"Che fai stasera?"-mi chiese Genn,mentre attendevamo il pullman.
"Niente,come al solito. E tu?"-risposi,giocherellando con la cerniera della mia felpa.
"Idem."-disse.
Spostó lo sguardo su di me,per poi annunciarmi che il pullman stava arrivando.
Ci sedemmo uno di fronte all'altro.
"Mh,che ne dici se stasera..uscissimo?Dovró parlarti di una cosa."-mi domandó lui,guardando dal finestrino.
Si vedeva che era imbarazzato,soprattutto dalle sue guancette rosse.
Sorrisi al fatto che quello sarebbe stato il nostro primo appuntamento.
Eh giá,il primo.
Nonostante i sette mesi di fidanzamento,non eravamo mai usciti insieme,da soli.
Forse per timidezza,o forse per qualcosa di cui non avevo idea.
"Sí,dove andiamo?"-affermai,sotto voce.
"Sorpresa!"-rispose lui.
Ecco.
Avrei avuto convivere con l'ansia per quattro ore.
Il pullman arrivó a destinazione,noi scendemmo e ci salutammo con un semplice abbraccio.
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Erano le 6:18 PM,Genn stava arrivando con la sua Mercedes.
Di cosa avrebbe dovuto parlarmi?
Mi ero preparata due ore prima.
Mi misi un vestito nero,stretto in vita con la gonna larga,lunga fino al ginocchio,con dei tacchi semplici,anch'essi neri.
Per contornare il look,scelsi una pochette brillantinata argento,dove ci misi solo telefono,soldi e chiavi di casa.
Ero praticamente sicura che avremmo litigato sul fatto del pagare il cibo,e su questo mi ero preparata alcune frasi convincenti.
Suonarono al campanello.
"Chi é?"-chiese mio fratello dal piano di sopra,urlando.
"Genn. Senti,non torno prima delle 9,avvisa la mamma!"-strillai anch'io.
Non ebbi alcuna risposta,cosí aprii la porta.
Genn indossava un maglioncino nero,con una giacca di pelle,e degli skinny neri.
Aveva una mano dietro la schiena,il ché mi fece molto pensare.
"Ehi."-esclamó semplicemente,con un sorriso sul volto.
"Ehi."-lo salutai.
Mi spostai leggermente,cercando di vedere cosa nascondesse.
"È..per te."-disse,tirando fuori una rosa,per poi porgermela.
"Oh grazie ma non dovevi.."-risposi impacciata.
Sentivo le mie guance andare a fuoco.
Presi il fiore e lo annusai,mentre lui mi guardava.
Aveva un filo di preoccupazione nel viso,non so per cosa.
Si vedeva che i sorrisi che mi aveva rivolto erano un po'..finti.
"Tutto ok? Di cosa dovevi parlarmi?"-domandai,chiudendo la porta che era dietro di me.
"Non so..non vorrei rovinarti la serata."-continuó,abbassando lo sguardo.
Ci incamminammo verso la sua auto,percorrendo il vialetto del giardino.
Entrai in macchina.
I sedili di pelle della vettura si strofinavano contro la mia pelle nuda,procurando uno strano rumore.
"Ashley.."-esclamó nervoso,picchiettando le dita sul volante.
"Dimmi,sono preoccupata piú..."-mi interruppe.
"Parto per Dublino. Per sei anni. Non è una vacanza,anzi. Qualcosa di serio."-affermó,abbassando il viso.
Sbam.
Una pugnalata al cuore.
Inutile dire che mi sentivo malissimo,sarebbe dovuto partire.
Avevo giá intuito che fosse per la scuola,ma chiesi conferma.
"Per..per scuola ve..vero?"-domandai,singhiozzando.
"Si,mia madre quando ha visto la mia pagella si é preoccupata,e ha deciso di trasferirmi in una scuola privata di Dublino. Insegna mio zio,e ci sono moltissimi insegnanti famosi. Parto questa domenica."-aggiunse.
Non risposi.
Una lacrima mi rigó il viso,ma la asciugai subito col pollice.
"Devi proprio farlo? Insomma,qui a Toronto ci sono molte scuole private.."-esclamai tra un singhiozzo e l'altro.
"Si,mi sono giá iscritto. Ma ora non piangere,non sono mica morto. Esistono skype,whatsapp,twitter,facebook. Ci sentiremo ogni giorno. E potremo vederci in estate."-rispose,voltandosi verso di me.
Le maniche del suo maglioncino fuoriuscivano da quelle della sua giacca di pelle.
Se la tolse,e la appoggió sul sedile di dietro.
La scollatura eccessiva di quel suo indumento lasciava intravedere la sua clavicola.
Mi guardó ancora,sembrava piangere anche lui.
"Scusa se ti ho rovinato la serata.."-bisbiglió,con gli occhi lucidi.
"Tranquillo."-esclamai,piangendo.
Scesi dall'auto e mi diresso verso la porta di casa mia.
"No Ashley.."-urló,attirando la mia attenzione.
Non mi voltai,mi preoccupai solo di asciugare le lacrime che ormai avevano sciolto il mio trucco.
Aprii la porta di casa,e mentre la chiudevo mi accorsi che Genn era seduto sul marciapiede,con la testa tra le mani.
"Sono un idiota."-si ripeteva.
Non riuscivo ad andarmene.
Tornai da lui.
"Non lo sei."-affermai,sedendomi accanto a lui.
Si voltó verso di me.
Stava piangendo.
Non mi rispose,si preoccupó di eliminare i rimasugli di trucco che avevo sulle guance.
Mi liberai delle sue mani.
Le portó sulla mia nuca.
Sentivo le dita di Genn tra i miei capelli,e intanto stavamo in silenzio.
Ci stavamo guardando negli occhi,come mai prima avevamo fatto.
La strana sensazione nello stomaco si fece sentire,e non erano le solite farfalle,neanche i soliti elefanti.
Ma qualcosa di molto piú forte.
"A che pensi?"-gli domandai,con un leggero imbarazzo.
Sentivo il suo respiro pesante,i nostri nasi si sfiorarono.
La distanza tra noi era quasi scomparsa.
Lo baciai ancora una volta,guardando in quel poco che si intravedeva dei suoi occhi.
Rischiavamo che quello fosse il nostro ultimo bacio.
"A te."
ZAO.
Capitolo triste :(
La storia è quasi terminata *tutti piangono*,ma a breve inizieró il sequel,oppure no,scegliete voi ;)
Stellinate e consigliatemi nei commentii♡
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black. [Genn Butch; #Wattys2016]
Fiksi Penggemarvivevo come tutti, eppure, non ero felice come gli altri. ♡ candidato ai #Wattys2016! original fanfic by cliffordsshvg. copyright © cliffordsshvg. #5 in Genn Butch 13.03.16
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