderla libera, per renderla davvero mia, mi fa pizzicare le mani, ma non posso farlo. Non voglio rischiare di tornare dentro e, poi, voglio che Kasey abbia bisogno di me.
In questo modo, non potrà andarsene.
Quando parcheggio davanti a casa, Rick nemmeno entra. Dice che esce con degli amici e se ne va con la sua auto.
È incazzato e ha ragione. Lei non dovrebbe essere qui, non in un momento così fragile per Andy. Non lei, la ragazzina per cui abbiamo rischiato tutto e quasi mandato a puttane i nostri piani.
Dovrei essere un uomo migliore di così, ma sono egoista e meschino e non voglio rinunciare alla mia sirena solo perché è sbagliato e pericoloso.
Meglio che Rick non resti qui, più spazio per me e per Kasey.
Prima di aprire la porta, esisto, chiedendomi se forse non avrei dovuto portarle qualcosa da mangiare. Scaccio via quel pensiero con una scrollata di spalle: non sono più il suo rapitore e nemmeno il suo custode, se Kasey ha fame può ordinare d'asporto.
Quando entro le luci sono spente e la casa immersa in un silenzio tetro.
Il mio battito accelera.
Dov'è la mia sirena? Perché non mi ha aspettato sul tappeto del salotto come una brava cagnetta?
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DARKTOKEN || criminal dark romance
RomanceNon sarei dovuta essere in casa. E lui non sarebbe dovuto entrare. ⛧°. ⋆✞༺♱༻✞⋆. °⛧ Kasey odia suo padre, il giudice corrotto Remington. Controlla ogni aspetto della sua vita, come se la figlia fosse solo un altro dei suoi possedimenti: dall'universi...
