2. Il giorno che conobbi l'autunno

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Tell me how to be in this world

Tell me how to breathe in and feel no hurt

Tell me how 'cause I believe in something

I believe in us

Us – James Bay



11 gennaio 1988


Lo sputacchiare dello scuolabus attira la sua attenzione.

Riley si volta verso la finestra e vede gli ultimi ragazzi salire.

E lei? Lei è in ritardo, tanto per cambiare.

Stavolta però non è colpa sua. Torna a fissare la pila di becher da pulire e si domanda cosa accadrebbe se accidentalmente li rompesse tutti. Di sicuro il professor Yates le darebbe una punizione ancora peggiore. Chissà, forse pulire le gabbie delle cavie.

Afferra il primo becher e inizia a sciacquarlo.

Non le dispiace tornare a casa a piedi. Camminare la rilassa, e ancora di più correre. E di certo deve sbollire un bel po' di rabbia per colpa di quell'idiota di Marcy Parker.

Lei e i suoi orribili denti da castoro le avevano fatto guadagnare un'ora extra a sgobbare nel laboratorio di biologia, e tutto perché Yates non aveva capito che era stata Marcy – non lei – a copiare durante la verifica.

Ovviamente Marcy non ha confessato. Anzi, ci ha riso sopra. E adesso toccava a lei evitare le pozzanghere di fango e il nevischio con lo zaino in spalla.

Per non parlare della sgridata di sua madre.

Riesce quasi a sentire le sue urla.

E ovviamente l'avrebbe messa in punizione, tanto per cambiare. Quello è lo sport che le riesce meglio da quando suo padre è morto. Ormai sono trascorsi diversi anni, ma una parte di lei è convinta di essersi guadagnata il ruolo di sacco da boxe dal giorno dell'infarto.

Bene. Grazie tante, Marcy.

Riley afferra lo straccio, disgustata. È logoro e ingiallito e puzza di prodotti chimici andati a male.

Proprio un gran bell'inizio d'anno.

Lo scuolabus strombazza e lascia il parcheggio. Adesso sono rimaste soltanto una manciata di auto, tra cui la Chrysler del preside Hooper. Nera, costantemente tirata a lucido e con un motore che faceva sognare tutti i ragazzi della scuola. Strano che uno come lui, per nulla sportivo, guidasse un simile bolide. Ma ancora più strano era quello che dicevano sul suo conto.

A scuola si era sparsa la voce che avesse una relazione con la professoressa Grant, nota anche come Mickey Mouse.

Lei ancora non ci crede. Nessuno può voler sopportare una con una voce simile di propria volontà. Però sa che i maschi non sono dei fulmini di guerra, e che il loro quoziente intellettivo si abbassa ancora di più quando c'è di mezzo una donna.

Non che le importi. Lei non ha mai avuto un ragazzo e non ha in programma di cercarne uno.

Però, tanto per cambiare, la vecchia Ford ammaccata e sporca di pioggia di Lilian Grant è tra le superstiti della giornata, parcheggiata proprio di fianco a quella di Hooper.

Le scappa un sorriso.

Be', almeno c'è qualcuno che se la spassa.

«Non pensavo che pulire i becher fosse tanto divertente.»

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