(Canzone consigliata: Slip - Elliot Moss).
Iris.
Le sue labbra baciavano la mia pelle come fossero un sussurro, un piccolo tocco di fiato in grado di farmi perdere la ragione. I suoi capelli corvino erano stretti tra le mie dita mentre lo imploravo di baciarmi davvero, di toccarmi davvero. Come una disperata cercavo un appiglio sulle sue spalle, graffiando la sua pelle come fosse una maledizione da cui non avevo scampo.
Il suo profumo dal leggero sentore di whiskey diventò l'unico odore che riuscivo a distinguere, mentre eravamo nella mia camera con un temporale epico fuori dalla finestra.
Si incastrò in mezzo alle mie gambe, mettendosi comodo in un posto che era sempre stato unicamente suo. Il mio corpo tremava, il cuore strillava mentre la sua piccola ricrescita della barba mi graffiava il collo, mandando scariche piene di brividi caldi sulla mia schiena.
Gli presi il volto tra le mani. «Non lasciarmi mai più.»
I suoi occhi diversi tra loro sorrisero peccaminosi, come se si stesse prendendo gioco di me. «Non ti ho mai lasciata, Iris», sussurrò mentre accarezzava il mio seno come se gli appartenesse, «e sai perché?»
Scossi la testa in segno di negazione, mentre un piccolo ansito fece schiudere le mie labbra al suo tocco.
«Perché tra me e te non è mai davvero iniziata», la sua voce divenne dura come una lastra di ghiaccio mentre continuava ad accarezzare il mio corpo.
«Cosa?»
«Piccola stupida ragazzina», si prese beffa di me mentre il seme dell'angoscia fioriva nel mio petto, «davvero credevi che avrei rischiato tutto per te?»
La sua risata divenne cattiva alle mie orecchie, non volevo più averlo addosso. Volevo scappare dalle sue carezze piene di crudeltà.
«Togliti di dosso!», strillai mentre scalciavo impazzita.
Mi prese per i capelli facendomi inclinare la testa da un lato e, mentre accarezzava il mio collo col naso, mormorò: «Puoi scappare, bestiolina. Avanti, fallo», avvertii il suo sorriso pieno di cattiveria sulla pelle. «Ma ti troverò lo stesso.»
Mi svegliai di soprassalto.
Il cuore correva impazzito nel mio petto e a niente servì la mia mano posata sopra di esso, il fiato era corto come avessi corso una maratona. Avvertivo una goccia di sudore freddo corrermi lungo la spina dorsale mentre mi sedevo sul letto.
«Che cazzo di sogno», borbottai mentre mi passavo la mano tra i capelli.
Sbuffai quando il mio sguardo incontrò la sveglia che avevo sul comodino, ero in netto anticipo dalla mia solita ora per la colazione. Quel sogno, che di veritiero non aveva proprio niente, mi aveva privata anche dei miei minuti preziosi in più di sonno.
Il sole entrava dalla finestra illuminando la mia stanza che non aveva niente di speciale o personale. A mia discolpa, non avevo avuto ancora il tempo di sistemare tutte le mie cose. Gli scatoloni erano ammassati in un angolo vicino all'armadio a doppia anta guardandomi minacciosi. Promisi a me stessa di sistemare tutto nel pomeriggio.
Scansai le coperte che si erano aggrovigliate intorno alle mie gambe per il sonno inquieto che avevo avuto e mi alzai. C'era ancora tantissimo silenzio, sinonimo che Sydney non avesse ancora aperto gli occhi. Preferivo non andare a controllare, l'ultima volta non era andata a finire bene per i miei timpani. La mia migliore amica odiava essere svegliata, aveva bisogno dei suoi tempi la mattina.

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Heart
RomanceMason King e Iris Mullen sono cresciuti come fossero due fratelli, crescendo insieme nonostante i loro cinque anni di differenza. Il loro legame così forte li ha sempre accompagnati in ogni traguardo importante delle loro vite. Ma il giorno del quat...