chapter twenty one

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Quella stessa sera, tutti gli invitati accorsero a casa Wolfhard.
Tutti, eccetto uno.

Difatti, Jack Grazer non si era ancora fatto vedere. Finn aveva celato il suo misterioso regalo di compleanno dietro lo scaffale della sua camera da letto; convinto che fosse un presagio. Una sorta di avviso, come per esclamare "stasera sarò presente, tienimi un posto caldo."

Ma niente. Egli non aveva fatto alcuna entrata.

Quando il riccioluto si mostrò agli ospiti con il suo smoking nero e pulito, si udì un lieve mormorio generale.

«È bellissimo» aveva ridacchiato Wyatt, beccandosi una gomitata da parte di Jaeden. I due indossavano entrambi un completo elegante, molto simile: ognuno l'aveva scelto per l'altro.

Così - gli aveva spiegato lo stesso Wyatt, poco più tardi - non avrebbero dovuto mentire se il vestito che indossava il secondo non era dei migliori e viceversa.

«Non andare nel panico» gli sussurrò Sophia ad un orecchio, mentre lo agguantava a braccetto. «È solo una festa.»

«Non conosco neanche la metà di tutte queste persone» si giustificò Finn, continuando a guardarsi intorno.
Infine, la rossa trasse un sospiro poco accennato. «Non so se verrà» gli confidò.

«Chi?»
«La persona che cerchi da quando hai sceso quelle scale, stupido.»

Finn si concesse un flebile sorriso. «Soph, siamo in pausa, ora. Te l'ho detto. Lo devo tenere lontano dai miei casini.»

Lei si precipitò a ribattere. «Tenendolo lontano da te, i casini se li sta creando da solo. E se due tempeste si scontrano, dimmi, che ne è di tutto ciò che c'è intorno?»

Lui si rabbuiò. «In questo periodo non sto bene, me ne rendo conto. È come se ci fosse qualcosa di molto strano in me e..»

«Va tutto bene» lo interruppe Sophia, tentando di incoraggiarlo con uno dei suoi sorrisi smaglianti. «Va tutto bene, Finn.»

Una manciata di minuti più tardi, il riccioluto tornò sgomento nella sua stanza. Non ne poteva davvero più di tutte quelle chiacchiere, della musica a palla e perfino dei suoi migliori amici.

Certamente teneva immensamente a loro e li voleva bene, ma tutto ciò di cui aveva realmente bisogno in quel momento era una leggera sosta da quella lunga - forse anche troppo, secondo lui - serata.

Richiuse la porta in legno di tasso dietro di sé e si gettò sul materasso fresco come più volte aveva fatto nei momenti di sconforto, ad eccezione del fatto che durante essi vi era sempre stato Jack accanto a lui; per calmarlo, sorridergli, baciarlo.

La verità era che gli mancava. Jack gli mancava terribilmente e insistentemente, e con lui tutta la felicità che portava. Percepiva più la sua assenza che qualunque altra presenza nei dintorni.

Erano passate solo due settimane dalla loro ennesima discussione, dall'inizio di quella loro pausa e riflessione: sebbene mai, o da tempo, - e se ne accorse precisamente in quell'istante - Finn avesse avuto dubbi sull'amore che provava per Jack.

Le parole di Sophia gli risuonarono in mente come un concetto astratto, distante.
Tenendolo lontano da te, i casini se li sta creando da solo.
Lontano da te.
Lontano.

Si premette il cuscino contro il viso ed ebbe la sensazione che tutto sarebbe stato più facile, se fosse riuscito ad annegarvi dentro. Soffocare, ecco tutto.

Infine, il ticchettio nervoso delle nocche contro il legno lo riscosse dai suoi pensieri.
Piombò in posizione eretta e fece per aprire la porta, quando esitò.

«Disturbo?» bisbigliò Jack, i capelli arruffati più del solito e il cuore un po' meno integro.

Il riccioluto emise un fremito.
È qui. È davvero qui.

«Passavo solo a chiedere se hai ricevuto il mio regalo» continuò lui, provando a mantenere un tono di voce senza alcuna nota di angoscia.

«Sì» borbottò Finn, evidentemente imbarazzato. «Grazie.»

«Ma ti pare» gli fece eco Jack, immergendo le mani pallide nelle tasche del cappotto. «Allora» replicò, scrutando la parete incrostata dietro al ragazzo slanciato «allora ciao.»

«No» tuonò il riccioluto, incapace di controllarsi.

«No?»
«No» ripeté, mentre un rossore si estendeva visibilmente sulle sue gote. «Resta.»

«Dovrei restare?» domandò meravigliato. «Non penso che abbia senso, dopo..»
«Jack» lo interruppe Finn «non me ne frega un cazzo, capito? Resta. Per favore.»

Il ragazzo minuto lo guardò, e il riccioluto capì che fosse l'incontro d'occhi più cruciale della sua vita.

«Va bene, rimango» borbottò dunque Jack, ancora sulla soglia.

«Entra, se vuoi.»

Non appena i due si sistemarono sul bordo del letto, contro ogni scarsa aspettativa da parte di Finn, non cadde il silenzio.

«Non ti piace la festa?» ipotizzò il ragazzo minuto, gli occhi ancora immersi nei suoi.
Il riccioluto scosse la testa. «Credo che i miei abbiano un po' esagerato. È tutto troppo elegante, non trovi?»

«I regalo però ti saranno piaciuti» mormorò lui in tutta risposta, procurandosi un'occhiata nervosa.

«Già. A proposito di questo, io..»

«È okay» sbottò Jack, sollevandosi. «È okay se ti serve una pausa. Se vuoi riflettere. O se semplicemente non ti piaccio più. È okay se vuoi che rimaniamo solo amici, se vuoi dimenticarti di tutto; perfino se sei ancora convinto di non star far facendo la cosa giusta, con me. Con noi.»

Finn si alzò a sua volta, eppure non ebbe la forza di dire una parola. Lo guardò e tacque, forse semplicemente perché non occorreva parlare.

Si avvicinò e posò la mano affusolata sul suo collo, lo toccò; infine prese a disseminare lievi e timidi baci su esso. Mise l'altra sulla sua schiena e, entrando dal bordo della t-shirt sbiadita, cominciò ad accarezzarla, a farla sua. Salì lentamente accompagnato dal ritmo regolare dei gemiti del ragazzo minuto, di ogni sospiro.

Rimase ad osservarlo per un lasso di tempo indeterminato, forse sette, otto secondi; ma sicuramente per più di cento battiti di cuore.

E alla fine, quando Finn lo baciò, riuscì indistintamente a percepire il suo membro sfiorarlo, stuzzicare la sua coscia coperta. Le loro lingue si incontrarono e fu come se mai nulla fosse successo, come se loro fossero sempre gli stessi due amici particolarmente affettuosi, presi di mira da Gaten durante quelle mattinate afose.

«Finn» mugugnò Jack, i palmi ancora sulla sua cascata di capelli riccissimi.

«Sì?»

«Buon compleanno.»


Okay oggi mi sono messa a piangere e ad urlare freneticamente quando ho visto il video di Jack che urla «I love Finn, yeah!» e «Fack is real!» e cose simili.

Poco prima stava parlando dei suoi amici più speciali, e la folla ha urlato tipo «like Finn, Finn!» e lui ha abbassato lo sguardo e ha sorriso e quel sorriso non me lo toglierò mai dalla testa.

So yeah, this made my day.

not a love ➳ fackDove le storie prendono vita. Scoprilo ora