Nel cervello di Magnus...
Mi sveglio di soprassalto incastrato tra cuscini e coperte.
Sono nel salotto del mio loft, ci sono glitter ovunque e bottiglie di alcol sono sparse per la stanza.
Mi tiro su a fatica e vedo tantissime altre persone sdraiate sul pavimento, sul divano e persino sul davanzale della finestra.
Non conosco queste persone, come a tutte le mie feste d'altronde.
Inizio a camminare trascinando i piedi come pesi morti e mi dirigo verso il bagno cercando di non calpestare gli ospiti.
Mi sciacquo la faccia e appena tiro su la testa inizio a scrutare il mio viso nello specchio...
Sono messo piuttosto male: ho diversi lividi sul viso e le occhiaie si estendono sotto i miei occhi.
Accendo l'acqua della doccia e faccio per sfilarmi la camicia malridotta che ho indosso.
Sono piuttosto sicuro che questa non sia mia, è colorata di un nero sbiadito ed è coperta di buchi.
L'odore che emana lo conosco, già come scordarmelo....
La camicia è di Alec, del mio Alec.
Slaccio i bottoni e, con mia grande sorpresa, mi ritrovo un lungo taglio sulla parte destra del mio petto.
Ma cosa mi sta succedendo?
Non ricordo più nulla...
Spengo l'acqua che ora mai scorreva a vuoto ed esco dal bagno deciso a trovare Alec.
Giro per casa squadrando ogni persona, ma nessuno mi è familiare.
Apro la porta della mia camera da letto e, finalmente, lo trovo.
È sdraiato sul pavimento, con una bottiglia di Tequila vicino alla testa e un libro schiacciato contro il suo petto nudo.
Mi inginocchio di fianco a lui spostandogli una ciocca di capelli corvini dal viso.
Improvvisamente mi afferra i polsi mi spinge e mi sbatte per terra tenendomi fermo con il peso del suo corpo
Ha sempre avuto questi riflessi?
-oh... Scusami tanto... Io non volevo farti male, mi hai spaventato- dice senza spostarsi di un centimetro.
-non ti devi scusare fiorellino-
Faccio per tirarlo a me e baciarlo, quando lui si alza di scatto allontanandosi..
-senti... So che la tua reputazione ti precede, ma ci siamo conosciuti solo ieri sera...io non sono sicuro che sia una buona idea...-
-come scusa?-
-beh ecco... Mia sorella mi ha trascinato in questo posto, ma io ti conosco solo perché sei il sommo stregone di Brooklin e.... Non....-
-il sommo che?-
Alec sembra spazientito. Si infila le mani in tasca e abbassa lo sguardo.
-se ti ho offeso mi dispiace, ma davvero io.. Non ti conosco-
Solo ora,che lo osservo meglio, noto dei tatuaggi neri sui polsi e tante piccole cicatrici sparse qua e là sul suo addome.
-da quando hai quelle cicatrici?-
-è l'effetto delle rune... Tutti gli Shadowhunters le hanno...-
-tutti i cosa?-
-senti mi piacerebbe stare qui a farmi pigliare per il culo da te, ma... Devo andare-
Ma che cavolo sta succedendo?
Perché non sa chi sono?
Cosa sono gli Shadowhunters?
E sopratutto, esistono gli stregoni?
-aspetta- dico afferrando il polso di Alec -tu davvero non mi riconosci?-
-senti so chi sei, ma questa è la prima volta che parliamo e non so davvero questa tua fissazione da dove nasca-
Delle urla interrompono la nostra conversazione e poi un forte ruggito disumano si fa largo nell'aria.
-accidenti-
Alec inizia a correre verso il mio salotto e io lo seguo a ruota.
Un enorme mostro nero e viscido, con tantissimi tentacoli che gli spuntano dai fianchi, sta attaccando tutte le persone presenti nel loft...
Mi guardo in giro, ma noto che non c'è più molto da attaccare.
Sono quasi tutti morti: sgozzati, con arti mancanti, bruciati....
È uno spettacolo terribile quello che ho davanti e io, che sopporto a malapena la vista del sangue, sono costretto a vedere questo orrore.
-Izzy!- sta gridando Alec -va via di lì!!!-
La ragazza tiene in mano una frusta scintillante con cui attacca il mostro staccandogli i tentacoli che, con mia grande sorpresa, continuano a rispuntare.
