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H Y P N O S Y S

Donnie


Sto impazzendo.

Non c'è altra spiegazione.

Sfrego la mia erezione dolorante tra le gambe di Kasey Ramington mentre le scopo la bocca con la lingua. I suoi gemiti sono scosse che mi arrivano direttamente all'uccello.

La odio il modo in cui riesce a mandarmi fuori controllo.

Il suo canto da sirena mi è entrato nel sangue e ha corrotto ogni mia cellula. Una melodia ipnotica, seducente che non mi lascia scampo, posso solo lasciarmi navigare fino a schiantarmi sugli scogli.

Non c'è più logica, più raziocinio, resta solo il desiderio folle di scoparla.

È l'ultima cosa che dovrei fare in questo momento, mentre i miei fratelli sono in ospedale, Andy in terapia intensiva. Fottere la ragazzina che ho rapito il mese scorso, e per cui ho ottenuto un cospicuo riscatto, è una pessima idea sotto diversi punti di vista.

Eppure, in questo momento non me ne frega un cazzo.

Lascio la presa sulla sua gola e le afferro i capelli nel pugno, li tiro all'indietro facendola sobbalzare per il dolore.

Lei mi sorride, però.

Sorride.

Il labbro rosso e gonfio dove le ho aperto la ferita sanguinante.

Il mio uccello freme, implora di essere dentro di lei, dentro quella sirena folle e masochista.

Le mordo il collo, appena sotto all'orecchio. Tanto forte da lasciare il segno dei miei denti e Kenzie si struscia più velocemente su di me. Lecco la sua vena pulsante, fermandomi prima di cedere al desiderio di lacerarle la pelle in quel punto.

Infilo una mano sotto alla sua felpa, oltre la maglietta. Risalgo sulle sue costole e trovo il suo seno nudo.

Il suo capezzolo è duro come una matita, lo strizzo tra le dita e mi chino a morderla sulla clavicola.

Kenzie freme, eccitata dal dolore, io estasiato dal suo.

Risalgo verso la sua bocca e lecco il suo labbro rotto. Mentre la bacio ancora, la afferro per i glutei e mi alzo in piedi. Scalcio indietro la sedia, che cade a terra, e poso Kasey sul bordo del tavolo.

Si sfila la felpa e la maglietta insieme, restando a petto nudo, i lunghi capelli biondi le cadono sulle spalle arruffati. Calcia via le scarpe e i pantaloni.

«Ti scoperò su questo tavolo, Remington.» Non è una domanda, non è una proposta, è un avvertimento.

«Non chiamarmi così.»

«Come vuoi che ti chiami?» Ghigno. Abbasso i pantaloncini della tuta e libero la mia erezione dolorante. «Troia? Cagnetta?»

Kasey fa scorrere lo sguardo sul mio corpo nudo e si lecca le labbra, i suoi occhi azzurri sono adombrati dal desiderio. Le pupille così larghe da inghiottire quasi l'iride.

«Come ti pare, ma non con il cognome di mio padre» ribatte, furente.

Mi massaggio l'uccello, il glande lucido di eccitazione, e mi posiziono tra le sue gambe aperte.

Sfioro con la punta delle dita il triangolo di stoffa che ancora la copre. Kasey stringe il bordo del tavolo con le dita e inclina il bacino verso la mia mano, bisognosa.

«Sei proprio una cagnetta impaziente.» Scosto il perizoma di lato e faccio scorrere il pollice sulla sua apertura. «E sei così bagnata, cazzo.»

Sarà la tequila, l'erba che ho fumato stasera, ma mi sento fluttuare.

DARKTOKEN || criminal dark romanceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora