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Qualche settimana dopo, con il romanzo ormai quasi ultimato, mi ritrovo nuovamente nell'ufficio di Red Rodney. Questa volta l'ansia è diversa, più simile a un'eccitazione trattenuta. Ho dato tutto quello che avevo, ogni parola, ogni respiro, ogni ricordo. Ora non è più nelle mie mani.
Red sfoglia le ultime pagine, gli occhi che si muovono rapidi da una riga all'altra. Gli editor hanno già cominciato a lavorarci, segnando qua e là qualche appunto, ma il grosso è fatto. Quando chiude il plico, mi fissa con un sorriso soddisfatto. "Chris, hai fatto un lavoro straordinario. E non penso sia tutto merito della coach".
"Davvero lo pensi?".
"è così, che tu ci creda o meno. Il tuo lavoro è sincero, intenso, e soprattutto... è vivo. Non è solo una storia d'amore. È una storia di rinascita. Questo libro sarà importante, per te e per chi lo leggerà".
Non rispondo subito. C'è una parte di me che ancora fatica a credere di essere arrivato fin qui.
"Gli editor stanno ultimando le correzioni" continua Red, "ma posso dirti ufficialmente che avviamo la stampa la prossima settimana. Ce l'hai fatta, Chris. Dovresti uscire a festeggiare".
Mentre stringo la mano di Red, realizzo che il mio percorso con Monica è praticamente finito. Le ho già inviato l'ultima versione del manoscritto. Non ci saranno più sessioni, né appuntamenti nel giardino di casa. È stato un rapporto professionale, ma qualcosa dentro di me è cambiato grazie a lei. L'ho salutata con un messaggio breve, lei mi ha risposto con un semplice: «Sono fiera di te.» E forse, per ora, è abbastanza.
La sera, mentre racconto tutto a Ian davanti a una birra, lui mi guarda scuotendo la testa. "Non puoi restare in casa da solo per il resto della tua vita. Lo capisci, vero?".
"Non è facile, Ian. Non dopo Clara".
"Non ti sto dicendo di dimenticarla. Ti sto dicendo di vivere. Di cominciare, finalmente. Jasmine non vuole vederti così. E nemmeno io".
Le parole di Ian mi restano addosso anche quando torno a casa. Trovo Jasmine in soggiorno, immersa nei suoi compiti. "Papà?" alza lo sguardo. "Tutto bene?".
"Sì, sono passato dalla casa editrice. Avvieranno la stampa la prossima settimana".
"Wow!" si illumina, sincera. "Sono fiera di te".
La stessa frase di Monica. Stavolta, detta da mia figlia, mi arriva dritta al cuore.
"Sai, Jaz, Ian dice che sono troppo giovane per restare da solo".
Lei socchiude gli occhi, soppesando la frase. "Ian ha ragione, e te l'ho detto anch'io l'altra sera".
"Che ne penseresti se...?"
"Che anche se non l'avessi capito da solo... forse era ora che qualcuno te lo dicesse".
Scoppiamo a ridere entrambi. Poi mi avvicino, serio.