Alec corre verso la sorella stringendo in mano una specie di spada che emana una stana luce.
Sale sul divano e,con uno slancio, salta infilzando il petto del mostro con la spada che, con un urlo, inizia ad accartocciarsi facendo volare violentemente i tentacoli per il mio loft.
Sento qualcosa colpirmi alla schiena, talmente forte da spezzare le ossa, e vengo scaraventato lontano.
Un dolore acuto mi prende dalla testa e corre giù per la spina dorsale come un brivido.
Buio.
In ospedale...
Sono stato seduto su questo sgabello così a lungo da aver perso il conto delle ore.
La mano di Magnus è fredda, come questa notte d'altronde, e i lividi spiccano sulla pelle pallida del volto.
Lui si sveglierà...
So che lo farà...
Il suono della macchinetta che registra il battito cardiaco del mio ragazzo è diventato quasi normale, come fosse un suono presente tutti i giorni.
Lo ascolto, con ancora la testa appoggiata alla spalla di Magnus, e cerco di concentrarmi sopratutto su quello.
1 bip
2 bip
3 bip
4 b..
Oddio
-Magnus! Magnus no!- dico alzandomi e posando l'orecchio sul suo petto.
Il suono è diventato continuo, un solo lungo "bip".
Inizio ad urlare, ma la mia voce la sento lontana, come fosse solo un sottofondo.
Arrivano di corsa degli infermieri che iniziano a dargli scariche elettriche e a fare tantissime cose che non riesco a percepire a causa della patina di lacrime che mi copre gli occhi.
Sento un delle mani posarsi sulle mie spalle e spingermi verso l'uscita della stanza e, nonostante cerchi di liberarmi, le mani rimangono ferme e ferree sulle mie spalle continuando a spingermi.
~
Rientro nella stanza dopo circa 30 minuti.
I dottori non sanno cosa sia successo, dicono che è come se il cuore si sia fermato per aver preso una botta troppo forte per essere retta da un essere umano, ma, ovviamente, non se lo sanno spiegare...
Mi risistemo sullo scomodo sgabello e, cingendo con un braccio il petto di Magnus, mi riappoggio a lui come se, nonostante il coma, fosse l'unico a potermi sorreggere e consolare.
Sento la porta aprirsi, ma non apro gli occhi e non mi preoccupo neanche di spostarmi.
-Alexander-
Ma cosa?
-Mamma?- dico alzando lo sguardo -papà? Che ci fate qui?-
-beh... Abbiamo saputo del tuo amico e...-
-è il mio ragazzo- rispondo seccamente a mia madre.
-ah- lo sguardo dei mie genitori sembra stupito, ma nonostante tutto l'espressione rimane dolce e comprensiva.
-cosa ci fa lei qui?!- chiedo alzandomi velocemente dallo sgabello appena vedo entrare Emma.
Giro attorno al letto e mi metto tra lei e Magnus.
-Alexander, non essere scortese... Lei è venuta a vedere come sta Il tuo amico-
-ragazzo- correggo di nuovo mio padre -è stata lei a ridurlo così!-
-Sta delirando- dice Emma con un sorriso accennato..
Vedo mia mamma girarsi a guardarla incredula...
Forse una mi crede...
-Vattene Emma! Non ti voglio vedere o giuro sull'angelo che ti ammazzo!-
-Alexander!!- esclama mio padre.
-non mi credete? Bene, allora crederete a questo...-
Tiro fuori dalla tasca il bigliettino giallo stracciato.
-ecco guardate...- dico cercando di rimetterlo insieme.
Dopo una veloce lettura i miei genitori alzano lo sguardo increduli.
-ma non capite? Cercano di incastrarmi!- dice Emma sulla difensiva.
-perché dovrebbero volerti incastrare?-
-beh perché sono figlia di due membri importanti della CIA-
-Alexander penso che....-
-ora non ho voglia di parlarne... Andatevene, voglio restare da solo con lui-
Detto questo i miei genitori girano i tacchi e escono dalla stanza trascinandosi dietro Emma.
-io ce la farò... Gli dimostrerò che è stata lei-
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Malec || Stay
FanfictionTRATTO DALLA STORIA: "Mia madre diceva sempre che, nei momenti più bui, certe persone brillano.... Ma non è così... La verità è che è la speranza a brillare... E tu eri la mia speranza!"
