20. L'abbraccio

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Ed è stato nel mio labirinto di scelte sbagliate, che ho incontrato una guida che mai mi sarei aspettata,  una ragazza le cui lacrime hanno avuto il potere di rompere le catene dei miei futili rancori. Una fonte di ispirazione, un richiamo alla redenzione che non avrei mai pensato di meritare e che mi ha donato la forza di rialzarmi e di ricominciare da capo, nonostante tutto quello che avessi fatto. Io avevo rovinato la sua vita e lei, in cambio, mi aveva liberata.

 Io avevo rovinato la sua vita e lei, in cambio, mi aveva liberata

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11 dicembre | 11:27 p.m.

Quando Annabeth aprì gli occhi, si rese conto di trovarsi in paradiso. E così, la sua fine era arrivata in un modo o nell'altro. Come faceva a sapere di non essere viva? La figura di suo padre era lì davanti, che gli sorrideva.

Non sentiva nulla, né freddo né caldo, aveva perso la sensibilità della pelle e non respirava, quasi sembrava che non ne avesse bisogno. Dapprima gli occhi le bruciarono, ma poi non li sentì più dentro le orbite. Morire non era poi così male.

Dalla bocca di suo padre uscì un borbottio ottavato.

"Anne"

- Papà - la sua voce si disperse nell'acqua salata, che le entrò in gola.

"Devi andare, Anne. Lei ha bisogno di te". Questa volta il suono si espanse limpido nella sua mente.

- Chi? Chi ha bisogno di me, papà? - chiese Annabeth confusa.

Lo spirito di Peter Kailani sorrise.

"Lei non è cattiva. Lei non è sé stessa" continuò, senza rispondere alla domanda.

- Parli di Crystal? Lo so papà, ma non posso farci più niente ormai: sono morta. Lizzie se la caverà, c'è Noah con lei. Io voglio stare con te - Annabeth si spinse in avanti, provando ad abbracciare suo padre, ma questo svanì in una branco di bollicine, che la spinsero con violenza verso l'alto. Le ultime parole che sentì furono:

"Ti voglio bene piccola, ma questo non è ancora il tuo momento"

"Ti voglio bene piccola, ma questo non è ancora il tuo momento"

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11:40 p.m.

Fu in quel momento che Lizzie capì il vero significato della parola "rabbia". Quella che aveva pensato di provare tante volte, ma che mai come in quel momento aveva sentito ribollire come lava nel suo stomaco. 

Eppure non fece la Moyasamu a pezzi, non la scaraventò giù per il dirupo, né le urlò contro. Pianse.

Che cosa stupida.

Pianse, e basta.

Non sentiva in lei la forza necessaria neanche per dire una parola.

Noah le venne incontro e la strinse in un abbraccio, e fu in quel momento che la Moyasamu non ebbe più alcuna importanza per lei, fu in quel momento che capì di non aver bisogno d'altro, fu in quel momento che capì di avere tutto quello che poteva desiderare. Non voleva vendetta, non voleva dare la colpa a qualcuno per come si sentiva, non voleva discutere di nulla. Voleva solo piangere.

L'altra cosa stupida è che, in quell'abbraccio, non sentì altro che il calore puro dell'amore. Ed è lì che capì quanto fosse preziosa la vita, perchè no, non avrebbe mai potuto provare niente di meglio altrove, né avrebbe più voluto evitare i suoi sentimenti. Voleva solo restare lì, con la testa sulla spalla di suo fratello, per sempre.

Una lacrima le scese giù e cadde fin sulla testa di porcellana della bambola, che fino a quel momento non aveva più detto una parola.

E lì, davanti a lei, la Moyasamu cominciò a cambiare dimensione, diventando sempre più grande, mentre la pelle rosea prendeva il posto del fragile materiale che prima la ricopriva.

