Diciassette

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Era l'alba quando Celia si svegliò in un bagno di sudore

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Era l'alba quando Celia si svegliò in un bagno di sudore. Aprì gli occhi e fissò fuori dalla finestra, il sole non era ancora sorto. Scivolò via dalle braccia di Harry, che erano avvolte intorno alla sua vita, e camminò per la stanza. Aprendo lentamente la porta, così che non cigolasse e non svegliasse Harry, Celia uscì all'esterno e si chiuse la porta dietro.

Inspirò lentamente e osservò i dintorni. Nonostante non l'avrebbe ammesso a nessun altro se non a sè stessa, le piaceva abbastanza svegliarsi avendo delle faccende da fare, piuttosto che lavorare a maglia tutto il giorno. Ritornò dentro per vestirti. Appena iniziò ad allacciarsi il corsetto, sentì il letto cigolare sotto il corpo di Harry. Guardò oltre la spalla, trovandolo poggiato sui gomiti mentre la guardava tra i leggeri raggi del sole che entravano dalla finestra.

"Buongiorno," disse con un piccolo sorriso.

"Buongiorno," mormorò lui.

Appena Celia indossò il suo vestito, un urlo gutturale echeggiò all'esterno, seguito da altri finchè l'intera casa non fu scossa dalle vibrazioni. Lei guardò Harry con occhi spalancati. Lui saltò fuori dal letto, la camicia da notte era l'unica cosa che aveva addosso, e indossò un paio di pantaloni.

"Non muoverti," le comandò mentre si dirigeva alla porta.

Celia corse da Nerissa, che era seduta nel suo piccolo letto. La prese in braccio con forza.

"Cosa sta succedendo?" chiese Ana appena entrò nella camera.

"Non lo so. Tenete," disse lei, porgendo Nerissa a Ana. "Vado a scoprirlo."

"Signora, non penso che sia una buona idea. A Sir Harry non piacerebbe."

"Non mi importa nulla di quello che piacerebbe a Sir Harry."

Celia sfilò la spada di Harry dal fodero che era appesa a un chiodo vicino al muro e aprì la porta. Rimanendo sulla soglia della porta, guardò con orrore dozzine di uomini in groppa a stalloni che correvano in quella che una volta era il loro villaggio tranquillo. La loro pelle era abbronzata, i capelli scuri come piume di corvo e i corpi a malapena coperti.

La spada che Celia manteneva, le scivolò tra le dita e cadde per terra. Harry, in piedi a soli pochi passi davanti a lei, si voltò posando gli occhi su di lei. Alla vista del suo sguardo, lei recuperò i sensi e riprese la spada caduta. Harry camminò verso di lei, posandole una mano sulla spalla e spingendola dentro casa loro, togliendole infine la spada di mano.

"Cosa sta succedendo? Pensavo che i nativi fossero amici..." la sua voce era frenetica, le parole ruzzolarono l'una sulle altre e si mescolarono.

Harry la interruppe con un bacio. Il suo corpo fu stretto al suo. Sapeva cosa significava: addio. Quando allontanarono le labbra, le prese a coppa le guance e posò la fronte sulla sua. "Rimani fuori dalla vista. Vado da John, è probabile che si dirigano lì. Non lasciare la casa finchè non torno da te, sono stato chiaro?" la sua voce era bassa ed esigente, come se stesse parlando a una bmabina. Celia strinse le mascelle agli ordini che le abbaiò, ma sapeva che era per la sua sicurezza. Annuì. "Niente sorprese come quando eravamo sulla Golden Tide, hm?" l'angolo della bocca si incurvò verso l'alto al ricordo.

"Hai la mia parola," disse lei, stringendo le sue mani un'ultima volta, prima che uscisse e scomparisse.

🌸

I minuti passavano molto lentamente. Celia, Ana e Nerissa erano accucciate nell'angolo della stanza da quelle che sembravano ore, ascoltando le urla dei nativi mentre correvano lungo il villaggio senza nessun rispetto per i suoi abitanti. Quando il silenzio finalmente comparve alle loro orecchie, Ana e Celia si scambiarono uno sguardo sbigottito. Celia poi passò Nerissa a Ana e iniziò a gattonare lungo la stanza, finchè non raggiunse la finestra.

"Signora, state attenta," sussurrò Ana.

Celia si sedette lentamente e sbirciò fuori. Era vuoto. Il battito del cuore accellerò appena si alzò in piedi, così che avesse una vista completa sulla zona che la circondava. La sporcizia impregnava l'aria, creando un velo di foschia. Attraverso di esso, poteva vedere il danno che i nativi arrabbiati avevano fatto: finestre rotte, porte buttate a terra, animali della fattoria che vagavano liberamente come se non fossero stati decapitati. A Celia le si mozzò il fiato quando improvvisamente sentii la voce di un uomo parlare in una lingua sconosciuta. Trattenne il fiato e si accovacciò, guardando Ana e facendole segno di fare lo stesso.

Ana scivolò per terra e portò un dito alle labbra, per far capire a Nerissa di non emettere suoni. Celia si stese per terra il più possibile, trattenendo il fiato mentre ascoltava l'uomo. La voce si fece più forte, come i passi, mentre si avvicinava alla casa. Celia stirnse gli occhi, finchè non senti l'urlo di una donna in lontananza. Aprì gli occhi. L'uomo smise di parlare. Poi, ci fu il suono dell'uomo che correva via.

Celia sospirò sollevata, sentendo il peso del nervosismo allentarsi sul suo petto. Ritornò da Ana e prese Nerissa tra le braccia, tenendola in grembo e cullandola finchè non si addormentò.

🌸

Passò un'ora e ancora nessun segno da parte di Harry. Celia pensò al peggio. Uno spesso lenzuolo di silenzio copriva Roanoke e iniziava a soffocare Celia. Era preoccupata che quel silenzio significasse morte, ma sperava semplicemente che tutti quanti erano troppo spaventati da emettere suoni. Si chiese di Marisol ed Edward. Il suo cuore sussultò al pensiero che gli fosse successo qualcosa. Provò a non pensare alle probabilità negative, ma era difficile quando le brutte cose erano una costante nella sua vita.

Celia era persa tra i suoi pensieri quando sentì la porta essere aperta. La sua testa scattò in direzione del rumore. Strinse Nerissa mentre aspetta di vedere chi fosse. La porta fu aperta leggermente, abbastanza da far sbucare una testa. Celia smise di respirare. Poi, ricci scuri e un paio di occhi verdi comparvero davanti a lei, che vagarono per la stanza finchè non trovarono Celia. Lei lasciò andare il fiato che stava trattenendo e rilassò il corpo, lacrime di gioia si formarono nei suoi occhi.

Mettendosi in piedi con Nerissa ancora addormentata tra le sue bracia, camminò verso Harry e si appoggiò al suo petto, singhiozzando mentre le sue braccia si avvolgevano intorno a lei. Rimasero in piedi senza proferire parola, abbracciandosi soltanto e ringraziando silenziosamente Dio che l'altro fosse vivo.

—
Finalmente libera, spensierata!
Sarò molto più attiva, promesso.

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