CRISTIAN
Avverto ancora quel dolore bruciante alla bocca dello stomaco, sale fino all'esofago, e cerco invano di trovare sollievo sulle sue labbra scarlatte.
Perché ogni fottuto istante di questa vita lo sto consumando come un filtro, che lento si sgretola in cenere, ricordandomi ogni singolo dettaglio, ogni urlo straziante e lacrime corrosive che ho versato.
L'impeto della mia rabbia ceca. Lame che mi trapassavano il cuore senza pietà, segnando anche la mia morte, mentre rinascevo da uomo senza anima, perso sopra il suo corpo longilineo e sinuoso.
<< Cris ti...oh ti pre...go >> ansima smaniosa e fremente, sotto di me, mentre scendo famelico a lambire un pezzo di pelle sul suo collo, che piega di lato per offrirsi maggiormente.
<< Hai qualche richiesta? >> Domando con un certo sarcasmo, soffiando sul suo lobo, e vedo che tenta di allungare una mano per aggrapparsi alla mia maglia, ma prontamente le afferro il polso, riportandolo con un tonfo secco sul materasso. Lo blocco con le mie dita che stringono forte, quasi a marchiarle la pelle diafana, illuminata dal lampione al di fuori, che riversa la sua luce abbagliante attraverso la finestra.
Odio troppo preamboli. Odio l'attesa.
Perché aspettare quando sai già che lo puoi avere? L'attesa è per chi ancora spera. Ma per chi quella parola l'ha riposta insieme a cumuli di merda, è solo un verbo del cazzo.
La sento mugugnare, e sorrido tronfio, nel sapere che ha avvertito anche attraverso il tessuto grezzo del jeans, il mio membro sempre più turgido e pronto. La noto boccheggiare per parlare, ma prontamente riporto le mie labbra sulle sue, mentre lascio scivolare con facilità la lingua che si scontra, incontrando la sua, possessiva, frustrata, arrabbiata, provata.
Lascio scorrere una mano sotto al suo vestito da cagna, perché infondo questo vuole, essere sbattuta e trattata come tale. Disegno dei cerchi sul suo interno coscia con l'indice, fino ad arrivare all'elastico del tanga in pizzo, giocandoci ripetute volte, mentre la sento tremare per avere di più, e come se il suo richiamo m'incitasse, le scosto l'elastico, affondando due dita in modo brutale nella sua fessura che avverto madida.
<< Qui qualcuna è pronta per essere scopata >> le sussurrò rauco, ricevendo un ansimo in tutta risposta, mentre le nocche sbattono tra le sue pareti interne calde.
<< Dio C...Cris >> il mio nome pronunciato da Summer mi irrita, ma lo sento lontano dal mio udito infettato.
Lascio andare la sua mano, che si poggia subito sicura sulla patta dei miei jeans, dandomi sollievo al cazzo che pulsa, mentre l'altra si affretta a sganciarmi il bottone, e tirare giù le barriere, per far uscire il mio membro gonfio.
Puntello un gomito al lato della sua testa sul materasso, alzandomi appena, per afferrare dalla tasca, la bustina argento del preservativo, che apro con i denti.
Mi posiziono in ginocchio tra le sue gambe snelle divaricate, mentre i suoi occhi lucidi di lussuria si soffermano sulla mia erezione.
Si è tutto tuo per stasera!
Spengo i pensieri, li accantono in un posto buio e remoto della mia testa, trovando solo l'esigenza di far sfociare la mia frustrazione, sul mio premio.
Srotolo il preservativo scivoloso, lungo tutta l'asta, sentendo la cappella comprimersi all'interno. Porto i pollici sull'elastico del suo tanga, agganciandolo per lasciarlo scivolare, buttandolo a terra, e le alzo il vestito, aiutandola a sollevarsi per liberarsene, gettando anche quest'ultimo sul pavimento rovere.
Guardo i suoi seni prorompenti, chiamarmi a loro come il canto delle sirene, alla vista di quei capezzoli turgidi e rossi, sovrastandola di nuovo con il mio corpo. Le parole non servono, siamo persi nel piacere completo.
Mi fiondo sul suo capezzolo, mordendolo e leccandolo ripetute volte, mentre la sua schiena s'inarca invitandomi con le gambe che si stringono attorno al mio bacino, di farla completamente mia. Direziono la cappella, strusciandola più volte sulla sua fessura, mentre ansimiamo, prima di sprofondare lentamente, per farle godere tutta la mia lunghezza che accoglie e stringe così bene, da impazzire.
Esco lentamente, per poi sprofondare con una stoccata secca nella sua intimità, sentendo le molle del letto cigolare e i nostri gemiti gutturali elevarsi tra le pareti della camera.
Le sue mani scorrono sulle mie spalle ampie, conficcando quasi le unghia, per farmi capire il piacere sublime che le sto regalando, mentre il mio ritmo avanza, penetrandola sempre più in profondità, tanto da sentire i testicoli sbattere sulla sua carne morbida.
Mi alzo con il busto, per mettermi sulle ginocchia, affondando i polpastrelli su i suoi fianchi, e mi beo della vista delle sue tette oscillare, per le mie spinte sempre più esigenti. Le sue gambe tremano, e sento le pareti della vagina restringersi sempre di più, ed è il segno che sta per venire, ma non così.
In un attimo mi stacco da lei, che sussulta stranita, con il volto contratto dall'eccitazione, ma le rivolgo un sorriso sfacciato e malizioso, girandola con un movimento repentino delle mani su i suoi fianchi, mettendola prona. Le sollevo le natiche sode, raccogliendo i suoi lunghi capelli rossi nella morsa del mio pugno, passando l'indice tra la spaccatura delle sue natiche, mentre mi faccio spazio, e la riempio nuovamente, senza contegno.
Sento i suoi ansimi ovattati, che accolgono le lenzuola stropicciate, dove si afferra per la troppa irruenza, ma non si lamenta. Lei sa che scopo così. Sa che no cerco legami. Sa che dopo che avrò udito il suo orgasmo, dovrà sparire da quella porta, e lasciarmi da solo.
Perché questo sono, un uomo solo.
Voglio finire in fretta, prima che i ricordi riaffiorino come quelle ortensie che le piacevano tanto.
Allungò una mano verso il suo ventre, raggiungendo la sua intimità pulsante, e faccio pressione con il pollice sul suo clitoride, mentre continuo a riempirla.
Sento il bruciore elevarsi potente, la mente fluttuare libera e disintegrarsi per quei cinque fottuti secondi. Il cazzo divenire più duro e rigido, ed i miei gemiti farsi più irregolari come il respiro e il cuore che galoppa senza sosta.
Il suo corpo trema insieme al mio, e lascio che per quell'ultimo secondo, siano solo i nostri ansimi contemporanei, il simbolo di qualcosa condiviso insieme. Perché la parola insieme esiste solo in questo momento, e fuori dal sesso come sfogo, esisto solo io e il mio dolore.
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Scusa se son stronzo
RomantikLa guardo: le sue labbra sono dischiuse in una posa arrendevole, ha le gote arrossate e quegli enormi occhi azzurri mi trapassano da parte a parte; abbagliano, brillano di luce propria ma io intorno a me continuo comunque a vedere tutto nero. La vit...
