Si avvicinò pian piano al letto dove lei dormiva, canticchiando "Tanti auguri a te! Tanti auguri a te!..." Le si stese sopra delicatamente e la baciò. La ragazza iniziò a farfugliare qualcosa ancora mezza addormentata.
"Mhm cosa...sonno...lascia..mhm...presto..."
La baciò di nuovo e allora aprì finalmente gli occhi.
"Buongiorno madame!"
"Anche a te" disse sbadigliando"ma che ore sono? Non è presto?" La voce era ancora impastata dal sonno.
"È tardissimo, hai già perso 7 ore del tuo compleanno! Non vorrai mica dormire fino a mezzogiorno!?"
"Lo sai che a volte ti odio proprio tanto!"
Lui sorrise e la baciò di nuovo " Lo so! Ma è anche vero che senza di me saresti persa! Se non ci fossi io, chi ti preparerebbe la tua colazione preferita?! Muffin con gocce di cioccolato e caffè latte."
"Ma sentilo...ora però mi hai convinta!"
La tavola in cucina era tutta pronta e imbandita.
Al centro si trovava una piccola ruota panoramica carica di muffin e due belle tazze di caffè latte.
Fuori il cielo era sereno e si prospettava una bella giornata, perfetta per uscire all'aria aperta.
"Accipicchia! Ti sei davvero impegnato, considerando che l'unico piatto che sai cucinare è una frittata!"
"Non offendere la mia fantastica frittata! È invidiata da molti chef, sappilo!"
La ragazza scoppiò a ridere e non poté fare a meno di pensare che aveva proprio ragione. Senza di lui come avrebbe fatto?! Lo amava troppo.
"Oggi non dovrai preoccuparti di nulla, ho già programmato tutto io. Spero che sarà un giorno indimenticabile."
Io suoi occhi erano pieni di dolcezza e lei lo guardò allo stesso modo.
"Ogni giorno è speciale con te!"
Il mattino dopo mi sveglio alle 5:45, sono stanchissima. Il fuso orario, il viaggio e tutto il resto si fanno sentire.
Inoltre questa notte, come tutte le altre del resto, è tornato. Ogni volta che chiudo gli occhi torna a farmi visita, ormai è diventato un appuntamento fisso. Non so se un giorno smetterà, non so neanche se io lo voglio.
Il letto di Marta è vuoto, sarà già sveglia.
Scendo per far colazione e trovo la cucina piena di gente. Tutti dipendenti dei Clarck. Marta è tra loro. Appena mi vede salta su dalla sedia e mi presenta agli altri. Non sembrano molto stupiti di vedermi e neanche eccessivamente incuriositi. Immagino che ormai si siano abituati al via vai di nuovi e vecchi dipendenti. Io sono solo l'ultima arrivata.
Finite le presentazioni, dopo le quali non sono in grado di ricordar alcun nome, torno con Marta in camera.
Dopo essermi lavata e sciacquata il viso con l'acqua fredda per svegliarmi per bene esco dal bagno.
Marta è già pronta. È strabiliante come quella ragazza così vivace e chiacchierona sia veloce a prepararsi. Io sono sempre lenta in questo, soprattutto al mattino.
Non l'avevo subito notato ma ora che la osservo meglio mi rendo conto che è davvero carina. Avrà all'incirca una ventina d'anni e il suo corpo snello e formoso la fa assomigliare a una modella.
È una di quelle ragazze che stanno bene con qualunque vestito indossino, compreso quel triste abito da cameriera. Assomiglia molto a quelle divise nere con il grembiulino bianco che indossano le serve nei film. Spero proprio che non debba metterne uno anch'io, sarebbe abbastanza umiliante. Purtroppo Marta distrugge le mie speranze.
Apre l'armadio e tira fuori un'altra divisa identica.
"Ecco, questa è la tua. Susan l'ha portata stamattina presto, molto presto. Diciamo che quando è arrivata dormivo ancora beatamente ed ero nel mondo dei più dolci sogni!"
Mentre pronuncia queste ultime parole storce un po' il naso. È davvero buffa quando fa così, non riesco a trattenermi dal ridere e alla fine anche lei, sebbene visibilmente confusa dalla mia ilarità, si unisce a me.
Sembriamo davvero due vecchie amiche che ridono insieme come se si conoscessero da molto tempo.
Stranamente sono puntuale. Mi trovo nel punto accordato ieri con Susan esattamente alle 7 in punto, come aveva detto lei.
