CAPITOLO DICIANNOVE

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Helen Fletcher non credeva ai suoi occhi.

La Gillman era tornata da qualche giorno. Si diceva fra i corridoi che era andata a un funerale. Non ne sapeva i dettagli o se per certo fosse tornata in Maine ma la cosa che le diede più fastidio fu vedere lei e Harold mano nella mano.

Che ribollisse di gelosia era un eufemismo. Era un Boeing 474-8 in fiamme che sprofondava nell'oceano Atlantico. Un'immagine un po' drammatica ma Helen era una dramma queen. Un sentimento che la consumava. Anzi no, la stava letteralmente divorando.

Aveva passato l'ora di matematica a fissare Harold, mentre era intento a risolvere un'equazione. Perché lei? La bellezza non mi manca, nemmeno i soldi.

Che il destino fosse crudele era un dato di fatto. Però, si disse, faceva un fottutissimo male.

Sentì George farle una battutina malevola contro Lola e l'ultima mezz'ora la passò felice, quasi tranquilla. Come se un pezzo del suo mondo fosse tornato in ordine.

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Harold aveva avuto la sensazione di essere osservato. Sospirò e voltandosi leggermente notò Helen. Si rigirò alzando gli occhi al cielo. Stava elaborando qualche trucchetto per umiliarlo?

La professoressa richiamò George Brechtel che stava disturbando la classe e lo interrogò seduta stante.

L'intera classe si voltò verso il rosso e la bionda. Harold notò con una punta di piacere che il ragazzo stesse diventando paonazzo.

Il suo sguardo tornò su Helen e lei lo osservava con una cattiveria che non era propriamente la sua.

Forse capì o forse era troppo stupido per capirlo.

Un brivido di disgusto gli attraversò la schiena. Meglio stolti che mal accompagnati.

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Si avviò verso il club di dibattito, un'aula un po' angusta vicino alla palestra. Harold stava preparando il discorso, assorto fra le varie annotazioni sparse per il banco.

«Che ci fai qui?» chiese lui perplesso, voltandosi lentamente.
Helen arrossì e rimase senza parole. Harold finalmente capì e la cosa gli fece una pena enorme. Helen Fletcher era innamorata di lui. Non glielo fece pesare, questo è certo, ma notò con un certo imbarazzo che si stava comportando da sedicenne e non come la donna vissuta che soleva recitare. Se fosse arrivata prima, se si fosse esposta magari ci avrebbe potuto pensare. Adesso c'era Lola e cambiava tutto.
«Passavo» la luce dalle finestre accarezzava le sue guance. Helen era oggettivamente una bella ragazza, e peccato avesse un carattere meschino ed egoista, il che rovinava il quadro.

Harold non si mosse di un centimetro e fissando il discorso che doveva studiare disse, gentilmente: «È meglio che tu vada, Helen ... o George si chiederà dove sei.»

«Va bene» Helen sospirò, rassegnata all'idea che Harold non gli sarebbe appartenuto. Doveva dirgli qualcosa: «Se con la Gillman non dovesse andare, fammi uno squillo»

Harold sorrise divertito: «Helen?»

«Sì?» chiese a tratti speranzosa.

«Lascia stare Lola. Sono certo che tu, George e Kim le avete fatto lo scherzo della schiuma da barba dentro l'armadietto ieri. George purtroppo lo fa per te.» rispose amaramente il ragazzo, spostando il ciuffo castano che gli ricadeva sugli occhi.

«Cosa stai insinuando?» domandò la bionda, alzandosi di scatto.

«Non sta a me scoprirlo, Helen» Harold continuò poi a sottolineare alcune frasi.

Helen se ne andò, leggermente infuriata.

Il tempo gli avrebbe dato ragione. Perché Harold aveva sempre ragione.

𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖La tua prossima ossessione. Scoprilo ora