Cora bussò alla porta della stanza e aspettò parecchi minuti prima che Aran l'aprisse.
«Entrate e non fate rumore, ho mal di testa» mormorò. Era ancora in pigiama e con i capelli scombinati.
Come sempre, Cora rimase abbagliato dalla quantità di vestiti che ospitava l'armadio aperto. Sopra le mensole erano ordinati oggetti e strumentazioni provenienti direttamente dalla capitale. Sulla scrivania, accanto ai libri di scuola, c'era la riproduzione di una vaasp autografata da Rumat Sandàl, un vecchio campione del Gran Premio di Edel. L'oggetto più prestigioso, però, era la spada hozmana riportata dal signor Allet al termine di un viaggio nella città Imperiale di Aletar.
Fez le si avvicinò e l'afferrò: la Seorite incastonata sull'elsa era svuotata dal suo fluido e la superficie porosa graffiava la pelle. Il filo della lama, ormai usurato, la rendeva un'arma inutile. Ma agli occhi di Cora era qualcosa di unico: l'arma simbolo dell'unica nazione del continente che si opponeva alla forza kharzaniana.
«Fez, maledizione! Stai fermo e non toccarla!» tuonò Aran. «Ti ho detto mille volte che se la rompi ti appendo a testa in giù dalla torre dell'orologio.» Gliela strappò dalle mani e la rimise con cura al suo posto.
«Ma che modi!» sbottò lui, facendosi da parte.
Aran gli rispose con un'occhiataccia e subito dopo si rivolse a Cora. «Devo confessarti che mi hai fatto prendere un colpo, ma quando ho avuto la certezza che ti saresti ripreso, ho portato avanti lo scambio.»
Cora annuì. «Hai fatto la cosa giusta.» Giocherellava distrattamente con il sestante in ottone appeso al muro.
Aran prese da sotto il letto un sacco di stoffa dalle rozze cuciture, legato con una corda sfilacciata. Lo aprì tirandone un lembo e lo svuotò sulla coperta: una vera e propria cascata di monete d'oro riempì le lenzuola.
«Ma-Mamma mia!» ciancicò Fez con le mani tra i capelli.
Cora trattenne il respiro, non aveva mai visto in tutta la sua vita una somma del genere. Indietreggiò quasi a sbattere contro la scrivania.
Aran si sedette accanto al piccolo tesoro scintillante, incrociò le gambe e giunse le mani in atteggiamento pacato. «Dato che Cora si è già ripreso, partiremo domani. Stasera andrò a parlare con i mercanti che stanno organizzando la carovana. Impiegheremo tre, quattro giorni al massimo per arrivare a Clodia. Il contatto attenderà il nostro arrivo direttamente in stazione.» Sospirò soddisfatto. «La storia è semplice: prendiamo i biglietti per la gara, paghiamo il dovuto e infine saliamo sul treno per Edel.» Aran schioccò le dita davanti al volto ancora inebetito di Fez.
«È sicuro trasportare tutto quest'oro?» domandò Cora perplesso. Fez intanto prese a tastare le monete una per una.
«L'Ordine dei Cavalieri di Lamia è a protezione della carovana. Per il resto, chi potrebbe mai pensare che abbiamo tutte queste monete?» spiegò Aran. «Ricordate bene, domani mattina all'alba, alla porta ovest. Non fate tardi» disse asciutto. «Adesso però toglietevi dai piedi, che ho ancora molte cose da sistemare.» Infine, guardò entrambi.
«Come la mettiamo con Elidana? Ti rendi conto che potrebbe dirlo a qualcuno da un momento all'altro?» fece Cora.
«Sono convinto che saprà tenere la bocca chiusa. Non è una stupida e nemmeno una traditrice. Le ho promesso che al nostro ritorno parlerò con mio padre riguardo al Grande Jalme» rispose Aran. Poi gli fece nuovamente cenno di uscire.
Cora e Fez varcarono la soglia della casa felici e soddisfatti.
«Ancora non ci credo,» sussurrò Fez mentre superavano la gabbia del custode, «vedremo una vera gara di vaasp!»
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Crystallum Sogni Perduti
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