Ricordi a metà

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Nei giorni successivi si venne a creare una sorta di routine, seppure moooolto inquietante. Ma d'altronde cosa potevo aspettarmi da sei vampiri assetati di sangue? Perlomeno che mi si attaccassero al collo con la smania di bere sempre più sangue, cosa che per l'appunto successe verso l'ora di cena del quarto giorno. Mi stavo giusto dirigendo verso la cucina, per rimediare uno spuntino leggero da sgranocchiare durante le ore di studio. Nonostante fossi molto brava, matematica proprio non riuscivo a digerirla. D'altronde, nessuno mi chiederà i soldi della spesa usando un polinomio. Eppure dovevo imparare a memoria decine di formule. Che gran rottura. Eppure ero portata! Bah, un gran mistero. Comunque, mi stavo recando per l'appunto in cucina, quando da dietro qualcuno mi sussurrò:

"Neee, Bitch-chan, ti va di divertirti un po' con me?"

Mi girai di scatto, sorpresa dall'improvviso arrivo di Raito. Diamine, erano più silenziosi di un gatto e per di più completamente fuori di testa, ognuno a modo suo. Quello che mi faceva più paura restava Kanato-kun: inquietante, davvero troppo inquietante, motivo per il quale preferivo girargli al largo, evitandolo il più possibile. E a dire la verità, come Reiji mi aveva consigliato, cercavo di evitare tutti tranne lui, che ogni giorno mi prelevava piccole quantità di sangue per delle analisi, o così aveva detto lui. Cosa stesse cercando per me rimaneva un mistero.
Comunque, come si sarà potuto capire, non sempre evitare le persone funziona, almeno non quella sera.

"Oh, ciao Raito. Scusa ma dovrai divertirti a fare un solitario, devo studiare per il compito in classe di domani. Ora, se vuoi scusarmi..."
"Eh no, mia cara."

In meno di un secondo mi aveva allacciato i fianchi e attirato a se, con il mio viso che guardava il suo. I miei occhi si scontrarono con i suoi, e poi successe. I suoi denti entrarono facilmente nel mio collo, sentivo il sangue scorrere fuori dal mio corpo che diventava sempre più vuoto e pesante, e lì, in quel momento, una strana sensazione mi avvolse. Non era paura ne piacere come non era gioia... era come quando fai qualcosa dopo tanto tempo, così tanto che te ne eri dimenticato. In un attimo ebbi la certezza di essere già stata morsa almeno una volta, sebbene non ricordassi il quando o il dove. Solo buio, denso e penetrante come quello che mi avvolse piano piano, mentre la linfa vitale spariva dalle mie vene per sempre...
Quando riaprii gli occhi ero in una stanza mai vista (come se ne avessi viste tante in quei giorni), con i muri coperti da una carta da parati di un tenue color crema, le tende e le poltrone rosse e numerosi tavoli e altrettante librerie in legno di mogano, scuro ed elegante. Sui tavoli, tutti rigorosamente in fila, stavano numerose provette con dentro quello che sembrava sangue. Il mio, e quello doveva essere lo studio di Reiji. Insomma, avevo capito che Reiji avesse un laboratorio con alcuni strumenti, ma questo era più attrezzato di quelli della scuola diamine! Quanto aveva speso per quelle attrezzature? Osservai tutta quella roba finché non sentii la porta aprirsi, seguita poi da un chiaro rumore di passi. Reiji raggiunse uno dei tavoli e prese in mano una provetta con il mio sangue. Chissà che voleva farci...
Sul bancone erano ordinatamente disposte due piccole boccette con un contagocce ciascuno avvitato al posto del coperchio. Reiji si avvicinò alle boccette e prese il contagocce della prima.
Versò due gocce nella provetta. Non successe nulla.
Ne versò due dalla seconda. La provetta cominciò a fumare, poi esplose.
Wow. Una reazione un po' troppo violenta. Ma cosa diavolo ci aveva messo in quella provetta?!
Reiji sospirò e si passò una mano sul volto, sembrava esausto.
Lentamente si girò verso di me, e si accorse che ero sveglia. Sembrava sconvolto.

"Reiji, cosa c'è?"

Lui non parlava, mi osservava come si fa di solito con un animale raro. E la cosa non mi piaceva proprio per niente.

"Reiji, cosa hai scoperto? Dimmelo, lo voglio sapere."

Lui sembrava una statua immobile, eterea ed eterna. Poi parlò, con la voce fioca e tremante di rabbia e sgomento.

