JasEntro in classe quasi di corsa, con il fiato corto e le mani che tremano ancora. La porta si chiude alle mie spalle con un tonfo che sembra risuonare più forte del solito, attirando l'attenzione di tutti. Professoressa Kelly mi lancia uno sguardo severo, gli occhi stretti dietro gli occhiali a montatura sottile.
<<Jasmine>>dice con voce fredda e tagliente. <<Non pensi che ci sia un limite?>> ha perfettamente ragione. Cerco di rispondere, ma mi manca la voce. Mi schiarisco la gola, cercando di controllare il panico che mi agita dentro.
<<Mi dispiace, professoressa. Ho avuto... un contrattempo.>> Lei mi fissa per un momento, poi sospira, scuotendo la testa.
<<Siediti.>>
Mi siedo accanto a Tyla, cercando di ignorare i mormorii dei compagni di classe. Tyla mi guarda con le sopracciglia sollevate, la bocca pronta a esplodere in una domanda che già conosco.
<<Che ti prende?>> sussurra, inclinando la testa verso di me. <<Sei pallida come un fantasma.>> Scrollo le spalle, cercando di sembrare indifferente.
<<Niente, tutto a posto.>> Lei mi fissa per un lungo istante, e i suoi particolari occhi brillano di sospetto.
<<Hai visto qualcuno.>> Rabbrividisco, maledicendo quanto mi conosce bene. Mi limito a scuotere le spalle, fissando la lavagna come se fosse la cosa più interessante del mondo.
Suona la campanella, finalmente. Uscire dalla classe è una liberazione. Appena metto piede fuori, l'aria fresca mi colpisce, e ciò basta per calmarmi. Ci dirigiamo verso la Batcaverna fuori dalla scuola, dove di solito facciamo ricreazione. Mi siedo sul gradino più basso, lasciando che il chiacchiericcio dei miei amici riempia il silenzio che mi porto dentro.
<<Per caso avete visto il nuovo bidello?>> domanda Lydia. Rispondo di no, ma adesso tutto si collega, ecco che cosa ci fa qui.
<<No, ma dicono si tratti di un ex galeotto, costretto ai lavori socialmente utili>> risponde.
Jacob e Noah stanno ridendo di qualche stupida battuta di Liam, e per un momento mi sembra tutto normale, finché non sento quella voce. La voce che mi fa sussultare. Derek, il ragazzo con il sorriso strafottente e la solita aria di chi si diverte a infastidire gli altri.2 anni prima
Esco dalla scuola quel giorno di sole, e lui è lì ad aspettarmi. Derek. Alto, sicuro di sé, con quell'aria da ragazzo che sa di piacere a tutti, ma a me non fa nessun effetto. Sorride, il solito sorriso da copione, e capisco subito cosa sta per succedere.
«Jasmine, volevo parlarti.» La sua voce ha una punta di esitazione, ma non abbastanza da sembrare sincera. Annuisco, senza voglia. «Dimmi.»
Si passa una mano tra i capelli, quasi cercasse di guadagnare tempo.
«Ho pensato... insomma, stiamo sempre insieme in gruppo, e mi piaci. Ti va di uscire con me?»
È così diretto che per un attimo resto senza parole. Poi sento un peso nello stomaco: non è imbarazzo, è fastidio. Lo guardo negli occhi, ma nella mia testa c'è solo un'altra immagine. Non la sua. Cerco di scacciarlo, come faccio sempre, ma è inutile. È il suo sorriso che mi viene in mente, il suo modo di ridere piano quando nessuno se ne accorge. È lui che, in fondo, mi piace. Non Derek.
Sospiro e gli rispondo, decisa.
«Derek... no. Non posso.» La sua faccia si spegne in un'espressione confusa, quasi offesa.
«No? Perché?»
«Perché no,» rispondo, cercando di essere il più gentile possibile. Ma so già che non lo capirà, che lo prenderà sul personale. Derek è così: permaloso, superficiale.
«Hai qualcun altro?» insiste, con quella vena di arroganza che comincia a irritarmi. Non rispondo. In un certo senso è vero, ma non lo dirò mai. Nemmeno a me stessa. Non posso. Non voglio. Nicholas è un pensiero che tengo stretto, nascosto. Non so nemmeno cosa significhi. Lui scuote la testa, ferito.
«Sei ridicola, Jasmine. Nemmeno sai cosa vuoi.»
E se ne va, lasciandomi lì sola, con un peso che non riesco a spiegare. Forse ha ragione. Forse non so cosa voglio. Ma so una cosa: non è Derek. E non posso mentire.Ora
Ha sempre avuto un talento nel provocare, e oggi non è diverso.
<<Ehi, Jasmine, sei riuscita a fare pace con lo specchio?>> dice, come se fosse una battuta geniale, aspettando che io abbassi lo sguardo o mi faccia piccola. Ma non lo faccio. Mi alzo lentamente, senza fretta, e gli rivolgo uno sguardo che lo inchioda sul posto.
«Sta zitto Derek, torna a piangere come quando ti ho rifiutato» dico, con calma, lasciando che ogni parola lo colpisca. Noah, che si stava già avvicinando per intervenire, fa un passo avanti, ma alzo una mano per fermarlo.
«No, Noah. Non questa volta. Posso gestirlo da sola.» Derek si fa serio per un istante, la sua maschera di sicurezza vacilla, ma poi ride, forzato.
«Oh, brava, hai imparato a rispondere. Peccato che nessuno ti ascolti davvero.» Faccio un passo verso di lui, senza esitazione.
«Ora, se hai finito, puoi anche andare. O vuoi continuare a fare figure di merda davanti a tutti?» Concludo con un sorriso ironico. Derek esita, poi scuote la testa, mormorando qualcosa di incomprensibile, e si allontana insieme al suo gruppo. La sua voce, così sicura all'inizio, non riesce più a coprire il rumore dei suoi passi che si allontanano. Solo allora mi giro verso Noah, che mi guarda con orgoglio.
«Ti avevo detto che potevo farcela.» Oggi è decisamente una giornata da dimenticare.
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