Ma la cosa più scioccante furono i volti. Centinaia di volti femminili diversi passarono davanti a Lizzie con una velocità incredibile. Alcuni le sorridevano, ad altri sfuggivano piccole lacrime, altri ancora avevano l'espressione più triste che si potesse immaginare. Ma tutte, una dopo l'altra, sussurravano e mimavano con le labbra:

"Grazie"

Poi comparve un volto dai lunghi capelli scuri e dagli occhi neri come la pece.

- Mamma - solo allora Lizzie si accorse della presenza di Rick.

Luana Jones sorrise al figlio, poi disse anche lei il suo "Grazie" e il suo volto svanì, sostituito da quello di...

- Crystal - Elizabeth sorrise al volto tanto conosciuto della mora.

- Mi hai salvata Lizzie. Hai salvato tutte noi. Hai liberato lo spirito della Moyasamu dall'odio, ce l'hai fatta. Ti saremo per sempre grate, non ci dimenticheremo mai di te - il sorriso di Crystal si sgretolò lentamente, così come il resto del volto e del corpo. Lizzie le afferrò le mani, che però si trasformarono in cenere poco dopo e volarono via col vento.

- Sono io a esserti grata, Crystal Smith - sussurrò Elizabeth, imprimendo quegli scuri occhi marroni nella sua mente, indelebili.

- Era di lei che parlava mio padre, della Moyasamu. Non era cattiva, era solo prigioniera di sé stessa. Quelli erano i volti di tutte le sue eredi - una voce stranamente familiare risuonò dietro di loro - Sapevo che ce l'avresti fatta, Lizzie.

- ANNIE! - urlarono in coro Lizzie e Noah correndole incontro e stringendola tra le braccia.

- Ehi fate piano! Non vorrete che cada di nuovo da quel dirupo! - rise Annabeth - E tu, vacci piano, ora che la Moyasamu non esiste più possiamo tornare ad odiarci come ai bei vecchi tempi - Annabeth spinse via Lizzie ridacchiando.

- Non posso credere che tu sia viva! Ma come hai fatto? - chiese lei.

- Mio padre. È stato lui a salvarti la sera in cui ti sei risvegliata in mezzo all'oceano. Mi ha sempre detto che lo spirito di un marinaio vive nel mare prima e dopo la morte e ora capisco cosa intendesse - sorrise la rossa.

- Penso che mi trovassi in mare per via della mia passione per il nuoto - spiegò Lizzie - Quando sono tornata in vita, il mio istinto mi ha guidata verso ciò che più amavo. Nuotare mi ha sempre fatto sentire... viva. Ma ora non è più il nuoto ciò che amo di più - sorrise - Sono davvero fortunata ad avere degli amici come voi. Vi voglio bene ragazzi.

I tre si strinsero in un abbraccio, al quale si aggiunse anche Emma, mentre Rick restò lì accanto a braccia incrociate.

- Su, smettila, non fare il duro! Anche tu hai bisogno di un abbraccio, o vorresti dirmi che il sacrificio di Crystal non ti ha fatto né caldo né freddo? Sappiamo che in fondo dietro quello sguardo di pietra si nasconde un tenerone!- disse Emma, porgendo una mano al ragazzo.

Lui sbuffò riluttante, ma poi i suoi occhi diventarono lucidi.

- Diamine, non vi sopporto - disse cercando di risultare freddo, ma la sua voce si spezzò sull'ultima sillaba e Rick fu costretto a unirsi all'abbraccio.

Lizzie prese in mano la sua collana e, quando la girò, avrebbe voluto che quel riflesso restasse impresso lì per il resto della loro vita.











È questa la storia di colei che mi ha salvata, della ragazza che è riuscita a lavare, con una sola, piccola lacrima, un cuore avvolto interamente dall'odio e dalla sete di vendetta, e nulla riuscirà mai a ripagare tutte le vite sacrificate, se non quell'abbraccio, quel simbolo ineguagliabile dell'amore più puro. Grazie, Elizabeth Anderson.

- Moyasamu

Moyasamu 2La tua prossima ossessione. Scoprilo ora