"Tu... tu sei una di noi. Tu sei una vampira..."
"Ok ok divertente. Dimmi la verità ora."
"L'ho appena fatto. Tu sei una vampira, e già da qualche anno. Se non mi credi controlla sul tuo collo. Non ci sono segni di morsi."

Era vero. Le ferite che Raito aveva aperto col suo morso erano scomparse, la pelle di nuovo intatta.
Era vero. Era tutto vero. E io non lo sapevo. Non lo avevo mai nemmeno sospettato eppure era così.

"Lo sapevi?"
"No. L'unica cosa che sapevo, e non ne ero del tutto certa, era di essere già stata morsa prima di arrivare qui. Ma era una sensazione così vaga che non sapevo nemmeno se fosse vera. Anche se mooolto probabilmente era un ricordo vero e proprio. E ora ne ho la conferma."

Il silenzio calò nella stanza, freddo e denso come il ghiaccio. Come il muro che si stava formando tra noi due.

"Ora cosa succederà Reiji?"

Lui mi fissò per alcuni secondi.

"Beh, essendo una vampira a tutti gli effetti ora sei libera di scegliere."
"Scegliere cosa?"
"Il tuo destino. Se tu sei una vampira non sei più costretta a restare qui, sei libera di andartene quando vuoi e dove vuoi. Oppure se vuoi restare, potrai farlo, e volendo potresti anche sposare uno di noi o un altro vampiro. Non ci sarebbe nemmeno il problema della trasformazione. Ricordati una cosa però: una volta scelto il tuo compagno, non puoi tornare indietro e sarai legata a lui per sempre da un legame di sangue. Tra i vampiri si può donare il sangue ad una sola persona, legandoti così ad essa per tutta la vita."

Ero confusa e disorientata. Era una cosa davvero assurda.

"Devo scegliere ora oppure ho un po' di tempo a disposizione?"
"Certo. Pensaci con tutta calma. Quando avrai deciso cosa fare ti daremo tutto il sostegno necessario. Però... se non ti dispiace prima avrei un paio di domande da farti."

Reiji era troppo premuroso, stava nascondendo qualcosa. E questo non era un buon segno. Se qualcosa lo preoccupata si affannava a cercare informazioni come un pazzo. Specialmente se non se lo aspettava. Meglio collaborare, volevo uscire viva dal suo studio.

"Cosa vuoi sapere?"
"Hai mai avuto incidenti? Sei mai stata aggredita?"

Ecco, lo sapevo. Aveva beccato il mio tasto dolente.

"Incidente in macchina, circa 6 anni fa."
"Hai notato cambiamenti radicali del tuo corpo dopo? Hai ottenuto qualche potere particolare?"

Seconda nota dolente.

"Uno dei miei occhi ha cambiato colore."
"Capisco. Può darsi che tutto questo sia successo per colpa della tua trasformazione. Posso vedere l'occhio?"
"Certo."

Così spostai i miei capelli, nero sipario del mio dolore, e il mio occhio destro vide la luce che si rifletteva nell'iride argentea.
Reiji si avvicinò per esaminarlo con più cura possibile. Mi alzò delicatamente il viso e mi guardò l'occhio destro, cercando chissà cosa.
Dopo alcuni minuti si allontanò, pensieroso.

"Ricordi qualcosa dell'incidente? Una persona particolare o qualcosa di inspiegabile? Voglio sapere chi è quello sconsiderato che trasforma la gente a caso."
"Posso chiederti perché ti da fastidio? In fondo non centro nulla con la vostra famiglia."
"Non mi interessa che ad essere stata trasformata sia tu, ma che tu sia stata trasformata. Se tutti andassimo in giro a trasformare le persone a caso si andrebbe incontro all'estinzione nostra e vostra."
"Tu hai mai trasformato qualcuno?"

I minuti passavano, e Reiji non rispondeva. Così lo feci io per lui.

"Mi dispiace, ma non ricordo quasi niente. Il mio unico ricordo è tantissimo sangue e tantissimo fuoco. Cercherò di ricordare il più possibile, ma non posso prometterti nulla."

Finalmente anche lui parlò, e non per rispondermi. Argomento "trasformazione" sospeso.

"D'accordo. Ora puoi andare, è meglio se riposi."

Mi diressi così nella mia camera, con sguardo funereo e animo a terra. Arrivata a destinazione mi cambiai, indossando la mia amata camicia da notte blu, e mi misi sotto le coperte, sperando che Morfeo mi raggiungesse in fretta.

Obbligo di perfezioneLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora