Questa è una di quelle sere in cui guardo il mio appuntino come se fosse un gelato alla stracciatella.
Voglio sentire il suono della mia pelle che viene aperta da quel metallo, voglio vedere le mie braccia riempirsi di quel rosso acceso e sentire l'odore del sangue, vederlo mischiarsi con l'acqua fredda. Voglio sentire quanto male posso sopportare, fin dove posso arrivare.
Ho bisogno di quella lama, ho bisogno di far uscire le urla che ho dentro senza farmi sentire. Ho bisogno di sentire male fisico, perché è migliore di quello psicologico.
Nella mia testa rimbombano le urla di mie madre e negli occhi si riflette la sua rabbia e il suo odio nei miei confronti.
Ho sbagliato tutto, sono sbagliata io.
Sono un disastro completo, un errore madornale, un fallimento.
Non dovevo nascere, doveva uccidere anche me e tenersi solo i suoi due figli preferiti. Anzi, doveva uccidere solo me. Non voglio essere qui, non voglio vivere questa vita.
Tutto questo mi dà la nausea, non lo sopporto più.
Sento la testa che mi scoppia, sto diventanto rossa a chiazze e i miei occhi sono sempre più stanchi e gonfi. Non voglio più sentire tutto questo, non voglio più provare tutto questo. Non voglio, non voglio più questo dolore che non fa altro che corrodermi dentro e uccidermi piano piano.
Vorrei, per una volta, essere adolescente.
Vorrei poter uscire e tornare la mattina dopo, passare la notte sulla spiaggia con gli amici. Vorrei poter dormire fino a tardi in estate, andare a giro, bere fino a non sapere più chi sono, andare alle feste, a ballare, senza vergognarmi di come sono né preoccuparmi di come mi vedono gli altri. So che non servono a niente queste cose, che sono cose futili e che non mi serviranno nella vita. Probabile, quasi certo. Penso solo che mi servirebbero per sentirmi viva, per non essere sempre la sfigata di turno che quando gli altri escono lei rientra a casa perché "è troppo tardi" (undici e mezzo/mezzanotte). Vorrei poter parlare con chiunque senza avere il terrore di affezionarmi.
Voglio sentire che sono viva.
Non lo sono.
Sono un morto che cammina.
Sono vuota.
Mi odio.
Faccio schifo.
Voglio andarmene.
Voglio andare via da qui.
Voglio andare via per sempre.
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Non merito neanche un titolo.
RandomSfogo dell'una di notte di una ragazzina troppo sensibile per sopportare tutto il male che la circonda.
