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R O M A N C E

Kasey


In qualche modo sguscio via da sotto Donnie.

Mi alzo sulle gambe tremanti, un po' per la sbronza e un po' per il fatto di essere appena stata piacevolmente sbattuta sul tavolo della cucina.

Barcollando, raggiungo la mia felpa.

Donnie mi guarda incuriosito da dietro del divano. Le sue braccia lunghe e tatuate sono stese sullo schienale, la testa inclinata e quegli occhi neri che seguono ogni mio movimento.

Sei già mia.

Mi sento pulsare tra le gambe a ripensare a quelle parole.

Mia.

Tiro fuori l'erba e le cartine e raggiungo Donnie con passi malfermi. Non ho mai fatto sesso così. In modo così rude e violento, sentendomi rivolgere appellativi degradanti e minacce.

E mi è piaciuto.

Da morire.

Gli salgo a cavalcioni sulle gambe e lui mi afferra per le natiche. Le strizza, facendomi sussultare quando sfrega la pelle dolorante per il suo schiaffo.

Sarò piena di segni e lividi dopo stanotte.

Il labbro mi pulsa nel punto in cui ha riaperto la ferita più volte.

Poso l'occorrente sul divano accanto a noi e faccio su uno spinello. Donnie mi osserva, il suo cazzo già di nuovo duro mi preme sulla pancia.

Anche io lo guardo, ma di sottecchi, fingendomi concentrata sul rollare la cartina.

Donnie Grant è bello. Bello in modo spigoloso, crudele. Con gli occhi neri allungati, il naso dritto leggermente ingobbito e le labbra carnose. La mandibola squadrata segna una linea tra il collo muscoloso, anche questo tutto tatuato.

Mi spinge più vicina a sé, il mio pube sfiora la base della sua asta e mi lascio scappare un ansimo.

Gli avvicino lo spinello alla bocca e lui lecca la cartina sulla chiusura. La piego, sigillandola, poi gliela poso tra le labbra. Mi allungo a prendere l'accendino e faccio scattare la rotella. La fiamma arancione si riflette nei suoi occhi scuri, gettando ombre e luci calde sul suo viso, come quello di un angelo tradito che ora governa l'inferno.

Prende una lunga boccata d'erba e la trattiene in gola.

«Apri la bocca» ordina, e io eseguo. Non sono altro che un pitone dormiente, alla mercé del suo incantatore.

Mi sbuffa il fumo bianco in bocca, lo respiro, mandando giù il sapore acre dell'erba.

Fa un altro tiro e io mi spingo più vicina. Strofino il clitoride ancora sensibile sulla sua asta, mentre la cenere dello spinello sfavilla tra di noi.

«Cosa farai con i soldi del riscatto?» chiedo.

Non è il momento adatto per fare conversazione e Donnie non mi sembra il tipo da perdersi in chiacchiere superflue, però voglio sapere se resterà in città o se ha intenzione di andarsene presto. Potrei andare con lui fuori dallo Stato, saprebbe come nascondermi dai contatti di Randolph.

Le sue labbra si piegano in un mezzo sorriso. Mi passa lo spinello.

«Ancora niente» risponde. «Stiamo aspettando che Rick finisca di riciclare i soldi. Quando saranno puliti ci penseremo.»

Prendo una boccata, poi un'altra e un'altra ancora, inspirando a pieni polmoni. L'erba mi calma il battito accelerato e rilassa i muscoli indolenziti dal sesso.

DARKTOKEN || criminal dark romanceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora