Sassy Queen.👑

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Il giorno dopo come di piano, lo passai prima da mia mamma, poi per Roma. Il tempo rimasto, che non avevo saputo organizzare, lo avevo usato, facendomi dare dei soldi per andare a fare shopping. Per tutto il tempo in cui avevo girato per Roma, insieme ad un mio amico di nome Valerio, che avevo chiamato apposta, avevo cercato Giulio.
Ci fermammo in un bar, a prenderci qualcosa come un gelato. Era quasi metà giugno, e si sentiva già l'afa penetrare nelle ossa, e consumare i caldi corpi, inermi, dinnanzi alla possente tortura. Il mio, fragile e impotente, era quello che soffriva di più, e, ovviamente, non mi ero portato nulla da bere. Sorrisi tristemente guardando il mio portafoglio semi vuoto, pensando a quando, provavo addirittura a conciliare lavoro e scuola. Un tempo, lavoravo tipo come fruttivendolo, cioè in pratica, camminavo con un cartello in mano, dicendo a chiunque passasse che avevamo le banane a mezzo chilo. No, non ‘un euro a mezzo chilo’, ma:
-Hey, ciao, lo sai, vendiamo banane a mezzo chilo?-
Puntualmente mi guardavano male, ma era fico e produttivo. Poi, no, porco il pupazzo, che cazzo mi facevano dire. Quella frase non aveva quasi senso.
Valerio mi scosse dai miei pensieri, scocciato.
«Sai che ti dico bro? Da domani, vengo a farti visita in ospedale. » esordì leccando il gelato.
«Oh, Vale, devi per forza? » non volevo venisse, e vedesse in che condizione era la mia massa corporea sotto quella felpa rossa.
«Oh, non mi vuoi?» si stava offendendo. Già inizialmente voleva venire, ma avevo supplicato mia madre di non dirgli il numero della stanza.
«No, è solo che... Dai vieni quando vuoi.» mi era scappato il numero di stanza in un discorso sulla nostra amica tettona. Velerio mi sorrise e mi abbracciò. Non fu come abbracciare Giulio, affatto, fu come abbracciare un trans: ambiguo.
Vidi da lontano, per quanto potessi, una testa riccioluta, mentre ero ancora abbracciato al ragazzo, mi passò di fronte. Crecai di scutarla, e capire se fosse Giulio, ma in quel momento, speravo che non fosse lui. Ebbi la certezza del contrario, quando si avvicinò e mi salutò spingendo via Vale da me, sedendosi vicino a lui.
«Ciao Giorgio.» Disse sorridente, ignorando totalmente il ragazzo di fianco a lui.
«Oh bello, e levati!» Valerio spinse il più piccolo sistemandosi. Per ripicca, Giulio si venne a sedere vicino a me. A Valerio, frego poco.
«Oh, Giò, cos'è ti sei trovato un nuovo cagnolino?» rise, leccando di nuovo il suo gelato. Gli sorrisi divertito dalla situazione.
«Oh, senti va a fanculo. Dicevo Giorgio, tutto bene?» Provò Giulio facendo gli occhi dolci.
«Moccioso. Giorgio non mi voglio pronunciare fallo andareggiare.» Mi parlò come fossi il suo schiavetto e io risi, si stava arrabbiando contro un ex peluche.
«Andareggiare? Fallito, ma sai parlare?» Oso Giulio inconsapevole della cattiveria da zoccoletta che assumeva Valerio.
«Indietreggiare e andare. Indietreggiare verso fanculo e poi andarci velocemente. Capito bello? Vattene. » sputò acido.
«Se mi accompagni, prego.» si alzò porgendogli il braccio. Valerio accettò e camminarono insieme verso il tramonto come di cazzo di innamorati, lasciandomi lì da solo.
«Oh, ma raga? Cioè dai! Fate schifo!» gli urlai, ma non mi sentirono. Scossi la testa, che zoccoli.

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*Ma, spiegatemi perché la mamma vi è sospetta.*

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