Did you find hard to breathe?
Did you cry so much that you could barely see?
In the darkness, all alone
And no one cares, there's no one there
Flares – The Script
Il crepuscolo l'accompagna nella fuga, volgendosi verso una notte che sarà priva di stelle.
Ne è certa.
Perché le stelle non possono esistere all'inferno.
Tra i rami sopra la sua testa filtra l'ultima luce, troppo debole per toccare davvero il tappeto di foglie che si spezzano sotto i suoi passi.
Si spezzano, proprio come lei.
Le braccia e il viso sono coperti di graffi che pulsano, come per ricordarle che è ancora viva.
Perché è così: è viva.
Ma Autumn non osa fermarsi.
Non può.
Il sangue caldo le cola lungo la tempia, scivola sulla guancia, le macchia i capelli. La vista si appanna per un istante e lei strizza gli occhi, tentando di mettere a fuoco ciò che ha davanti.
Ha l'impressione che la testa le stia per scoppiare, ma quella corsa vale qualsiasi dolore. Vale la sua vita.
E, soprattutto, vale l'unico pensiero che la tiene ancora in piedi.
Itaca.
Un sasso sporge dal terreno irregolare. Autumn lo evita all'ultimo istante, incespica in una radice e quasi cade. Le mani si protendono in avanti, pronte all'impatto, e un brivido di puro terrore le afferra lo stomaco.
Se cade, verrà trovata. Verrà presa. Verrà riportata indietro.
Riesce ad aggrapparsi a un tronco e la corteccia le lacera il palmo.
Il bruciore la investe, ma stringe i denti.
Fa male, sì, ma le fa capire che è ancora viva.
Si volta e nota che la boscaglia è quieta. L'unico rumore che sente è il grido del suo cuore.
TUM. TUM. TUM.
Ha l'impressione che quel suono possa guidare il suo inseguitore dritto a lei.
«Corri...» sussurra tra i denti. «Corri, Autumn.»
E riprende.
Il sole si arrende poco a poco, inghiottito dalla notte.
Si sente soffocare. Gocce di sudore le cadono sulle palpebre e le braccia tremano per la fatica.
Non ha idea di dove stia andando, eppure sa che non arriverà mai in città.
Deve uscire dalla boscaglia, trovare la strada. Qualcuno che l'aiuti.
E che l'ascolti.
Ma la voce nella sua testa la tradisce.
E se non mi credessero?
E se pensassero che sono pazza?
Autumn scaccia il pensiero. Le prove sono sul suo corpo, nelle ferite, nei lividi, nella disperazione che le vibra nelle ossa. E nel luogo da cui è riuscita a fuggire.
Ogni passo che compie è una testimonianza di ciò che le è stato fatto.
Un crampo feroce la piega in avanti. Si porta una mano al fianco, barcolla, trattiene un gemito.
Le lacrime le affiorano agli occhi, ma non deve piangere.
Piangere la rallenta. Significa arrendersi.
«Ancora un po'...» mormora.
Perché è lì. All'inizio non le sembra vero, ma lo vede: il limitare della boscaglia.
Una fessura di luce simile a una promessa.
Il cuore le balza in gola.
Sì! Sì, ce l'ha fatta!
Raggiunge l'asfalto crepato e si ferma. Sente l'entusiasmo morire in gola.
Solo una strada grigia che taglia i boschi. Piccola, anonima, per nulla trafficata.
Autumn si volta di nuovo verso gli alberi, la paura che le cola giù per la schiena come acqua gelida.
Si è persa? Avrebbe dovuto seguire la strada principale e affidarsi al primo passante pregando di essere salvata?
Un altro crampo la fa crollare sulle ginocchia.
Le lacrime scorrono libere adesso.
Non adesso. Non posso mollare. Non voglio...
Non può tornare indietro. Chi le dà la caccia è vicino, lo sente.
Si rialza a fatica, i muscoli tesi come corde che stanno per spezzarsi. Procede a piccoli passi, barcolla.
«Aiuto...» ansima. «Qualcuno... vi prego...»
Una luce lontana brilla oltre la nebbia della fatica e della paura.
Resta immobile. Non sa se è reale o solo un'allucinazione.
Ma la luce non svanisce.
Si avvicina. Si muove.
E raddoppia.
Sono i fari di un'auto.
La salvezza che non era riuscita a raggiungere le stava andando incontro.
Autumn alza un braccio e lo agita.
«QUI!» urla con tutto il fiato che le è rimasto.
Si volta verso la boscaglia. È sola. Ce l'ha fatta.
L'auto rallenta. Si ferma a pochi metri di distanza.
«Mi aiuti, per favore!»
La portiera si apre.
«Mi stanno inseguendo. Sono ferita. La prego, mi porti alla poli–»
La voce le muore in gola. Gli occhi del guidatore incontrano i suoi.
E Autumn capisce.
Capisce che non sarebbe servito urlare, chiamare aiuto, minacciare. Neppure supplicare.
Il sorriso che le appare davanti è una lama sottile che scivola sotto la sua pelle.
«Finalmente ti ho trovata.»
La voce è calda, morbida.
«Sei stata molto cattiva, Autumn.»
Il cuore le cade in un abisso senza fondo.
TUM. TUM. TUM.
I suoi pensieri scappano da lì, dalla strada, da quella notte.
Corrono verso un nome che è casa.
La sua unica casa.
Verso Itaca.
Perdonami, Ry.
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Missing Autumn
Romance[IN REVISIONE] È il 1988 quando la vita di Riley Gilbert cambia per sempre. Ha solo quindici anni e capisce troppo presto che certi sentimenti non sono fatti per essere vissuti alla luce del sole. Non quelli che legano lei e Autumn Bates, la figlia...
