Non sarei dovuta essere in casa.
E lui non sarebbe dovuto entrare.
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Kasey odia suo padre, il giudice corrotto Remington. Controlla ogni aspetto della sua vita, come se la figlia fosse solo un altro dei suoi possedimenti: dall'universi...
Nella mia testa rimbalzano due pensieri. Due soltanto.
Primo, andare via da questa casa.
Secondo, Donnie Grant.
Margo non esiterebbe a ospitarmi a tempo indeterminato, se solo avessi il coraggio di chiederglielo e di spiegarle tutto quello che mio padre mi ha fatto. Anche se dovesse andare contro alle regole della casa e del campus. Piuttosto che sapermi in pericolo, mi nasconderebbe nell'armadio e mi passerebbe di nascosto dell'erba per fumare insieme una volta spente tutte le luci.
Ma non ho il coraggio.
Non voglio vedere la pietà negli occhi della mia unica amica.
L'orologio alla scrivania segna la mezzanotte.
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È un nuovo giorno in questa mia vita di merda. In questa prigione senza via di fuga né speranza per il futuro.
Ho sentito mio padre parlare al telefono con il suo vecchio amico dell'accademia militare. Gli ha chiesto di piegare qualche regola per farmi ammettere e costringermi a perdurare là dentro. Mi è sembrato allegro, dopo la chiamata, quindi immagino che il suo amico abbia accettato.
Se possiede anche solo la metà del sadismo di mio padre, si divertirà a vedermi soccombere agli allenamenti estenuanti, alle ingiurie e alle violenze dell'accademia militare.
Se non morirò là dentro, morirò per mano di mio padre una volta tornata a casa.
Ma non gli darò questa soddisfazione, non gli darò il controllo anche sulla mia morte dopo che lo ha avuto su ogni aspetto della mia vita per quasi vent'anni.
Dopo essere stata da Miles, sono rientrata più tardi di quanto avrei dovuto e Randolph ha deciso di spezzare il suo silenzio punitivo con urla e pugni. Uno mi ha centrata nell'occhio sinistro, l'altro in pieno sulla bocca e ne porto ancora i segni.
La villa è silenziosa.
Dalla finestra aperta si sente il vento frusciare tra i rami degli alberi che circondano la proprietà. Chiudendo gli occhi e trattenendo il respiro, si riesce a sentire persino l'oceano in lontananza. Le onde furiose di febbraio che si infrangono sulle spiagge private.
Inspiro la gelida brezza serale, lascio che mi riempia i polmoni e plachi il ritmo incalzante del mio cuore.
Quando riapro gli occhi sul giardino immerso nell'oscurità, mi sento più calma. La mia decisione è definitiva.
Me ne andrò stasera e se mio padre vorrà fermarmi, dovrà spararmi alla schiena, perché non mi volterò nemmeno per salutare mia madre o mia sorella.
L'unico modo che ho di sopravvivere è compiere un atto di egoismo e abbandonare anche loro alla mercè di Randolph.
Lancio un ultimo sguardo alla mia stanza: il mio piccolo rifugio, la mia isola felice. Guardo il set-up da gamer, i led colorati alle pareti e nella gabbia del computer. Il microfono, la webcam, la consolle della PS5. Il monitor curvo rotto al centro da un pugno di mio padre, il vetro infranto disegna linee intrecciate e ramificate come quelle di una ragnatela. Guardo il tappetino con l'illustrazione di Columbina in Genshin Impact e la tastiera color pastello abbinata, da cui manca qualche tasto perché mio padre ha deciso di spingerci la mia testa sopra.