Ora che non piove posso osservare meglio il giardino, è davvero stupendo. Il prato è di un verde acceso e cosparso qua e là da fiori bellissimi . Ci sono aiuole di tulipani, garofani, viole e tanti altri fiori di cui la maggior parte non ne conosco il nome. Non ho mai avuto il pollice verde, benché mi piaccia molto la natura. In casa ho provato diverse volte a coltivare qualche piantina ma tutte quante non sono riuscite a superare l'inverno. Alla fine mi sono arresa e ho lasciato il giardinaggio ad Alex che era molto più bravo di me in questo.
Di fianco alla villa, nel lato opposto alla "casa della servitù", si trova un edificio formato da grandi vetrate che permettono di scorgere al suo interno una grande piscina al coperto. M'immagino la fatica degli addetti per pulire quei vetri mentre i proprietari si rilassano beati e tranquilli in acqua. Che ingiustizia...
Dopotutto chi ha mai detto che la vita è giusta. Prima ti offre qualcosa di stupendo, qualcosa che non credevi potesse neanche esistere, poi te lo porta via all'improvviso quando meno te lo aspetti.
"Kate Brook?"
Immersa nei miei pensieri non mi accorgo che una donna mi si è parata di fronte.
"Ehm...si, sono io."
La donna mi scruta dall'alto verso il basso.
"Mi segua" Non ha l'aria di essere una gran chiacchierona.
"Mi scusi, mi è stato detto che avrei dovuto incontrarmi con Susan."
"Si avrebbe dovuto, ma a quanto pare hanno preferito rifilare questo compito a me. Qualche problema? O forse non sono di suo gradimento?"
"No no, nessun problema, si figuri. Era solo per essere sicura..."
"Bene, meglio così." Le cammino poco distante e resto in silenzio, evitando di dire qualsiasi cosa possa essere fuori luogo. È la tipica donna di mezza età, tendente più alla sessantina, acida, fredda e saccente.
Entriamo nella villa tramite la porta sul retro che dà direttamente sulla cucina.
Al centro vi è un gran tavolo e tutt'attorno una cucina ultramoderna superaccessoriata
Ci sono cinque forni, due frigoriferi, quattro lavandini e un piano cottura lungo almeno un metro e mezzo.
Resto a bocca aperta, non avevo mai visto nulla del genere.
"Qui è dove lavorerà come lavapiatti. Dal martedì alla domenica. Dalle 7 alle 21. Se ha qualche domanda non osi rivolgersi a me, ho cose molto più importanti di cui occuparmi."
"Mi scusi, io in realtà ero stata assunta come aiuto in cucina. Sono una cuoca."
"Esatto, lei aiuterà e lavorerà dentro la cucina. Abbiamo già una cuoca e ci serve una lavapiatti. Ora non si lamenti e inizi a lavorare."
Gira sui tacchi e se ne va.
Resto allibita. Non mi sarei mai immaginata di poter essere umiliata così tanto in vita mia.Vorrei piangere dalla frustrazione, come faccio sempre quando mi arrabbio, ma non posso, non devo. Devo resistere, tenere a mente il motivo per sui sono qui e ricordarmi che tra qualche mese o magari settimane avrò già trovato un altro lavoro.
Mi mordo le labbra e mi avvicino a un dei lavandino colmo di pentole.
Dopo qualche ora ho finalmente finito di lavare e asciugare tutte le stoviglie. Erano tantissime, le piu vecchie a giudicare dal cibo incrostato risalivano minimo a una settimana prima. Ho dovuto resistere più volte alla tentazione di andare in bagno a vomitare. Mi sembra di essermi meritata almeno cinque minuti di pausa.
Esco, mi siedo su una panchina e chiudo gli occhi per rilassarmi completamente al canto degli uccellini.
Sento un leggero fruscio tra l'erba e il suono di una leggera tosse, come per schiarire la voce.
Apro gli occhi e mi ritrovo di fronte un ragazzo che devo ammettere non è per niente male.
È abbastanza alto e muscoloso, indossa una camicia e un paio di jeans semplici.
I capelli castano scuro sono scompigliati, il sorriso malizioso mostra una dentatura perfetta e splendente e gli occhi sono... Appena vedo quel verde intenso e così familiare non riesco a evitare che il cuore mi salti in gola e inizi a battere forte. Eccoli di nuovo, più belli che mai.
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Il pezzo mancante
RomanceKate ha una vita perfetta: un buon lavoro, una bella casa e un ragazzo che la ama da morire. Un giorno tutto il suo mondo crolla in una volta quando il suo fidanzato muore improvvisamente lasciandole un vuoto incolmabile. Era pronta a tutto,ma non a...
